Il futuro del Chiaretto: quante riflessioni dall'Anteprima

Vino "immediato" o con prospettive? Gli assaggi di Valtènesi e Bardolino lasciano pochi dubbi. Ma il mercato...

02-04-2019
Quale futuro per il Chiaretto? L'Anteprima che

Quale futuro per il Chiaretto? L'Anteprima che si è svolta a Lazise ha permesso vari ragionamenti su questo vino

Quale futuro per il Chiaretto? O meglio, quale strada vogliono intraprendere i produttori per valorizzare questo vino che, nonostante lo spirito giovanile ed estivo, nasconde in sé potenzialità sorprendenti?

La risposta non possiamo certo darla noi, ma l’Anteprima del Chiaretto, che si è svolta alla Dogana Veneta di Lazise, ha permesso di fare alcuni ragionamenti sui vini della zona del Garda, con un’unione di forze (e di sforzi) da parte del consorzio Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino e del Consorzio Valtènesi.

Prima cosa: si fa presto a dire Chiaretto. A partire dalle differenziazioni tra le due zone. A livello semplicemente di disciplinare, ricordiamo che nella zona di Bardolino è previsto l’utilizzo di Corvina veronese in prevalenza (35-95%, ma è tuttavia ammesso nella misura massima del 20% la presenza della varietà Corvinone), di Rondinella (5-40%) e di Molinara fino ad un massimo del 15%. Situazione differente per il Valtènesi, l’area Bresciana vicino al Garda, dove a farla da padrone è il Groppello, per una percentuale minima del 50%. Quindi, da un punto di vista esclusivamente di vitigni, i due vini hanno pochi punti di “contatto”.

Ma in realtà c’è qualcosa che li accomuna, un trait d’union che li rende distintivi e differenti dagli altri vini rosa («non chiamateli rosati», dicono i due Consorzi), è proprio il lago di Garda. O meglio, il terreno e il microclima che avvolge questa zona rendendola unica e conferendo ai vini una spiccata sapidità che non si trova altrove.

Il lago di Garda, legame indissolubile tra Bardolino e Valtènesi

Il lago di Garda, legame indissolubile tra Bardolino e Valtènesi

I Chiaretti 2018 degustati durante l’Anteprima hanno mostrato proprio questa caratteristica comune, legata soprattutto a sensazioni di sapidità. Con alcuni distinzioni. Perché alcuni produttori hanno sposato la filosofia del vino che fosse pronto il prima possibile, da vendere e consumare in poco tempo. Altri, invece, hanno puntato a prodotti con maggiore complessità ma che, d’altro canto, hanno bisogno un po’ di tempo in più per trovare il giusto equilibrio. In effetti molti vini presentati erano stati imbottigliati solo da pochi giorni e alcuni addirittura erano ancora in vasca. Certo, lo sappiamo, è un’Anteprima, ma siamo anche consci che le vendite di Chiaretto si concentrano nel primo anno di vita, se non addirittura nelle primissime settimane dalla messa in commercio. Ce lo conferma anche un produttore: quando gli facciamo notare che il suo vino avrebbe bisogno di altri 4 o 5 mesi di bottiglia, ci rivela che in realtà a giugno dello scorso anno lo aveva già venduto tutto.

Ed è sicuramente un peccato, visto che oltre all’annata corrente, la 2018, è stato possibile anche assaggiare, direttamente ai banchetti dei produttori, le annate precedenti. E così si è potuto perfettamente comprendere come la 2017, con un anno in più di bottiglia, sia un’annata decisamente più completa, i vini trovavano quell’equilibrio che, palesemente, non era presente in quasi nessuna bottiglia del 2018.

Folto pubblico di operatori, giornalisti e appassionati alla Dogana veneta di Lazise

Folto pubblico di operatori, giornalisti e appassionati alla Dogana veneta di Lazise

Ecco quindi il dilemma: vendere tutto e subito, oppure saper aspettare? Queste sono decisioni che, ovviamente, spettano ai singoli produttori, senza dimenticare l’altra faccia del mercato del vino, la più importante, quella dei consumatori. Insomma, chi beve Chiaretto è pronto ad accettare una bottiglia più “matura” di un anno? O vuole il vino “fresco e immediato”, senza troppi pensieri?

La realtà è che il Chiaretto, sia Bardolino che Valtènesi, ha grandi potenzialità. Non parliamo di affinamenti di tantissimi anni, si intenda, ma possiamo assicurare di aver assaggiato grandissimi prodotti del 2016, del 2015 e persino del 2014 (annata negativa, ma che Poggio delle Grazie, per fare un esempio, ha interpretato al meglio), fino ad arrivare anche al 2012, come dimostra il vino di Giovanna Tantini.

Per tornare all’annata 2018, il Groppello della Valtènesi è sembrato in forma migliore rispetto alla Corvina del Bardolino. Ma, ci ripetiamo, anche in questo caso il tempo potrebbe decisamente cambiare le carte in tavola. Per il Valtènesi, il Preafete di Podere dei Folli mostra una grande complessità e un’ottima beva, mentre il Rosa dei Frati di Ca’ dei Frati è sembrato di buon equilibrio, e il Siclì di Monte Cicogna ha mostrato un potenziale molto interessante.

Per quanto riguarda il Chiaretto Bardolino, ci hanno dato buone sensazioni Cavalchina, con una spiaccata nota di pesca, Guerrieri Rizzardi, elegante e dalla buona complessità, Monte del Fra’, con una bocca molto presente e un finale di leggero zafferano, Albino Piona, dove si ha una grande espressione olfattiva e una sapidità molto spiccata, il Granara di Tommasi Viticoltori, già abbastanza equilibrato, e il Villa Cordevigo Bio di Vigneti Villabella, che si presenta con una frutta fresca e croccante, e un finale leggermente spigoloso ma piacevole. Chissà, assaggiati fra qualche mese…


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