Réva, che belle sorprese in bottiglia

Una giovane azienda vinicola a San Sebastiano di Monforte d’Alba e una degustazione davvero intrigante. I nostri appunti

26-06-2019
Daniele Gaia, direttore commerciale di Réva, fr

Daniele Gaia, direttore commerciale di Réva, frizzante realtà enologica langarola

Come nelle formule magiche – ma non meno sacre – in questo matrimonio si intrecciano qualcosa di antico e qualcosa di nuovo. Una vigna che viene dal passato, un’azienda che vede i giovani liberi di esprimersi grazie a un uomo avveduto, capace cioè di vedere il futuro attraverso di loro. Nelle Langhe, questo si può esprimere attraverso una Barbera di una pienezza intrigante o un Barolo Docg che si afferma con saggezza rispettosa. Però può passare anche da una scoperta disarmante: quella di un Sauvignon Gris.

L'azienda

L'azienda

Réva conquista già dall’entusiasmo dei suoi fondatori, è vero. Al Ceresio 7 ha scelto di presentarsi perché Milano le appare il mondo, e lo è. Un bicchiere si leva sullo skyline e Daniele Gaia enuncia le proprie convinzioni, così passionali e realistiche nella tenuta di San Sebastiano di Monforte d’Alba. Da 2013 è sbocciata questa startup, oggi con 25 dipendenti sotto i 35 anni, che produce 70mila bottiglie: dallo scorso anno con una certificazione bio che corona un percorso nel segno del rispetto dell’ambiente. Daniele è il direttore commerciale, accanto a lui nel team Gianluca Colombo enologo, ma anche Gabriele Adriano. Cercano la vocazione di un territorio, ma ancor più la storia di ogni vino.

Réva al Ceresio 7

Réva al Ceresio 7

Nove ettari attualmente in produzione, di cui quattro vitati a Nebbiolo, 1,5 a Barbera, uno a Dolcetto, 1,5 a Sauvignon e 1 a Pinot nero. Ma fermiamoci appena prima dell’ultimo, per stupirci con loro. Perché il team di Réva incontra anche una protagonista inaspettata, una vigna di Sauvignon Grigio, «comprata per sbaglio». Il pragmatismo induce a dirle rapidamente addio e preferirle il Dolcetto: chi si ricorda una simile produzione da queste parti? Bisogna finire in Francia.

Ma osare appartiene ai giovani ed ecco che la sfida prende corpo. Anzi, è come se quella stessa vigna avesse alzato la voce: mi prendo una chance.

Tutt’altro che facile da gestire, tuttavia che soddisfazione cinque anni fa con le bottiglie di Grey... Nel 2015, grigio e bianco si affiancano. Il Sauvignon Bianco, 100% biologico certificato e prodotto in vigne di proprietà a Novello, è raccolto a fine agosto e vinificato in acciaio: niente permanenza sulle bucce e sulle fecce nobili. Dal canto suo, Il Sauvignon Grigio si offre alla macerazione (con uve intere, in cassetta) a freddo per circa una settimana, quindi viene vinificato in acciaio e affronta un affinamento per circa 4 mesi in barrique usate, sulle fecce nobili e sottoponendosi a bâtonnage. Infine, i loro destini si uniscono.

Grey del 2018, vede un predominio gentile del Sauvignon Grigio per il 70% e una freschezza che si fa preannunciare da note d’agrumi. Forse viene strano esordire con questa creazione, o questo ritrovamento, in un’azienda nata per valorizzare Barbera o Barolo. Ma le imprese non sono discordanti.

La Barbera Superiore del 2017  - affinata, dice Daniele, nella «Ferrari delle botti, austriaca e piegata dal vapore acque» - è corposa e accattivante. Come  si mostra senza timidezza l’eleganza del Barolo Docg Ravera 2015. Del resto, Gaia non ha paura di annunciare delle “bombe di mercato”, tra cui un Barolo che fa salire a tre le uscite di questo tipo, con tre annate.

Ma non si teme di virare sulla prova delle bollicine. Il tutto con un animale (ad esempio gufo femmina per Ravera) che si posa su ciascuna etichetta, secondo l’ispirazione di Peter Nicolay.


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