Cecilia Beretta, in Valpolicella una svolta tutta al femminile

L'azienda di proprietà della famiglia Pasqua. «Vogliamo portare questa azienda al livello che merita»

03-05-2019
Cecilia Pasqua, Graziana Grassini e Riccardo Pasqu

Cecilia Pasqua, Graziana Grassini e Riccardo Pasqua: uno sguardo al futuro per l'azienda Cecilia Beretta

La svolta al femminile dell’azienda Cecilia Beretta. Il tutto voluto dalla famiglia Pasqua per valorizzare un marchio storico della Valpolicella, facendolo diventare simbolo di qualità assoluta.

La decisione di puntare molto su questa realtà arriva proprio da Riccardo Pasqua, amministratore delegato dell’azienda di famiglia, che spiega: «Presentiamo il rilancio di un progetto che nasce nel 1980. L’azienda Cecilia Beretta, negli anni, ha avuto qualche soddisfazione, ma crediamo che meriti di più. Forse noi non abbiamo dato l’attenzione che merita a questa realtà, ma un paio di anni fa ci siamo messi attorno a un tavolo per studiare un nuovo progetto. Ci siamo detti: “Abbiamo vigneti meravigliosi, portiamo questa azienda dove merita di essere”. E ci siamo ispirati proprio a Cecilia Beretta, che fondò l’azienda: è una donna, di grande personalità, molto forte ed elegante».

Riccardo Pasqua con Viviana Varese alla presentazione dei progetti dell'azienda, di proprietà della famiglia Pasqua

Riccardo Pasqua con Viviana Varese alla presentazione dei progetti dell'azienda, di proprietà della famiglia Pasqua

E così, a livello manageriale, l’azienda è stata affidata a Cecilia Pasqua, che è anche candidata a diventare Master of wine, mentre la comunicazione è seguita da Sara Biasi.

Ma c’è un’altra donna alla base di questo progetto: «Abbiamo chiamato Graziana Grassini, una delle primissime donne enologhe in Italia, che sta lavorando soprattutto in Toscana ma anche in tante altre regioni italiani». Graziana Grassini è nota soprattutto per seguire professionalmente anche Tenuta San Guido e la produzione del Sassicaia.

Il rosé Igt Trevenezie Freeda

Il rosé Igt Trevenezie Freeda

La conferma di un indirizzamento verso produzioni di qualità arriva da Cecilia Pasqua: «Abbiamo promosso alcuni progetti di ricerca sui genomi che si è tradotto in una maggiore attenzione alla qualità dei vini prodotti. Adesso vogliamo rafforzare l’identità del brand, puntando su femminilità, eleganza e delicatezza dei vini».

Un compito, questo, affidato alle esperte mani di Graziana Grassini: «La famiglia Pasqua sta scommettendo molto in questo progetto e mi sento addosso una certa responsabilità. Sono sempre un po’ dietro le quinte: amo il vino e amo stare in cantina, non sotto i riflettori. Che carattere darò al vino? A me piace che sia espressione del vitigno, coltivato in quel territorio, e della filosofia dell’azienda. Svicolo da richieste che escano dall’originalità del prodotto. Voglio che sia un Valpolicella autentico, espressione dei nostri vitigni».

Graziana Grassini spiega la sua visione per il futuro dell'azienda

Graziana Grassini spiega la sua visione per il futuro dell'azienda

La mano di Graziana Grassini si vedrà certamente negli anni futuri, in quanto si tratta di una collaborazione “fresca” per la quale si attendono risultati nel tempo, collaborando con gli enologi che già stanno lavorando all’interno dell’azienda Cecilia Beretta.

I vini, quindi, sono una sorta di “work in progress”. Durante un pranzo da Alice, con la chef Viviana Varese (non a caso, un’altra donna), sono stati degustati il Rosé Freeda 2018, realizzato con Corvina, Sauvignon Blanc e una piccola percentuale di Carmenere: un vino che è molto “provenzale”, richiamando la delicatezza e la leggerezza di un vino da bere senza troppi pensieri, ma con grande piacevolezza.

Il Mizzole è un Valpolicella Superiore Doc che vuole proprio interpretare lo stile che avranno i prodotti col marchio Cecilia Beretta

Il Mizzole è un Valpolicella Superiore Doc che vuole proprio interpretare lo stile che avranno i prodotti col marchio Cecilia Beretta

Il Valpolicella Superiore Mizzole 2017, uvaggio Corvina, Corvinone, Rondinella e Oseletta, affina metà in legno e metà in acciaio. «Abbiamo cercato di esprimere una certa complessità, ma puntando sempre alla freschezza, sia al naso che in bocca, con un finale abbastanza lungo».

Poi c’è il Picaie 2012, l’Igt storico dell’azienda che vuole essere una reinterpretazione dei Supertuscan. Argomento sul quale l’enologa Grassini è decisamente preparata: l’uvaggio in questo caso è di Corvina, Merlot e Cabernet, con un appassimento di due mesi.

L'Amarone Doc Classico Riserva 2012 pronto all'abbinamento con i piatti di Viviana Varese

L'Amarone Doc Classico Riserva 2012 pronto all'abbinamento con i piatti di Viviana Varese

E infine c’è l’Amarone 2012, dall’area di San Pietro in Cariano (quindi zona classica), con Corvina, Corvinone, Rondinella, Croatina e Oseletta, che esce in commercio dopo quattro anni di affinamento, dei quali almeno due in legno con barriques e tonneaux.


Rubriche

In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo