La Doc delle Venezie punta in alto. E sfida i pregiudizi

Primo convegno della denominazione a Venezia: il futuro è dare il giusto valore ai vini, sotto il marchio del Consorzio

16-10-2019

Un simbolo per proporsi uniti sui mercati mondiali, dando un marchio che garantisca un alto livello di qualità. Per uscire dall’errato pregiudizio che il Pinot Grigio sia un vino da poco conto.

Il primo Convegno Nazionale del Consorzio Vini Doc delle Venezie, che si è tenuto proprio a Venezia, ha permesso di fare il punto della situazione su una denominazione che, dopo il recente passaggio epocale dall’Igt alla Doc, sta cercando di rilanciarsi, sia all’estero che in Italia, dando dimostrazione che si possono realizzare vini di alto livello e dalla grande duttilità nell’ambito dell’abbinamento con il cibo.

Il presidente del Consorzio Doc Delle Venezie, Albino Armani

Il presidente del Consorzio Doc Delle Venezie, Albino Armani

In tal senso, come anche sottolineato dal presidente del Consorzio Albino Armani, è meglio prima di tutto fare un quadro della situazione completo.

«La Doc delle Venezie – ha spiegato introducendo il convegno, moderato da Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del Bere, la rivista che ha organizzato l'appuntamento – accorpa tre regioni differenti, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino, per una superficie complessiva di 26.400 ettari vitati, con un milione e 700mila di ettolitri, circa 200 milioni di bottiglie certificate, rappresentando l’85% della produzione del Pinot Grigio italiano che, a sua volta, copre il 43% del Pinot Grigio mondiale. Ci sono oltre 50 commissioni di degustazione che quotidianamente controllano i prodotti».

Il territorio della Doc

Il territorio della Doc

Insomma, paletti piuttosto stretti anche per dare un’immagine sempre più positiva di un vino che, spesso, era solo valutato dal punto di vista del prezzo basso e per questo appetibile sui mercati internazionali e, di certo, sottovalutato in Italia. Armani ha anche voluto sottolineare con forza che, «come anche altre realtà, è un consorzio volontario, dove i produttori hanno scelto di essere sottoposti a tutti questi controlli proprio per dimostrare il valore delle proprie bottiglie».

Ecco, il simbolo: il Consorzio delle Venezie ha come marchio il riconoscibilissimo ferro di prua di una gondola, che anche al più disattento consumatore, in Italia e nel Mondo, riporta a Venezia. Un brand immediato che, nell’intenzione del Consorzio, vuole essere un marchio di qualità assoluta: chi compra una bottiglia di Doc delle Venezie può essere tranquillo di aver preso un prodotto di valore.

Il simbolo è chiaro e riconoscibile: il pensiero va subito a Venezia

Il simbolo è chiaro e riconoscibile: il pensiero va subito a Venezia

Uno spaccato di come si stiano muovendo i mercati nel mondo è stata offerta da due Master of Wine, che hanno illustrato i risultati dell’export in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Emma Dawson ha spiegato come il mercato del Pinot Grigio nel Regno Unito sia arrivato a un picco di vendite, nonostante il vino italiano abbia segnato una perdita del 5%. «C’è una ricerca di stile ben preciso – spiega – di un vino che sia vivace, espressivo, da aperitivo, ma anche con gusto, valido per pasteggiare. Il consumatore è disponibile ora a passare a prodotti di fascia più alta? A Londra sì, nel nord del Regno Unito no. Al momento, poi, non c’è ancora un riconoscimento della Doc delle Venezie, ma si parla più in generale di Pinot Grigio. Di certo la Doc delle Venezie potrà aiutare a entrare nel marcato “premium” dei vini, aumentando la notorietà dello stile, evitando di venderlo solo come prodotto tra i più economici».

L'andamento dei mercati: l'Italia rappresenta solo il 4%

L'andamento dei mercati: l'Italia rappresenta solo il 4%

Il prezzo, certo, conta, come spiegato anche dall’americana Christy Canterbury: «Quello del Pinot Grigio è un fenomeno nato negli Stati Uniti. E gli americani apprezzano i vini italiani anche perché sono più economici dei francesi, che costano in media il 25% in più. Il Pinot Grigio risulta essere un vino “consolatorio”, accessibile, bevibile, ideale per un consumo quotidiano. Ma negli Usa c’è una tendenza a bere meno, cercando però una maggiore qualità e, di conseguenza, arrivando anche a una maggiore spesa. Proprio per questo, la Doc delle Venezie ha una nuova opportunità, quella di inserirsi nella fascia di prezzo tra gli 11 e i 25 dollari, superando anche la concorrenza dei prodotti statunitensi».

Grappoli di Pinot Grigio

Grappoli di Pinot Grigio

Senza mezzi termini, Ettore Nicoletto, amministratore delegato del gruppo Santa Margherita (incarico che però ha lasciato proprio nelle ultime ore), ha spiegato come sono stati loro i primi ad aver fatto breccia negli Stati Uniti e a far nascere il fenomeno Pinot Grigio. «Ma non dobbiamo dormire sugli allori – spiega – Perché i nostri competitor non sono gli altri vini bianchi fermi, come i Sauvignon della Nuova Zelanda, ma sono anche altre tipologie di vino, come le bollicine, lo stesso Prosecco per fare un esempio, o come i vini rosati provenzali. Noi abbiamo il dovere di intercettare i winelovers, soprattutto i giovani, sfruttando le caratteristiche del Pinot Grigio, che non è solo un vino semplice, ma che ha la grande forza di essere di facile abbinamento con il cibo».

Sandro Sartor di Ruffino ha le idee ben chiare: «Dobbiamo comunicare, tramite il marchio Delle Venezie, il nostro valore, per far comprendere con il nostro Pinot Grigio sia diverso dagli altri. La comunicazione deve puntare proprio sui temi che identificano il territorio del Triveneto».

I vigneti nel Triveneto

I vigneti nel Triveneto

Principi, questi, condivisi anche da Alberto Marchisio, direttore di Vitevis e presidente di Assoenologi Veneto Occidentale. «Abbiamo accettato la sfida della trasformazione dall’Igt alla Doc, che non è solo un passaggio burocratico, ma è anche una importante presa di coscienza. Ora dobbiamo far capire che il nostro è un prodotto che racchiude passione, originalità e unicità. Il compito è riuscire a comunicarlo».

E proprio il presidente Armani, durante il convegno, lo ha ripetuto: «Dobbiamo riuscire a comunicare questo nostro valore. I segnali da Stati Uniti e Regno Unito sono certamente confortanti, ma dobbiamo lavorare per far capire anche qui a casa nostra, in Italia, il valore e l’unicità del nostro Pinot Grigio, della nostra Doc delle Venezie. Dobbiamo pensare che il 96% del nostro vino va all’estero: abbiamo il dovere di farci valere anche a casa nostra».

La degustazione dei vini a conclusione del convegno

La degustazione dei vini a conclusione del convegno

Il modo migliore per eliminare ogni pregiudizio è sicuramente assaggiare i vini: siamo ben lontani dal concetto di Pinot Grigio degli anni Novanta. Come dimostrato dalla degustazione di oltre 90 etichette proprio nell’ambito del convegno, ci troviamo di fronte a bottiglie di grande valore, dove si può comprendere come il termine semplicità non sia affatto sinonimo di banalità. Vini lineari, puliti, eleganti e dalla grande bevibilità: caratteristiche che, certe volte, in Italia, qualche produttore si sta dimenticando. Ma questo è un altro discorso.


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