Quando le Terre di Pisa sono anche Terre del vino

La seconda edizione della kermesse ci ha portato alla scoperta (e all'assaggio) in realtà vinicole tra tradizione e innovazione

15-06-2019

Dai vigneti che spalancano le valli verso un futuro scolpito nella tradizione, alle cantine che si schiudono per sussurrare i loro segreti. Riveliamo subito una tappa, per la sua suggestiva promessa, della seconda edizione di Terre di Pisa – Terre del Vino. Quella all’Azienda agricola Castelvecchio che fa accedere al cospetto del Vin Santo ancora non venuto alla luce. Ogni volta, si prova, si esita, si pensa che sia più opportuno aspettare ancora per l’Occhio di Pernice. «L’anno prossimo» è la conclusione, anche se in questa primavera la convinzione davanti ai caratelli vacilla: forse è la volta buona. Ma trasmette tutta la pazienza di questa terra e della sua gente.

Ci sono storie di fili riafferrati, di giovani entusiasti, di vocazioni ritrovate. Lo sottolinea fiero lanciando questo viaggio alla scoperta di 36 aziende e più di 300 etichette il presidente della Camera di commercio di Pisa Valter Tamburini: «Tradizione e innovazione qui si fondono in un prodotto nobile, i cui luoghi di produzione costituiscono essi stessi un patrimonio di bellezza assoluta».  

Cristina e Alessandro Piceni Belli

Cristina Alessandro Piceni Belli

Al Podere Spazzavento di Ponsacco assieme ai profumi delle rose e delle erbe che avvolgono i vigneti, respiriamo la storia di Cristina e Alessandro Piceni Belli. Lei ha lasciato la Germania per tuffarsi in questo sogno pisano, fatto di fatica, fiducia, amore per la terra. Qui la pioggia sfiora, quando imperversa altrove. Da queste parti dal 2003 si produce tutto certificato biologico; sei anni fa la cantina nuova dopo i primi, durissimi anni affrontati con tanta passione e i consigli dell’enologo Attilio Pagli; hanno fatto il loro ingresso anche le anfore. Dedicato a nonno (Igt 2017, 50% Sangiovese, 50% Syrah, 15 gradi, fermentazione in tini d’acciaio) richiama la saggezza dell’avo Ireneo, morto a più di 90 anni «senza aver mai parlato da vecchio».

Una dichiarazione compatta di famiglia, L’Agona racchiude l’iniziale del nome di ogni componente. Andrea Puccinelli ha un’altra attività a cui ha affiancato questa nuova avventura e rivendica che qui si fa il vino che piace, non che deve incantare le tendenze di mercato. In casa quasi ci disorienta con uno spumante metodo classico, L’Agona Millesimata 2012, Chardonnay in purezza, 65 mesi sui lieviti, spumantizzato nell’Oltrepò Pavese. Ma l’identità uscirà poi alla degustazione del giorno successivo, in Camera di commercio, con Il Presuntuoso (Igt, 2015, Sangiovese100%), dove il bosco e i suoi frutti con i loro profumi introducono a un’esperienza di equilibrio e sicurezza di sé.

A Castelvecchio, le mani e le menti dei costruttori hanno creato anche nelle vigne. La famiglia Pantani ci accoglie e Claudia ci conduce su quel balcone naturale che racconta la loro storia, adombrato da un tocco di viole. Poi nella cantina, dove nei caratelli c’è appunto l’Occhio di Pernice, in attesa di uscire con la sua morbidezza che toglie il fiato e di trovarsi un nome: un tuono percuote l’aria, mentre entriamo, quasi un monito. Perché qui il nome è fondamentale, come dichiara il Massima Felicità Doc Terre di Pisa rosso (Sangiovese e Cabernet Sauvignon): 3mila bottiglie prodotte nel 2016 e cosparse di frasi filosofiche.

Poi, ci si sposta di poco e cambia tutto, ancora. A Pieve de’ Pitti Caterina Gargari ci accoglie con una pennellata sul meteo che dipinge questo luogo: tutto arriva qui dopo. La sala degustazione si apre sul declinare delle terre, dove la foschia annuncia la vicinanza del mare, e lei – architetto – racconta come ha portato qui la sua ricerca. Scopriremo poi la loro prima creatura, Cerretello 2015, Docg Chianti Superiore (Sangiovese 90%, Malvasia Nera 5%, Canaiolo 5%), con le note di ciliegia e la sua armonia persistente.

Dopo la cena al Podere La Chiesa, abbiamo la fortuna di immergerci in una realtà così antica e giovane allo stesso tempo come Caiarossa.

Nel silenzio della notte di Riparbella, dove si crede nell’agricoltura biodinamica e biologica da oltre vent’anni, ci vengono in mente le parole della pr manager Roberta Palma, fiera di questa società che dà voce e responsabilità ai giovani. Degustiamo l’Igt Toscana Rosso Aria di Caiarossa 2015, dove si uniscono in decrescendo Syrah, Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon e Alicante: una complessità di aromi, che prolungano il contatto con questo scrigno della natura.


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