Verso Sera, il nuovo abito di Velenosi

Scopriamo il nuovo Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane della celebre cantina di Ascoli Piceno

01-05-2019
Al centro, Verso Sera l'ultimo nato della can

Al centro, Verso Sera l'ultimo nato della cantina marchigiana Velenosi

Si chiama Verso sera il nuovo Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg che Velenosi ha presentato allo scorso Vinitaly e che chi scrive aveva già potuto degustare a Milano durante un’anteprima alla stampa, ospitata nell’accogliente casa milanese di Francesca D’Orazio Buonerba, maestra dell’arte del buon ricevere e della buona cucina tradizionale abruzzese. Al suo debutto con la vendemmia 2017, è ottenuto da uve montepulciano in purezza provenienti dai vigneti di proprietà siti nel comune di Controguerra. Dopo la raccolta manuale a metà ottobre, è stato vinificato in fermentini in cemento termocondizionato, per poi macerare sulle bucce per circa ventotto giorni e affinare in botti grandi da trenta ettolitri per ulteriori dieci mesi.

Per Angela Velenosi, titolare dell’omonima cantina di Ascoli Piceno, «Verso sera è l’abito di velluto che non ha bisogno di un’occasione per essere indossato. È l’eleganza a ogni sorso, la piacevolezza che dal palato si fissa nella mente. È l’odore umido della terra dopo che il sole è sceso dietro le colline, il lavoro del contadino che torna a casa soddisfatto e stanco: con un bicchiere di Verso sera rendiamo onore al suo e al nostro lavoro. Un vino che rappresenta la consapevolezza, il risultato di un cammino di conoscenza e crescita, fatto di giusta maturità delle uve, di lunga macerazione delle bucce, di preciso affinamento in botti di rovere, senza inutili fronzoli».

Angela Velenosi

Angela Velenosi

I filari di Velenosi ad Ascoli Piceno

I filari di Velenosi ad Ascoli Piceno

Verso sera - che in etichetta reca la riproduzione delle forbici per la vendemmia, strumento più di ogni altro rappresentativo del vignaiolo - ha un bellissimo colore rosso rubino; al naso è intenso, complesso e fine, con chiare note di frutti rossi maturi che lasciano via via spazio a sentori più speziati; in bocca manifesta complessità, struttura e una delicata trama tannica che ne accompagna la buona persistenza aromatica intensa. Davvero un bell’esordio per un vino la cui armonia e piacevolezza rendono godibile anche in assolo, magari per premiarsi a fine giornata, e non per forza in un abbinamento gastronomico.

E se la nuova etichetta ci ha convinto, non da meno sono state alcune tra le referenze storiche della cantina marchigiana, che abbiamo potuto degustare nel medesimo contesto. Riportiamo di seguito quelle che abbiamo maggiormente apprezzato, assieme a qualche appunto, a partire dal Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Querciantica 2018: di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, si caratterizza con belle note fruttate principalmente di mela e pesca bianca, accompagnate da una spiccata quanto piacevole sapidità; fermentazione e vinificazione in acciaio per questa bella interpretazione del vitigno, giocata sulla freschezza.

Ancora tanto giovane, ma con importanti aspettative di longevità, l’Offida Docg Pecorino Rêve 2017: frutto di una annata difficile, sorprende con spiccati sentori di frutto della passione e agrumi, accompagnate da una freschezza tale da rendere impercettibile il passaggio in barrique nuove che durante la vinificazione interessa il 50% del mosto-vino. Ultimo, ma non ultimo, il rosso Lacrima di Morro Doc Superiore Querciantica 2017: stupenda espressione di un vitigno autoctono e difficile da vinificare, di origine antichissima e inscindibilmente legato al territorio in cui dimora.


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