Lugana, un vino per l'estate? No, ha un grande potenziale

Una denominazione in crescita che cerca la sua dimensione: «Stanno emergendo tante aziende giovani»

19-07-2019
Lo splendido territorio del Lugana, a cavallo tra

Lo splendido territorio del Lugana, a cavallo tra Lombardia e Veneto, con il lago di Garda

Abbiamo sempre pensato che, per conoscere al meglio il mondo del vino in Italia e nel Mondo, si debba andare oltre gli stereotipi. Così le zone vitivinicole meno conosciute risultano essere quelle più interessanti e che offrono maggiori spunti di riflessioni, nonché – e questo non è poco – vini sorprendenti.

Parlando di stereotipi, appena si cita il nome Lugana il pensiero va a un vino fresco (nel senso di servito a bassa temperatura), estivo, leggero, non impegnativo. E, per certi versi, anche un po’ anonimo. Ma, come detto, vogliamo uscire dagli stereotipi.

Il direttore del Consorzio Tutela Lugana, Carlo Veronese

Il direttore del Consorzio Tutela Lugana, Carlo Veronese

Uno spunto di riflessione lo fornisce proprio il direttore del Consorzio Tutela Lugana, Carlo Veronese: «E’ vero, per tanti anni il Lugana era considerato un vitigno per vini freschi d’annata, nulla di più. Successivamente è stata introdotta anche la tipologia superiore, che prevede un anno in più di affinamento e si è iniziato a pensare a una maggiore longevità».

Lugana che, in realtà, come precisa anche Veronese, «è un modo per semplificare quello che è il Trebbiano di Lugana o Turbiana. In un primo momento si pensava che fosse una derivazione del Trebbiano di Soave. Invece negli anni Duemila, con gli studi sul Dna, si è scoperto che il Trebbiano di Lugana non era nella famiglia dei Trebbiani, ma in realtà era più vicino alla famiglia dei Verdicchi. Lo studio era stato effettuato dal professor Attilio Scienza e aveva preso in esame le uve bianche italiane per similitudine. Così si scoprì che il Trebbiano di Lugana non era “parente” dei Trebbiani Toscani».

Bottiglie di Lugana in affinamento: la sfida è proprio questa

Bottiglie di Lugana in affinamento: la sfida è proprio questa

Nel 1998, come detto, fu introdotta la denominazione Superiore. Successivamente, nel 2011, è stata approvata la tipologia Riserva, con due anni di invecchiamento. «E ha funzionato – sottolinea Veronese - I vini con il più alto prestigio sono sicuramente i Riserva, ed iniziano a essere molto ricercati. Purtroppo il Lugana viene ancora considerato come un vino bianco da bere subito. Invece è un vino che ha longevità: abbiamo recentemente provato un’annata 1996 e posso assicurare che è ancora un bel vino. Questo grazie alle caratteristiche del vitigno, del terreno argilloso-alluvionale, e del clima del lago di Garda».

E una dimostrazione è arrivata anche dalla degustazione di vini della Cantina Le Morette, della quale abbiamo avuto modo di parlare in questo articolo di Marilena Lualdi.  

Varie tipologie di vino

Varie tipologie di vino

«Siamo stati per anni una denominazione con il freno a mano tirato – spiega ancora Veronese -  Abbiamo ora un vino che può accontentare i mercati, che produce abbastanza bottiglie. Nel 2018 eravamo a 17,5 milioni, nel 2019 siamo a 20 milioni. Ma attenzione, è necessario permettere agli agricoltori di poter vivere con il loro lavoro, e per questo l’uva deve essere giustamente e degnamente retribuita. E questo è il fattore che può permettere un ricambio generazionale nelle vigne, tanto che stanno emergendo tante aziende giovani. E poi ci sono tanti giovani che hanno uno spirito imprenditoriale: da semplici venditori di uva sono diventati prima vinificatori e poi produttori delle proprie bottiglie».

Proprio con l’intenzione di valorizzare sempre di più questo prodotto, il Consorzio, in assemblea e a larghissima maggioranza, ha approvato una serie di misure da attuare, sulla base di una ricerca commissionata al Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia dell’Università di Padova.

I vigneti della zona che si affacciano al lago di Garda

I vigneti della zona che si affacciano al lago di Garda

I risultati hanno evidenziato una crescita delle bottiglie commercializzate superiore a qualsiasi altra denominazione italiana di rilievo, trend che nel 2018 si è rafforzato con un +9% e che mostra ulteriori segni di ascesa nella prima metà del 2019 (+15%). Questo, però, ha portato a un eccesso di produzione rispetto alla domanda di mercato: una questione che deve essere gestita. Questo squilibrio tra domanda ed offerta, nonostante l'ottima performance delle vendite di prodotto imbottigliato, è totalmente riconducibile all’ampliamento della superficie vitata iscritta alla Doc Lugana – che dal 2000 al 2018 si è quadruplicata fino ad arrivare a quasi 2,500 ettari e solo dal 2014 al 2018 ha registrato un +60%. Ciò ha causato un incremento progressivo delle giacenze di vino sfuso nel sistema Lugana. L’eccedenza di offerta di uve in vendemmia e di vino sfuso, che ha già manifestato i suoi effetti con la raccolta del 2018 (riduzione dei prezzi di uve e di sfuso), rischia di riproporsi con la vendemmia 2019: questo provocherebbe una possibile ulteriore pressione al ribasso sui prezzi del vendemmiato.

«Il Consorzio ha il dovere di intervenire in difesa del valore, del prestigio e della reputazione della Doc Lugana - sottolinea il presidente Ettore Nicoletto - La nostra Denominazione ha sempre dato e continua a dare il meglio di sé in termini di qualità, promozione e tutela del territorio, ma ora è necessario mettere in campo una serie di strumenti e misure di governo dell’offerta».   

Ettore Nicoletto, presidente del Consorzio Tutela Lugana

Ettore Nicoletto, presidente del Consorzio Tutela Lugana

Da qui la decisione di inviare a Regione Veneto e Regione Lombardia una formale richiesta di stoccaggio del 10% del vendemmiato 2019 (misura flessibile e reversibile) fino al 31 dicembre 2020, che dovrebbe modulare l’immissione al consumo del prodotto atto a Lugana, in linea con l’evoluzione della domanda e con criteri definiti in base alle diverse tipologie. Ulteriori sono rivolte al controllo dei vigneti al terzo anno d’impianto, al fine di verificare che i limiti di resa per ettaro previsti da disciplinare di produzione vengano rispettati, e il blocco delle rivendicazioni per conseguire l’equilibrio dei mercati e gestire in maniera coerente volumi produttivi rispetto alla domanda.


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