Vini dell'Alto Adige, tante sfaccettature dello stesso diamante

Il Wine Summit è servito a fare il punto sui vini del Sudtirol. E a guardare al futuro, con qualche preoccupazione

20-09-2019
Seconda edizione dell'Alto Adige Wine Summit a

Seconda edizione dell'Alto Adige Wine Summit a Bolzano (foto: Michael Mair am Tinkhof, Mint Mediahouse, per Consorzio Vini Alto Adige)

L’Alto Adige del vino cerca di puntare in alto. E non parliamo solo della qualità, fattore imprescindibile ma anche termine a volte abusato dagli stessi produttori, ma anche dell’altitudine delle vigne, nel tentativo di affrontare il problema dei cambiamenti climatici.

E’ stato questo uno dei temi di riflessione dell’Alto Adige Wine Summit, anteprima dei vini del Sudtirol, giunta alla seconda edizione dopo quella del 2017.

Il convegno inaugurale (foto: Michael Mair am Tinkhof, Mint Mediahouse, per Consorzio Vini Alto Adige)

Il convegno inaugurale (foto: Michael Mair am Tinkhof, Mint Mediahouse, per Consorzio Vini Alto Adige)

Prima di tutto bisogna capire la conformazione dell’area geografica: l’Alto Adige, infatti, si contraddistingue per una grandissima differenziazione di climi e terreni a brevissima distanza tra loro. Come evidenziato da Georg Niedrist, ricercatore dell’Istituto per l’ambiente Alpino Eurac Research, la regione è caratterizzata da microclimi molto differenti nell’arco di pochi chilometri di distanza. In generale, il clima estivo è secco e le precipitazioni annue vanno dai 500 agli 800 millimetri».

«Ma attenzione: nell’arco di 9 o 10 chilometri si ha la stessa differenza di gradiente termico/solare che esiste tra l’Inghilterra meridionale e le zone più torride della Spagna. Insomma, uno sbalzo notevole che fa comprendere come l’Alto Adige sia un territorio estremamente variegato, e che questo si riflette anche nei vini». E poi ci sono i cambiamenti climatici. «Rispetto agli Anni Sessanta, sull’arco alpino la temperatura si è alzata di 1,5 gradi centigradi e le previsioni parlano di un ulteriore aumento, compreso tra i 2,5 e i 5 gradi centigradi, entro il 2100». Che si traduce in rischio di siccità e caldo, ma anche grandinate e gelate tardive.

La posizione dei vigneti in Alto Adige

La posizione dei vigneti in Alto Adige

Ma secondo Niedrist, un’opzione è quella di puntare in alto, cioè portare le coltivazioni verso quote più elevate, anche oltre quota mille.

Meno convinti di questa ipotesi sono i produttori, che hanno osservato come salire di altitudine significa affrontare altre problematiche: insomma, sulla carta è uno scenario possibile, ma non è così facile attuarlo.

Più importante, invece, anche in quest’ottica, è il progetto ormai in dirittura d’arrivo promosso dal Consorzio Vini Alto Adige, come confermato dal presidente Maximilian Niedermayr.

Una suggestiva immagine dei vigneti dell'Alto Adige

Una suggestiva immagine dei vigneti dell'Alto Adige

«Abbiamo deciso di intraprendere un’iniziativa importante, con un attento lavoro di zonazione che ha portato alla mappatura di 86 aree maggiormente vocate che hanno caratteristiche distintive in Alto Adige. Ma non ci accontentiamo solo di questo: intendiamo compiere un ulteriore passo in avanti per fornire ai nostri associati anche indicazioni sui microclimi e sui terreni più adeguati ad allevare un determinato vitigno. La tendenza che vogliamo perseguire è infatti quella di contrastare l’assemblaggio di vini e di ridurre ulteriormente la resa per ettaro nell’ottica di aumentare la qualità del prodotto finale».

E si ritorna al punto di partenza, cioè la qualità: vigneti nelle aree maggiormente vocate, con i migliori vitigni possibili per quel terreno, rappresentano sicuramente un’arma contro i cambiamenti climatici. Molto, quindi, è nelle mani dei produttori che predicano qualità, ma che devono anche tradurla con importanti accorgimenti in vigna. A qualsiasi altitudine.

Alcuni dati possono far comprendere meglio la realtà produttiva altoatesina: si parla di circa 330mila ettolitri di vino all’anno, pari solo all’1% della produzione italiana, con una produzione su 5.500 ettari, di cui il 98% classificato come Doc, che portano a 40 milioni di bottiglie sotto la denominazione Alto Adige Doc, un terzo delle quali destinate all’export.

Guardare al futuro, ma con solide basi nel presente: ciò che si nota nell’assaggio dei circa 200 vini presentati in anteprima (nessuno era in commercio prima del Wine Summit) è l’estrema eterogeneità dei prodotti, anche a parità di vitigno utilizzato.

Un esempio arriva dai Pinot Bianchi, dove a vini che prediligono l’eleganza e la verticalità, non senza qualche “spigolo” di troppo, si contrappongono espressioni più energiche e muscolari, sempre di alta qualità, con maggiori spinte sull’impatto olfattivo, ma con tenori alcolici più elevati e acidità meno estreme. A questi fattori va aggiunta la mano dell’enologo, con l’eventuale utilizzo di botti, tonneaux e barriques.

Sta di fatto che tra i Pinot Bianco sono piaciuti, per fare alcuni esempi, il Berg 2018 di Cantina Colterenzio, il Puntay 2018 di Erste+Neue (che fa capo a Cantina di Caldaro), il Quintessenz 2018 proprio di Kaltern Kellerei, il Pratum 2017 di Castel Salegg, e il Riserva Flora 2017 di Cantina Girlan.

Sono intervenuti 150 giornalisti da tutto il mondo (foto: Michael Mair am Tinkhof, Mint Mediahouse, per Consorzio Vini Alto Adige)

Sono intervenuti 150 giornalisti da tutto il mondo (foto: Michael Mair am Tinkhof, Mint Mediahouse, per Consorzio Vini Alto Adige)

Discorso analogo, a riguarda di differenziazione di zone di produzione e di stili, vale anche per il Pinot Nero, sul quale successivamente dedicheremo un approfondimento. D’altronde bisogna ricordare che i terreni dei vigneti altoatesini sono formati da un mix di ben 150 rocce madri. Una varietà incredibile, in un’area molto limitata.

Ed è questa la forza dell’Alto Adige: tante sfaccettature dello stesso diamante.


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