Cantina Orsogna, un patrimonio di mille ettari bio. Da valorizzare

Il progetto dell'azienda cooperativa, con 500 soci: «La vera frontiera è la biodinamica»

11-07-2019
I vigneti di Orsogna: si punta ad avere 1.200 etta

I vigneti di Orsogna: si punta ad avere 1.200 ettari tutti a conduzione biologica o biodinamica

Un patrimonio “verde” per puntare a un futuro sostenibile: ben mille ettari di vigneto biologici.

E’ questa la grande realtà, forse poco conosciuta, di Cantina Orsogna, azienda cooperativa che si trova proprio a Orsogna in provincia di Chieti.

L'enologo Camillo Zulli

L'enologo Camillo Zulli

La cantina nasce nel 1964 come Società olearia e vinicola, un consorzio di imprese, ma ora il 99% della produzione è concentrata sul vino. «Cerchiamo di distinguerci dalla “massa” abruzzese – spiega Camillo Zulli, enologo e direttore tecnico – puntando sulla sostenibilità per l’ambiente. Dal 1994, infatti, abbiamo avuto la conversione a biologico. Su 1.200 ettari complessivi, mille sono a conduzione biologica. E di questi il 35% sono biodinamici (300 ettari certificati Demeter, e 50 in conversione). Il tutto con circa 500 soci».

Numeri sicuramente importanti. «Di certo c’è una difficoltà nella gestione dei soci e dei vigneti, ma c’è sicuramente una maggiore qualità, in quanto i singoli soci si occupano dei campi e garantiscono per la conduzione delle vigne, come anche per la raccolta a mano, per fare un esempio».

Un'altra immagine dei vigneti

Un'altra immagine dei vigneti

Sicuramente è importante anche la posizione dei vigneti: «Ci troviamo tra la Maiella e il Mare Adriatico, e per questo beneficiamo di venti e brezze costanti. Il nostro obiettivo è quello di arrivare, entro il 2022, ad avere il 100% degli ettari in biologico». Attenzione alla natura che si traduce anche in un progetto di eco sostenibilità, che ha portato a bandire completamente l’uso delle plastiche, eliminando le capsule sulle bottiglie su tutti i vini biologici e biodinamici.

Le uve coltivate sono per il 60% quelle del Montepulciano d’Abruzzo, ma ci sono anche Pecorino, Passerina, Cococciola, Malvasia, Pinot Grigio e Primitivo d’Abruzzo. I vigneti sono coltivati tra i 380 e 580 metri di altitudine, su un terreno abbastanza variabile, anche se la maggior parte è calcareo-argilloso o calcareo-sabbioso. «La produzione complessiva è di circa 1,7 milioni di bottiglie, perché in realtà vendiamo ancora molto vino sfuso».

Le bottiglie della linea Vola Volè

Le bottiglie della linea Vola Volè

Per quanto riguarda la produzione, ci sono 4 linee: due certificate Demeter e due “solo” bio. «La prima si chiama Zeropuro, e prevede che i vini non abbiano solfiti aggiunti e non vengano filtrati: un marchio di nicchia, per il quale produciamo circa 120mila bottiglie. La seconda, sempre certificata Demeter, si chiama Lunaria: in questo caso sono previste chiarifiche, filtrazione e aggiunte di solfiti, rimanendo sempre nell’ambito del biodinamico. Questa linea rappresenta il 60% delle bottiglie prodotte».

«La terza si chiama Vola Volè, e nasce da un progetto con l’università di Firenze, con la quale è stato fatto uno studio su dove vivono i lieviti nel periodo invernale. E abbiamo visto che trovano il loro ambiente in mezzo ai pollini. Così li abbiamo selezionati e riprodotti in laboratorio, per creare una linea di vini con lieviti autoctoni. Si tratta di vini comunque piuttosto semplici e immediati». E il simbolo è il disegno di un’ape che, di etichetta in etichetta, cambia espressione.

Le bottiglie della linea Lunaria

Le bottiglie della linea Lunaria

«L’ultima è una linea “entry level”. In totale abbiamo 45 referenze, che rappresentano la “vulcanicità” delle persone che lavorano a questo progetto».

I vini sono espressione di questo entusiasmo: molto interessanti sono i tre Montepulciano d’Abruzzo, nelle tre versioni Zeropuro, Lunaria e Vola Volè, ognuno con un proprio carattere, ma sempre concentrati a valorizzare il vitigno. Da segnalare anche la produzione di spumanti ancestrali, nella linea Lunaria, con la rifermentazione in bottiglia senza sboccatura: vini molto piacevoli, da bere freschi, ideali per l’estate.

La qualità è già buona, ma la volontà è quella di puntare ancora più in alto. Ma serve tempo e pazienza. E un lavoro costante.


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