I migliori assaggi da Soave Versus

Si è svolto a Verona il tradizionale appuntamento che celebra la DOC di un grande bianco italiano. La nostra visita

15-09-2019
Soave Versus, l’evento dedicato alle migliori i

Soave Versus, l’evento dedicato alle migliori interpretazioni del vino Soave, DOC riconosciuta nel 1968. Oltre 40 cantine selezionate con più di 200 referenze

Un algoritmo gentile cavalca il tempo e percorre le colline del Soave. Sbircia dentro la sabbia che è pegno dell’oceano e si scurisce poco più avanti, rendendo omaggio al vulcano. Un processo naturale, quello che unisce la bella gioventù emergente tra i produttori e quell’esperienza antica che affonda le radici nella terra.

Soave Versus – evento di riferimento dedicato al grande bianco italiano, a cavallo tra agosto e settembre – quest’anno più che mai ha rivelato questa personalità che non è doppia, bensì ricca.  E il traboccare di voglia da parte dei giovani di scrivere un capitolo speciale si è respirato tutto. Per dirla con le parole del presidente del Consorzio Tutela Vino Soave Sandro Gini che annunciava la marcia di Soave Versus: «Stiamo arrivando a un momento importante del nostro viaggio, dove la terza generazione dei produttori che si sta affacciando sta dimostrando una forte consapevolezza nei propri punti di forza, avendo comunque alle spalle l’esperienza di chi è venuto prima».

Al Palazzo della Gran Guardia di Verona abbiamo potuto prima di tutto vivere una degustazione alla cieca. Più di cinquanta tappe per cogliere il cammino del Soave in gran parte tra il 2018 e il 2017, poi spingendosi con rare incursioni più indietro. Perché questo vuole raccontarci, con una dolce ostinazione, il Soave: la longevità è anche una sua peculiarità e ci sono bottiglie che la narrano senza esitazioni. 

Il numero 22 fa discutere. Le discussioni sono il sale della vita e la sera durante le degustazioni ufficiali ci soffermiamo allo stand di Federico Zambon. Qui si entra nella zona delle colline vulcaniche: Roncà, Montecchia di Crosara. Parliamo di un’area che deve la sua saggezza a quella pazienza del tempo ed ecco che si affacciano i volti giovani. Di più, capaci di fare squadra. 

Giacomo Danesi di Corte Moschina ci riporge il Soave Superiore Docg “I Tarai” 2017. Un vino che già intriga lo sguardo con il suo giallo paglierino, quindi offre profumi ondeggianti tra frutta e fiori, concludendo  con una rotondità che non si spegne. Si prediligono nomi che dipingono il territorio: in questo caso, il sistema della coltivazione delle vigne, con piccole terrazze.

La conferma – questa febbre buona della squadra - Giulia Franchetto che ci congederà poi piacevolmente con il suo Recioto di Soave Docg “Santin Duico” 2012, che non scambia mai la dolcezza per stucchevole. Le si legge la passione negli occhi, a Giulia, e lei vorrebbe trasmetterla al mondo intero: lo fa anche con questo vino, per cui vengono selezionati i migliori grappoli di Garganega.

Ma è appunto da Zambon che vogliamo confrontarci dopo la degustazione della mattina. Il Soave Doc “Le Cervare” 2018 conduce nei segreti del vulcano, ma non quanto il Soave Doc “Duello”. I lieviti tessono un racconto che va così lontano da essere attuale e la vinificazione avviene con tre ore di macerazione in atmosfera di azoto e fermentazione in acciaio a temperatura controllata tra i 14 e i 16 gradi. 

Ci spostiamo dalle colline calcaree, a quelle che affiancano le vulcaniche e BalestriValda ci ricorda il patto stretto con le api fin dall’etichetta fino alle note di miele, attraverso il Soave Doc Classico “Sengialta” 2016.

Poi spingendoci a Montecchia, sulle colline vulcaniche, ecco Casarotto con il Soave Doc classico “Vigne di Fittà” 2018. I sentori di frutti freschi si accostano alla mineralità. In questa zona con Portinari entriamo sul sentiero del Soave Doc spumante “Perle d’oro” 2016 con Maria e Silvio Portinari: delicatezza e complessità che si accompagnano.

Soave Versus approfondisce la bellezza del legame con il passato, ma guarda dritto dentro il futuro. Anche immediato, come la vendemmia 2019, spiega il direttore del consorzio Aldo Lorenzoni: l’aspetto quantitativo è stato frenato dalla grandinata del 5 maggio, ma il 20 settembre si inizierà a mettere mano a grappoli che promettono molto in termini qualitativi. Altre novità si presentano, perché questa sarà la prima vendemmia che vedrà l’uso in etichetta delle 33 nuove unità geografiche aggiuntive e della menzione delle vigne, se lo chiederà il consorzio stesso.

Ci sono regole che non intrappolano, ma esaltano. Come i sentieri conducono solerti alla bellezza del castello, o come le regole dei ristoranti tipici veronesi, con il ricorso fissato nella quantità in termini di prodotti tipici, vino e anche olio, che traccia la via senza soffocare.

Anche il giorno dopo, quando con l’Associazione enologi del Veneto Occidentale in Camera di commercio si prosegue il discorso nel cuore della vendemmia, si scoprono incontri tra le etichette, dinamiche e sfide comuni, sotto la supervisione di Riccardo Cotarella e di Assoenologi (sezione del Veneto occidentale). 


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