Tullum, la nuova DOCG, e i vini di Feudo Antico

Dal 4 luglio, dopo 10 vendemmie, la Dop Tullum è 'controllata e garantita'. I nostri assaggi dell'azienda abruzzese

13-07-2019

Parafrasando il titolo di un grande film, “Nato il quattro luglio”, annunciamo che proprio in quella data è stata ufficializzata la nascita della DOCG Tullum, la prima denominazione d’origine controllata e garantita di un Abruzzo moderno, dinamico e soprattutto tenace.

Fin dalla vendemmia 2008 la nascita di Tullum ha portato in auge la città di Tollo, nella provincia di Chieti, a pochi chilometri da Pescara, un territorio vocato per la viticoltura che vanta origini dell’età romana. Ha dichiarato il presidente del Consorzio, Tonino Verna: «Il recente riconoscimento della DOCG è un successo di tutto un territorio, che ci consegna la responsabilità e l’impegno di valorizzare ancora meglio questo angolo d’Abruzzo stretto tra il mare Adriatico e le altitudini della Majella, ricco di biodiversità agricola e alimentare e pregno di una storia vitivinicola millenaria, che generazioni di viticoltori hanno saputo tramandare e che oggi ancora più di ieri abbiamo il dovere di proteggere e sviluppare. È un traguardo raggiunto grazie al saper fare squadra degli attori coinvolti in questo ambizioso progetto». 

È proprio così, e Feudo Antico ha trovato con le vigne di Pecorino, Montepulciano d’Abruzzo e anche di Passerina, la giusta direzione per narrare nei calici un grande Abruzzo. La cantina nasce con l’obiettivo di sperimentare, in regime convenzionale o biologico, fino a spingersi alla produzione di un vino spumante metodo classico, base Chardonnay, che ricorda un elegante blanc de blanc d’ Oltralpe.  

Vini ideali per sperimentare il futuro enologico di questo territorio che con 15 ettari di vigneto, coltivati esclusivamente con varietà autoctone, produce 125 mila bottiglie destinandone il 40% all’estero (in primis in Germania e Cina) e la restante percentuale in Italia.

Una missione filosofica che genera dei “Cru” per questi vigneti collinari o montani. Proprio Castel di Sangro, a oltre 800 metri di quota sul livello del mare, esiste un luogo incantato dove c’è il quartier generale di Niko Romito, cuoco tristellato, talentuoso e desideroso di ospitare, tra i sei ettari della sua tenuta, anche un vigneto sperimentale di Pecorino.

Queste vigne hanno portato alla luce il Pecorino Igp Terre Aquilane Feudo Antico per Casadonna, un primo millesimo nel 2013, mentre oggi c’è in degustazione il 2015. Un vino fermentato spontaneamente in vasche di cemento per poi sostare 6 mesi sui lieviti, senza travaso, e negli stessi fusti di fermentazione. In seguito viene imbottigliato senza essere filtrato.

Un numero limitato di bottiglie che il sommelier del ristorante Reale, Gianni Sinesi, definisce «un Pecorino unico nel suo genere perché il microclima che abbiamo a Casadonna permette di ottenere un vino con un’acidità importante che, solitamente, non gli appartiene. Finezza assoluta e grande versatilità di abbinamento alla cucina».

L’enologo Riccardo Brighigna ci ha condotto in una verticale atipica per annate degustate e tipologie, il tutto per donare ai degustatori uno spunto di riflessione sul potenziale d’invecchiamento di Tullum. Le forti escursioni termiche date dalla vicinanza di Tollo al mare e dal Massiccio della Maiella - fino a 16 gradi nell’ arco di una giornata - danno una risposta senza dubbio positiva: vini pronti, strutturati con molto da raccontare e tante sfumature da svelare negli anni futuri.

Romito nella vigna realizzata in collaborazione con Feudo Antico

Romito nella vigna realizzata in collaborazione con Feudo Antico

Molto interessante il Pecorino Bio 2014, immediato, fresco e con note erbacee di salvia, un florealità intensa di lavanda che ti cattura l’olfatto e il palato. Più austero il Rosso Tullum con una bevibilità più razionale nelle vecchie annate. Amore a prima vista per la versione in anfora, ossia il Rosso Dop Tullum InAnfora, uso minimale dei solfiti, 1200 bottiglie per un Montepulciano in purezza generato da vecchie vigne.

Straordinario il pranzo dello chef Romito perfettamente abbinato ai vini Feudo Antico: chiaro esempio del lavoro di un cuoco che valorizza i prodotti della propria terra, con la costante missione di armonizzare ingredienti e sapori, in un continuo esperimento piatto dopo piatto, usando i contrasti come strada per arrivare all'equilibrio. L’ingrediente inutile non esiste nella sua cucina, che offre invece la possibilità di apprezzare un territorio d’eccellenza.


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