La Scolca, cent'anni nel Gavi

Intervista a Chiara Soldati, quarta generazione di un'azienda vocata all'internazionalizzazione e alla cultura del vino

22-11-2019
Chiara Soldati, titolare de La Scolca, cantina fon

Chiara Soldati, titolare de La Scolca, cantina fondata nel 1919 da Giorgio Soldati, in strada per Rovereto 170r a Gavi (Alessandria)

Nel 1919 Gian Battista Parodi​ acquistò l’azienda di Gavi con l’obiettivo di condurla al successo e ci riuscì. Furono gli eredi a portare nel mondo questo grande bianco piemontese. Nel 1969 il nipote Giorgio registrò il marchio Gavi dei Gavi e, nel 1974 si batté per il riconoscimento delle denominazione d’origine controllata. Fondò il Consorzio di Tutela assumendo la presidenza e celebrando nel 1998 la Docg. Oggi, al fianco di Giorgio, c’è la figlia Chiara, quarta generazione.

Associata alle Donne del Vino del Piemonte, Chiara ha ereditato dal padre una visione dinamica de La Scolca: i vini sono presenti in 45 paesi al mondo e il sito web è vocato ai social. La cantina, completamente rinnovata, esprime in ogni sua parte i concetti di sostenibilità, tracciabilità e attenzione alle colline. Chiara Soldati, laureata in Legge, si muove con determinazione nel mondo del vino, tra Genova e Gavi. Nipote del noto scrittore Mario, ha fatto sua la celebre citazione contenuta in “Vino al Vino”: «Il vino è importante, ma più importante è l’uomo; l’augurio è che l’intelligenza industriale sia così intelligente da non sopraffare mai il cuore artigianale», un concetto profondo, una verità assoluta. Abbiamo scambiato due chiacchiere con lei.

Come vive il suo cambio generazionale?
Non mi ha mai spaventato, semmai stimolato. Guardo avanti con responsabilità, pensando di essere parte di una squadra, lasciando da parte gli individualismi. Mio figlio, 17enne, si sta formando sulla gestione della cantina: il prossimo anno, quando entrerà in azienda, battezzeremo una bollicina a base Cortese che celebrerà il suo ingresso ufficiale, un po’ come fanno i grandi château francesi. Quando entrai io in azienda, 25 anni fa, mio padre lanciò il metodo classico D’Antan, vino prodotto solo nelle migliori annate e messo in commercio dopo almeno 10 anni di invecchiamento in bottiglia.

C’è un segreto dietro al vostro successo nel mondo?
La coerenza, credo. Nonostante la moda, ora superata, dei vitigni internazionali, noi abbiano continuato a piantare Cortese. I clienti sono i veri ambasciatori del nostro brand, sono rapporti professionali che a volte si trasformano in amicizie importanti, premessa di un grande investimento che facciamo sulla cultura del prodotto. Ci interroghiamo sempre sul posizionamento di pregio dei nostri vini. Sventoliamo la nostra bandiera made in Italy negli Stati Uniti, in Europa, in Russia, nel Far East - e non in Cina, una decisione per cui ci vantiamo molto - ma anche in mercati atipici, tipo Iraq o Giordania, e la cosa ci rende orgogliosi.

In dialetto La Scolca significa “guardare lontano”. Come traduce nella pratica questo concetto, oggi, nell’era digitale?
L’era digitale ha già cambiato il mercato: le nuove generazioni acquistano online. Per 5 anni sono stata docente in un Master in Comunicazione del vino all’Università Cattolica di Piacenza, una grande opportunità per aggiornare la mia formazione sul lato social. Oggi il nostro Gavi si trova sulle migliori tavole fine dining del mondo: il fattore che dopo cent’anni non vacilla mai è quello culturale, premessa di ogni rinnovamento. La Scolca cresce con la stessa passione degli uomini che l’hanno fondata. Quest’anniversario segna un nuovo inizio per il nostro territorio, ricco di vini senza tempo.


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