Ceretto, il valore di un territorio: i 20 anni della Cappella del Barolo

E' un simbolo della grande passione della famiglia per l'arte contemporanea, che continua a far nascere nuovi progetti

30-09-2019
La Cappella di SS. Madonna delle Grazie, conosciut

La Cappella di SS. Madonna delle Grazie, conosciuta oggi come Cappella del Barolo, fu acquistata dalla famiglia Ceretto nel 1970 insieme ai 6 ettari del vigneto di Brunate

La famiglia Ceretto è da sempre un bell’esempio di mecenatismo moderno: una famiglia che ha saputo affiancare alla produzione vitivinicola, principale attività di famiglia, la passione per il cibo e la creazione e valorizzazione di progetti di arte contemporanea. 

Il connubio tra grande viticoltura e arte contemporanea ha in Italia dei punti di alta eccellenza, da Antinori per la Toscana a Ca’ del Bosco per la Lombardia; il simbolo di questo connubio in Piemonte è nelle Langhe ed è Ceretto.

Una passione che parte da lontano, quando nel 1982, per far rivivere le etichette dei propri vini sono stati chiamati grandi designer come Silvio Coppola e Italo Lupi. Poi convegni e mostre e infine la voglia di modellare il territorio, di lavorare il paesaggio, inserendo elementi estranei, che arricchissero il lavoro del vignaiolo; al gioco di incastri hanno partecipato negli anni molti artisti: da Francesco Clemente, per gli interni del ristorante Piazza Duomo; Valerio Berruti per il cancello-scultura a protezione del vigneto di Bricco Rocche e molti altri sino al 1999, quando nell’ultimo anno del secolo scorso David Tremlett e Sol LeWitt forniscono una nuova prospettiva, un nuovo simbolo alle vigne di Barolo, facendo riemergere una vecchia cappella sconsacrata di inizio Novecento con colori e forme nuove.

La celebrazione del ventennale

La celebrazione del ventennale

All’esterno le geometrie e i colori scintillanti voluti dall’artista concettuale LeWitt, all’interno le morbide decorazioni di Tremlett; come hanno avuto modo di dire gli artisti la scelta è stata quella di “accendere un fuoco” nelle colline del Brunate, di segnare il territorio, per costruire un simbolo di bellezza artistica. 

Qualche giorno fa si è festeggiato proprio il ventennale di questo progetto e ancora una volta queste colline, terra di grandi baroli, hanno visto percorrere le loro vigne da grandi artisti: Tremlett infatti è ritornato a La Morra per proseguire il progetto della Cappella di Barolo, lanciando Keeping time, una nuova iniziativa curata e ideata insieme a Guy Robertson.

David Tremlett intervistato durante la giornata di festa

David Tremlett intervistato durante la giornata di festa

Il progetto poliedrico e multiforme comprende una mostra, la realizzazione di un vinile, un libro racconto di Andrea Bajani e alcune performance dal vivo; la festa si è chiusa domenica con il concerto del grande maestro e compositore Ezio Bosso, che si è detto molto affezionato a quella piccola chiesa sperduta tra le colline per cui, qualcuno che ama questa terra ha chiamato due artisti che hanno saputo creare un luogo in cui perdersi in un pensiero sacro.

Visto che di cibo qui bisogna parlare, i vent’anni della Cappela di Barolo sono stati anche l’occasione per parlare di food; i Ceretto infatti oltre ad essere gli ideatori di Piazza Duomo e dell’adiacente bistrot La Piola, dal 1994 hanno creato la bottega dolciaria Relanghe, che nasconde creazioni di qualità con l’obiettivo di valorizzazione un’altra grande materia prima di Langa, ovvero la nocciola trilobata IGP.

E proprio per continuare a sviluppare questa scelta, fortemente voluta da Bruno Ceretto, la famiglia ha deciso di studiare una nuova ricetta, che sappia fondere proprio la nocciola con il cioccolato e dare nuove interpretazioni d’autore di un grande classico della gastronomia albese, ovvero il cioccolato gianduia. Insieme a Gabriele Maiolani, grande maitre chocolatier torinese, hanno ideato una ampia linea di prodotti, che tiene insieme le pregiate fave di cioccolato venezuelano e peruviano con il delicato frutto del nocciolo piemontese.

L’arte, come scopo di innovazione, che sprona e sfida anche il mecenate e l’imprenditore che ne sposano il progetto. Con questo spirito si sono sempre mossi i Ceretto, che dal 1937 hanno modificato e sviluppato fortemente la loro produzione divenendo tra i maggiori proprietari terrieri di Langa. Con la stessa sensibilità Alessandro Ceretto nel 2010 ha deciso di modellare 160 ettari delle più pregiate vigne di famiglia secondo i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica, per disegnare ancora una volta valore e bellezza nel proprio territorio. 


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