Il Chianti Classico verso il Grand Cru

Presentata con una degustazione a Identità Milano la Gran Selezione 2016. E il progetto di una attenta zonazione

31-10-2019
Il Presidente del Consorzio Chianti Classico, Gi

Il Presidente del Consorzio Chianti ClassicoGiovanni Manetti

Era il 24 settembre 1716 quando Cosimo III de Medici, Granduca di Toscana, indicava una zona, a cavallo fra le provincie di Firenze e Siena, vocata per la produzione di vino di qualità. Il bando a sua firma segnava l’inizio di una storia lunga ormai oltre 300 anni, scritta con passione, tradizione ed eccellenza, quella del Chianti Classico

Un vino oggi famoso e apprezzato in tutto il mondo, frutto del lavoro di 510 aziende iscritte all’omonimo Consorzio, che esportano in 130 Paesi con un marchio distintivo ben riconoscibile: il “Gallo Nero”. A dieci anni dall’ultima uscita ufficiale milanese il Consorzio Vino Chianti Classico è tornato nel capoluogo lombardo con un evento svolto nella sede di Identità Golose Milano, in via Romagnosi 3, con una masterclass riservata a esperti, stampa e trade. Nel pomeriggio 64 produttori si sono presentati al pubblico nella cornice del Westin Palace Hotel alla presenza di oltre 700 ospiti. 

Fra i due appuntamenti spazio anche per un passaggio istituzionale. Il Presidente del Consorzio Chianti Classico, Giovanni Manetti, ha consegnato a Palazzo Marino al Sindaco di Milano Giuseppe Sala, una bottiglia di Chianti Classico millesimo 1946 della storica collezione di Badia a Coltibuono. Un omaggio per sottolineare l’importanza del rapporto fra il mondo della produzione vitivinicola e le Istituzioni, dopo le bottiglie di Gallo Nero omaggiate al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

La degustazione a Identità Golose Milano

La degustazione a Identità Golose Milano

Il Chianti Classico viene prodotto in 8 Comuni (San Casciano, Greve, Barberino Tavernelle, Poggibonsi, Castellina, Radda, Gaiole e Castelnuovo Berardenga) su un territorio vitato di 7200 ettari, con una resa sempre più limitata, scesa sino ai 40 ettolitri per ettaro contro i 52,5 del disciplinare. “Fare poco per fare meglio” è il motto nel Chianti dove si ricerca autenticità e territorialità elementi che conducono direttamente alla qualità.

Il vitigno su cui poggia l’intera produzione è il Sangiovese, presente nel Gallo Nero per almeno l’80% dell’uvaggio. La tendenza è andare sempre più verso un Classico in purezza o ibridato con soli vitigni autoctoni - tipicamente Malvasia o Colorino - limitando l’utilizzo di uve internazionali. Tre le tipologie prodotte: Chianti Classico, Riserva e Gran Selezione; quest’ultimo protagonista, nella sua annata 2016, della degustazione milanese.

Otto etichette, di altrettanti produttori, scelte come rappresentanti di un metaforico viaggio da nord a sud e da est a ovest della zona di produzione. Perché il territorio del Chianti Classico, seppur non sconfinato, presenta caratteristiche di terreno, microclima e altitudini estremamente diverse. E proprio questa diversità, che fa tipicità e specificità, sarà presto indicata in etichetta: «Stiamo lavorando per poter indicare quantomeno il Comune di provenienza – ha spiegato il Presidente del Consorzio - perché il nostro territorio presenta grandi diversità che rendono l’uva Sangiovese cosi differente da comune a comune, da particella a particella. Vogliamo sottolineare questa tipicità fino ad arrivare, se sarà possibile, a evidenziare il singolo vitigno da cui proviene l’uva».

Una svolta epocale. Una zonazione che si avvicina al concetto di grand cru francese. L’obiettivo è fornire al consumatore tutti gli elementi di comprensione del vino che ha il piacere di bere. Specificità che partono dagli aspetti geologici e di composizione del terreno: più elevato, sabbioso e difficile da coltivare a est, argilloso e più fertile al centro, limoso e di origine marina nelle pianure della zona occidentale.

Ne derivano uve e vini molto diversi fra loro, ben rappresentati dal percorso degustativo milanese delle Gran Selezioni 2016, annata appena messa in commercio, che esprime grande finezza, un giusto grado di acidità e persistenza. 

Fra i magnifici otto spiccano per intensità, eleganza e peculiarità il Villa le Corti Gran Selezione Zac, prodotto a San Casciano val di Pesa da Principe Corsini con uve Sangiovese di singolo vitigno. Elegante, profumato, gioca sulla finezza e sulla lunga persistenza mostrando i tratti tipici dei vini più settentrionali della zona di produzione.

E poi il Gran Selezione Castello di Brolio di Ricasoli, assemblaggio di uvaggi provenienti da altezze comprese fra 200 e 400 metri di altezza, con forti tannini e una spiccata parte alcolica. Un Gallo Nero meno ricco ma molto attuale. Per finire tra i vini più interessanti il Vigna del Sorbo di Fontodi, “cru” di Sangiovese in purezza, pieno e con il giusto grado di acidità, sferzante in una possanza destinata ad ammorbidirsi dopo un lungo invecchiamento che potrà essere anche lungo.

In Chianti si guarda però al domani. Al 2019 del quale da pochi giorni si è conclusa la vendemmia, da cui si attendono vini eccellenti grazie alle ottime condizioni climatiche durante il periodo di maturazione, che prospettano un tenore alcolico leggermente più basso, molto apprezzato dal pubblico internazionale, e un buon bilanciamento fra acidità e tannini. 


Rubriche

In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo