Fivi e il Mercato dei vini a Piacenza: un crescendo inarrestabile

I vignaioli indipendenti puntano al rispetto del territorio. E a fare vini sempre più buoni

07-12-2018

Se qualcuno avesse dei dubbi sul successo crescente della Fivi, la Federazione dei Vignaioli Indipendenti, e del peso sempre maggiore che questo gruppo sta acquisendo anche da un punto di vista politico, basterebbe elencare alcuni semplici dati: al Mercato dei Vini di Piacenza, in due giorni, ci sono stati 18.500 visitatori, che hanno potuto degustare tra i 600 vignaioli presenti.

E la Fivi continua a crescere anche da un punto di vista di associati: attualmente sono circa 1200 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 11.000 ettari di vigneto, per una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. Quasi 80 sono i milioni di bottiglie commercializzate e il fatturato totale si avvicina a 0,7 miliardi di euro, per un valore in termini di export di 280 milioni di euro. Gli 11.000 ettari di vigneto sono condotti per il 51% in regime biologico/biodinamico e per il 49% secondo i principi della lotta integrata.

Claudia Crippa, azienda La Costa di Perego

Claudia Crippa, azienda La Costa di Perego

Questi sono i dati. Ma la sensazione che si poteva chiaramente notare a Piacenza, durante il Mercato dei Vini, era che ci sia un clima propositivo, di scambio di idee, di confronto con mentalità aperta. E anche un’ambiente pieno di sorrisi e di buone intenzioni.

La manifestazione di Piacenza, infatti, non è uno di quegli eventi settoriali chiusi e un po’ con il paraocchi, ma è aperta a tutti, dai semplici appassionati fino ai tecnici e ai giornalisti, con la possibilità di acquistare le bottiglie di tutta Italia, dal nord al sud, senza distinzione di grandezza o importanza dell’azienda: tutti valgono “uno”, tutti meritano rispetto.

Danilo Tozzi, Vis Amoris

Danilo Tozzi, Vis Amoris

Difficile, se non impossibile, trovare vini di bassa qualità, all’interno del Mercato dei Vini. Facile, invece, trovare delle piccole eccellenze, come può essere considerata la produzione della famiglia Crippa a Perego, in provincia di Lecco, all’azienda agricola La Costa, nella minuscola realtà dell’Igt Terre Lariane: «Perché Fivi? Perché siamo tutti viticoltori che seguono personalmente tutta la filiera del vino – conferma Claudia Crippa – Con la Fivi, i produttori lavorano anche per arrivare ad avere un sempre maggiore rispetto del territorio. E aiuta anche noi, che siamo delle piccole realtà». E quest’anno La Costa ha presentato un ottimo Solesta 2015, un Riesling renano di grande profondità.

Piccole realtà, si diceva, come quella di Vis Amoris, azienda che produce solo ed esclusivamente Pigato in tutte le sue forme, in due ettari e mezzo di terreno. «Il mercato di Piacenza è un continuo crescendo di cantine e visitatori che amano il vino – commenta soddisfatto Danilo Tozzi – Anche il periodo scelto, fine novembre, è il migliore per noi e per il pubblico». A proposito, il suo Metodo Classico Zero di Pigato è uno di quei vini da non perdere.

Alessandro Fanti, dal Trentino con il suo Incrocio Manzoni

Alessandro Fanti, dal Trentino con il suo Incrocio Manzoni

E poi ci sono le chicche, come il Moscatello di Taggia: ci troviamo ancora in Liguria, in provincia di Imperia, e l’azienda che ha voluto recuperare questo vitigno quasi estinto è la Mammoliti, nel comune di Ceriana. «Storicamente – spiega Eros Mammoliti – il Moscatello di Taggia era uno dei vini più cari che entravano a Roma, come dimostrano i documenti della Dogana del Tevere. Anche negli archivi di Londra ci sono testimonianze di come questo vino fosse importato anche al nord. Ma poi è quasi estinto. Tramite una nostra ricerca, siamo riusciti a recuperare circa 60 piante, una aveva addirittura 200 anni, e siamo ripartiti. Oggi, nella zone, si fanno circa 10mila bottiglie di questo vino».

Eros Mammoliti che ha riscoperto il Moscatello di Taggia

Eros Mammoliti che ha riscoperto il Moscatello di Taggia

E il risultato? Si tratta di un prodotto dalla spiccata acidità, che si presta anche ad affinamenti, e con una bellissima sapidità, legata soprattutto al terreno: secco e profumato, è un vino che è adatto a moltissimi abbinamenti.

Matteo Marzari ed Elena Dell'Adami de Tarczal

Matteo Marzari ed Elena Dell'Adami de Tarczal

Ci piace segnalare anche le produzioni di De Tarczal, a Marano d’Isera in provincia di Trento, con l’enologo Matteo Marzari che ha proposto l’Husar 2016, un Marzemino fantastico; ma anche il Rosso di Montepulciano “Il Golo” di Cantina Il Molinaccio, ovviamente Sangiovese, ma con il 5% di Alicante che diventa un vero jolly per un vino dalla splendida bevibilità. E ancora l’Incrocio Manzoni 2016 di Vignaioli Fanti, un vino sul quale punta molto il produttore Alessandro Fanti. E ancora il Nuovo Mondo di Morella, un Primitivo dalla complessità che ricorda i grandi Barolo italiani, per fare un azzardato accostamento.


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