Bulichella, dal Giappone la passione per sughere, olivi e viti

In Toscana, non lontano da Livorno, l'imprenditore Hideyuki Miyakawa ha realizzato il suo sogno. Rigorosamente bio

23-08-2019
Hideyuki Miyakawa con la figlia Maria Shizuko

Hideyuki Miyakawa con la figlia Maria Shizuko

Sughere, olivi secolari e viti riflettono i caratteri della campagna di Suvereto, alta maremma in provincia di Livorno. Questi boschi di sughere, mescolati alla profumata e variegata macchia mediterranea, hanno conquistato il cuore sensibile di Hideyuki Miyakawa, che nel 1983, insieme alla prima moglie Maria Luisa Bassano e ad altre tre famiglie, concretizzano il desiderio di vivere come un unico nucleo familiare allargato nella natura, slegato dai canoni sociali tradizionali.

Nasce così nella campagna di Suvereto l’Azienda Agricola Bulichella; una scelta senza dubbio fuori dal comune, dettata dalla consapevolezza e dal bisogno di abbracciare uno stile di vita più lento, genuino e rispettoso dell’ambiente e del tessuto sociale.

Storia affascinante quella di Hideyuki Miyakawa, che nel 1960 parte per un viaggio in motocicletta dalla Maebashi alla scoperta del mondo. Giunge così a Roma, diventa poi corrispondente estero per il giornale nazionale Mainichi Shinbun e nel 1962 - dopo il matrimonio con Maria Luisa Bassano - consolida i rapporti con alcuni personaggi del mondo del design automobilistico; diventa socio di Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani, fondando nel 1968 la storica azienda Italstyling, successivamente Italdesign.

Raggiunto il successo come imprenditore, si dedica con la moglie in modo sempre più attento alla realtà agricola toscana. Nel 1999 la famiglia Miyakawa rileva le quote degli altri soci diventando unica proprietaria della tenuta, con una decisa svolta imprenditoriale orientata verso la viticoltura l’attività principale della tenuta. Da sempre attenti e rispettosi dell’ambiente, in quegli stessi anni decidono di seguire i dettami dell’agricoltura biologica. Oggi tutti i loro prodotti godono della Certificazione Biologica ICEA, che garantisce la qualità dell’intera filiera di lavorazione; inoltre la produzione dell’energia elettrica dell’azienda viene fornita principalmente da un impianto fotovoltaico.

I principali vini dell'azienda Bulichella

I principali vini dell'azienda Bulichella

Ben 42 gli ettari totali aziendali, di cui 10 ettari dedicati all’olivicoltura con 1.600 piante dalle quali si ricava l’olio Extravergine di Oliva IGP Bulichella, un laghetto, un orto-frutteto, un piccolo bosco, un’area destinata all’attività agrituristica e 14 vitati, coltivati a Vermentino, unica bacca bianca, Syrah, Merlot, Cabernet Franc e Sauvignon, una piccola parte coltivata a Petit Verdot, come uve rosse internazionali e naturalmente un saldo dell’autoctono Sangiovese.

Il processo enologico è sotto la guida professionale dell’enologo Luca d’Attoma, l’agronomo Andrea Lupi coadiuvato dal sensibile Stefano Benvenuti, che segue l’azienda da 1999, mettendo in campo progetti nuovi e vini nuovi in linea con la filosofia di Hideyuki e della figlia Maria Shizuko, che oggi coadiuva il padre in questo progetto familiare.

La tenuta a Suvereto

La tenuta a Suvereto

È affascinante camminare tra le vigne e scoprire come questi 14 ettari vitati sono distinti come dei veri e propri cru; c’è la Vigna Schiena d’asino, la Vigna del Lago. I vigneti di Montepeloso caratterizzati dalle vicine cave e da un terreno molto pietroso e ricco di scheletro ferroso, non da ultima la Vignalunga, ognuna delle quali dà vita ad un vino specifico.

Dalla vigna Montepeloso, nasce il Coldipietrerosse, vino simbolo dell’azienda; produzione di nicchia è il Maria Shizuko, ottenuto da uve Merlot selezionate dal vigneto Schiena d’asino, prodotto in sole 600 bottiglie e dedicato appunto ad una delle figlie di Hideyuki, attuale amministratrice e volto aziendale insieme al padre.

Ultimo nato è il Montecristo, che prende il nome dall’isola di Montecristo, frutto di un uvaggio del 50% di Cabernet Sauvignon, 40% Merlot e 10% Petit Vedot e prodotto in sole 6.000 bottiglie prodotte che rievoca in etichetta, i passaggi importanti della vita del Hideyuki.

Sette le referenze totali, connotate da etichette affascinanti e frutto del lavoro di restyling iniziato nel 2018, realizzate della collaborazione tra lo scenografo Francesco Sala e due figli di Hydeyuki, Orso e Nicolò Miyakawa. Possono essere definite “etichette parlanti” perché raccontano graficamente tutta la cura, la storia e l’amore, di questa famiglia.


Rubriche

In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo