Domaine Faiveley, a tu per tu con la miglior Borgogna

Passato, presente e futuro della storica etichetta, con oltre 190 anni di vita. E i nostri appunti dopo nove assaggi d'eccellenza

06-04-2019
Alcune celebri etichette di Domaine Faiveley

Alcune celebri etichette di Domaine Faiveley

Borgogna: un nome che al solo evocarlo suscita intese emozioni in qualsiasi appassionato di vino, sia esso neofita o navigato esperto. Una terra dove le uve pinot nero e chardonnay si esprimono ai massimi livelli attraverso alcune tra le più rinomate eccellenze enologiche al mondo. Una regione vitivinicola tanto affascinante quanto complessa, legislativamente regolamentata, ma non per questo limitata, da un rigido sistema piramidale di classi di merito, che dalla denominazione regionale culmina nei singoli vigneti di qualità superiore, in un’affascinante mosaico di villages, clos, climats e lieux-dits, tra vignerons, domaines e negotiants.

Panoramica sui vigneti Domaine Faiveley

Panoramica sui vigneti Domaine Faiveley

E in Borgogna si trova Domaine Faiveley, fondato nel 1825 a Nuits-Saint-Georges da Pierre Faiveley: artigiano calzolaio con una grande passione per il vino. Oggi, a rappresentare la settima generazione familiare e a gestire quelli che nel tempo, tra eredità e nuove acquisizioni, sono arrivati ad essere ben centoventidue ettari di proprietà, suddivisi in oltre cinquantasei denominazioni tra le quali spiccano ventitre Premiers Crus e dodici Grands Crus, troviamo Erwan Faiveley e sua sorella Eve, prima donna a rivestire tale ruolo in oltre centonovanta anni di attività di questo storico domaine.

Subentrato nel 2005 al padre François, Erwan Faiveley ha subito deciso di imporre una svolta stilistica alla produzione di famiglia con l’obiettivo di trasformare vini molto importanti, e destinati a lunghissimi invecchiamenti prima di poter essere goduti, in vini che potessero essere bevuti e apprezzati in tempi più brevi. Una modernizzazione, in un certo senso, da attuare senza comunque stravolgere le metodologie produttive e le espressioni tradizionalmente proprie del terroir borgognone e delle sue tanto illustri quanto stimate etichette. Senza inoltre tralasciare l’accresciuta importanza per il rispetto e la tutela ambientale che in Domaine Faiveley si traducono in un approccio alla vigna il meno interventista possibile e nella certificazione bio attualmente pari al 75% dei suoli di proprietà.

Da sinistra Carl-Stéphane Cercellier, Massimo Sagna, Jérôme Flous, Leonardo Sagna

Da sinistra Carl-Stéphane Cercellier, Massimo Sagna, Jérôme Flous, Leonardo Sagna

Per attuare il nuovo corso, a partire dalla vendemmia 2007, è stato chiamato l’enologo Jérôme Flous - responsabile sia dei processi in vigna che di quelli in cantina al fine di evitare qualsiasi possibile contrasto gestionale tra i due ambiti - il quale ci ha personalmente introdotti alla scoperta di alcune tra le etichette più rappresentative del Domaine Faiveley in una lunga ed entusiasmante degustazione tenutasi presso il Ceresio 7 di Milano; presente anche Carl-Stéphane Cercellier, responsabile export Faiveley, assieme a Massimo e Leonardo Sagna, importatori e distributori per l’Italia attraverso la loro storica, e anch’essa di tradizione familiare, Società Sagna.

Protagonisti principali dell’evento sono stati vini della vendemmia 2016 che in Borgogna è stata caratterizzata da condizioni meteorologiche contrastanti, quali un inverno mite seguito da una primavera molto piovosa e caratterizzata anche da alcune gelate. Il ciclo vegetativo è stato quindi lento e la raccolta necessariamente tardiva per attendere la perfetta maturazione delle uve, arrivata grazie ad un’estate calda e con precipitazioni inferiori alla media. Non sono comunque mancate etichette provenienti da altre annate quali: 2015 (vendemmia con condizioni particolarmente favorevoli e tali da consentire ai vini ottime potenzialità di invecchiamento), 2009 (uve di eccellente maturità per vini morbidi ed equilibrati) e 2007 (millesimo forse dall’andamento più insolito dell’ultima decade, ma in grado di esprimere vini tanto intensi e strutturati, quanto fini e armonici).

Quello detto sopra ha però validità generale. Vediamo quindi di seguito qualche appunto circostanziato alla degustazione nella quale, indipendentemente dalle naturali preferenze soggettive di un assaggio rispetto all’altro, i vini presentati - tutti ottenuti da uve pinot nero in purezza, eccetto quando diversamente indicato - si sono dimostrati di eccellente qualità e livello gusto-olfattivo, suscitando piaceri ed emozioni.

 

Joseph Faiveley Bourgogne Pinot Noir 2016. Il ricordo di questo assaggio a fine degustazione riporta alla mente l’episodio biblico di Davide e Golia. Ma qui i giganti erano veramente tanti, troppi, per un vino, figlio di una denominazione regionale, che merita comunque rispetto e attenzione. Piacevole, didattico e consigliatissimo a chi voglia approcciarsi ai vini rossi di questa stupenda regione senza per forza dover accendere un mutuo.
 

Domaine Faiveley Nuites-Saint-Georges Premier Cru “Les Porêts-Saint-Georges” 2016. Viene dalla vigna forse più cara alla famiglia Faiveley, essendo la prima ad essere stata acquistata nel lontano 1830. Un pinot nero che all’assaggio è risultato complesso, ma ancora molto chiuso; degno esempio di una denominazione tradizionalmente caratterizzata da vini potenti e profondi, tannici e austeri. Da dimenticare in cantina per apprezzarlo al meglio tra qualche anno.
 

Domaine Faiveley Gevrey-Chambertin Premier Cru “Les Cazetiers” 2016. Il Domaine è sempre stato molto noto per questo cru, nonostante ne possedesse “solo” due ettari (un “solo” relativo se si pensa che quelli totali disponibili ammontano a dieci), diventati quattro a partire dal 2014. Questo millesimo è il primo prodotto per assemblaggio tra i vigneti storici, posizionati nella parte alta della collina, e i nuovi acquisiti, collocati invece nella parte bassa. Bella intensità e persistenza; tannini ben presenti, ma più vellutati rispetto al Saint-Georges. Un vino ancora molto giovane e con evidenti grandi potenzialità future.
 

Domaine Faiveley Corton Clos des Cortons Faiveley Grand Cru Monopole 2016. Uno degli unici due Grands Crus a portare il nome della famiglia proprietaria e monopolio Faiveley dal 1874. Jérôme Flous lo ha così introdotto: «È il solo vino di Borgogna che un bordolése potrebbe apprezzare, ricordando con le sue caratteristiche organolettiche certe espressioni proprie di Pauillac e Saint-Estèphe». Più complessità che eleganza, per un Corton la cui collocazione ha protetto dalle gelate che hanno caratterizzato l’annata e che lo stesso Flous ha definito uno dei migliori che lui abbia vendemmiato.
 

Domaine Faiveley Mazis-Chambertin Grand Cru 2016. Un archetipo per la denominazione, caratterizzato da iniziali note floreali che lasciano poi spazio a note speziate, affumicate e quasi animali; esprime contemporaneamente una grande potenza e un’apprezzabile eleganza. A detta di Massimo Sagna, oggigiorno sono ancora perfettamente bevibili annate degli anni Sessanta. La notizia fa certo piacere, in primo luogo a coloro ancora in possesso di tali bottiglie, ma soprattutto permette di comprendere meglio le motivazioni alla base della nuova rotta impostata da Erwan Faiveley.


Domaine Faiveley Corton Clos des Cortons Faiveley Grand Cru Monopole 2009. Frutto di un’annata quantitativamente molto abbondante, probabilmente non beneficerà della stessa propensione all’invecchiamento del corrispettivo 2016. All’analisi gusto-olfattiva è risultato certamente un vino molto complesso, ma allo stesso tempo già molto aperto e pronto alla beva.


Domaine Faiveley Gevrey-Chambertin Premier Cru “Les Cazetiers” 2007. Fratello dell’omonimo 2016, è stato prodotto a partire dagli storici due ettari che al tempo della vendemmia erano ancora i soli di proprietà della famiglia Faiveley e rappresenta la prima annata firmata Jérôme Flous. Forse non la migliore vendemmia tra quelle presentate, ma comunque una bella espressione di vigneti vocati alla produzione di vini eleganti e raffinati.
 

Ma i due assaggi che chi scrive ha preferito più di ogni altro sono stati serviti durante la cena che ha seguito la degustazione. Si tratta del Domaine Faiveley Mercurey 2015 - da sole uve chardonnay e unico bianco presentato - e del Domaine Faiveley Clos de Vougeot Grand Cru 2016: due stupende espressioni del relativo terroir, la prima delle quali con anche un impressionante rapporto tra qualità e prezzo. Bottiglie che ogni appassionato di Borgogna desidererebbe possedere nella propria cantina.


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