Château Cheval Blanc, i nostri assaggi di un mito

Ogni anno, dal 1852, si vendemmiano i vini di 45 parcelle, prodotti separatamente per preservarne le grandi peculiarità

16-12-2018 | 12:00

È difficile credere  che alcuni dei migliori vini francesi debbano una parte del loro successo all’Inghilterra. Per spiegare l’apparente paradosso occorre andare molto indietro nel tempo. Era il 1154 quando le terre di Bordeaux passarono sotto il dominio della corona inglese e vi rimasero per ben tre secoli. La città prosperò, i traffici commerciali si intensificarono. Il vino locale diventò merce preziosa per le esportazioni verso Londra, e fu grazie all’impulso della casa reale britannica che i Bordeaux iniziarono la loro ascesa nell’olimpo dei vini mondiali.

Oggi, oltre 860 anni dopo, resta ancora un po’ di stile britannico in uno dei vini più famosi e apprezzati del mondo, lo Château Cheval Blanc. Il 1° Grand Cru Classe A di Saint-Emilion viene infatti prodotto assemblando Merlot e Cabernet Franc - in alcune annate con minuscole percentuali di Cabernet Sauvignon - provenienti dalle 45 parcelle in cui sono divisi i 39 ettari della tenuta. Proprio come un “blend” whisky scozzese di inglese memoria. Da queste parti la tecnica si chiama “assemblage”. Il concetto è lo stesso.

Château Cheval Blanc su una mappa storica

Château Cheval Blanc su una mappa storica

Ogni anno, dal 1852, si vendemmiano i vini di ogni appezzamento, prodotti separatamente l’uno dall’altro per preservare le peculiarità delle varietà di viti, vitigni e suoli. Poi si compie la magia della creazione. Le personalità e i caratteri distintivi dei vini di ogni lotto sono valutati in primavera, con degustazioni cieche al termine della fermentazione. I migliori micro-cru vengono selezionati, da un minimo di 15 a un massimo di 35, e quindi assemblati. Le percentuali di Merlot e Cabernet Franc variano di anno in anno, per plasmare un vino eccellente, unico, raffinato. E sempre prodigiosamente insuperabile. E per finire questo ancestrale rituale ecco il passaggio in barrique nuove e l’affinamento in bottiglia. Per quanto tempo? Come direbbe un matematico nell’enunciazione di un teorema: “Lungo a piacere”.

Per chi ha la fortuna di poter incrociare queste opere d'arte vinicola, non resta che berli. L’occasione è giunta, per un ristretto manipolo di ospiti, nell’evento organizzato al ristorante Terrazza dell’Hotel Gallia di Milano da Dourthe per celebrare il 30° anniversario di produzione del Dourthe N°1, punto di riferimento dei bianchi secchi di Bordeaux. Insieme a Cuzziol Grandi Vini – suo partner per il mercato italiano - Dourthe ha voluto promuovere una serie di degustazioni dedicate proprio a Château Cheval Blanc, condotte da Pierre-Olivier Clouet, direttore tecnico, enologo e communication manager del Domaine. Con il competente servizio della sommelier Valentina Bertini e i deliziosi piatti dei fratelli Lebano, si sono avvicendati nei calici assaggi di Petit Cheval Blanc, nuovo Sauvignon Blanc in purezza, ultima creazione del Domain, e di Petit Cheval, annate 2012 e 2014, il rosso “meno nobile” dell’azienda.

«Paradossalmente – ha spiegato Pierre-Olivier Clouet – è più semplice assemblare i vini provenienti dai lotti migliori per creare il nostro 1° Grand Cru, piuttosto che trovare la chiave interpretativa del Petit Cheval. Un vino intenso, concentrato, ricco e fresco. Degno di portare in etichetta il nome della nostra azienda. Non si tratta di una seconda scelta. È un vino di grande qualità con caratteristiche diverse e personalità che lo distinguono e lo caratterizzano nel panorama dei grandi rossi di Bordeaux».

La nostra degustazione

La nostra degustazione

E a seguire ecco arrivare nel bicchiere tre annate di Château Cheval Blanc: 2012, 2008, 2006. «I nostri terreni, alcuni dei quali in zone collinari sono unici nella loro composizione – ha proseguito Clouet -  Abbiamo argilla fine, ghiaia e una ghiaia di grana più grossa mista a sabbia. E in questa terra, straordinaria e unica, che affondano le radici di vitigni che in media hanno più di 50 anni: il Cabernet Franc, emblema di questa zona Bordeaux e il Merlot, cèpage più presente nella rive droite. Il nostro scopo è, ovviamente, quello di creare grandi vini. Ma il principale obiettivo è preservare la nostra identità. Quell’unico tratto distintivo che deriva dal felice matrimonio fra terra, vite, microclima, metodologie e tecniche di vinificazione. Quando riusciamo, e accade spesso, a preservare ed esaltare questa identità, il risultato in bottiglia è assicurato».

I terreni del Cheval Blanc

I terreni del Cheval Blanc

L’assaggio è un’esperienza quasi mistica, stupefacente per la qualità dei vini e soprattutto per la grande personalità e le differenze emerse fra le tre annate proposte. Il 2012 è frutto di una primavera e di un estate secche e calde, con un bellissimo autunno. L’affinamento è stato di 18 mesi in botti di rovere nuove ed è stata eseguita una chiarificazione con albume d’uovo per far depositare le particelle in sospensione. Il risultato è un vino diritto e potente, con profumi di malva, frutti rossi e violetta. Un bouquet che emerge e non si fa soggiogare dal legno, sinonimo delle grandi annate. I tannini sono decisi, il finale ricco e intenso.

La cantina

La cantina

Il 2008 è il millesimo che ha destato i pareri più discordanti fra i presenti. Molto classico, forse oggi un po’ spigoloso, rappresenta l’archetipo del Cheval Blanc. La lunga macerazione, la separazione del mosto per circa il 13% e l’affinamento di 17 mesi in barrique nuove, hanno regalato un vino dal colore rosso intenso, con profumi di frutta nera e ribes rosso, un palato davvero corposo e concentrato, elegante nei tannini che potranno ancora stemperarsi e migliorare nel corso dei prossimi anni.

E per finire il 2006, prodotto con uve maturate precocemente, condizioni favorevoli per il Merlot che si sposa perfettamente con la finezza del Cabernet Franc. Il naso è caratterizzato dal tabacco e dalla frutta rossa. Corposo e ricco al palato presenta note morbide ed eleganti. Lunghissimo ed equilibrato il finale. Tre annate meravigliose come i loro vini a cui dare appuntamento, per un nuovo assaggio, fra 15-20 anni dopo un lungo e propizio riposo in cantina. Perché il mito non ha tempo.


Rubriche

In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo