I mille volti del Susumaniello

La brindisina Tenute Rubino ha recuperato un’uva autoctona di cui si erano perse le tracce, declinandola in diversi vini

18-11-2018

Alcune delle possibili interpretazioni del Susumaniello, uva recuperata dall'azienda Tenute Rubino di Brindisi

L’Italia racchiude nella sua realtà territoriale moltissime varietà autoctone, legate spesso a territori specifici di riferimento. Sono molti i produttori che in questi ultimi anni stanno cercando di non disperdere questo interessante patrimonio varietale, che a modo suo segna uno dei tratti distintivi del nostro paese.

La riscoperta e la ripresa di tali specificità contribuisce senza dubbio anche alla rivalutazione paesaggistica e territoriale delle tante realtà agricole: è il caso dell’areale brindisino, dove dal 1999 l’imprenditore Luigi Rubino insieme a sua moglie Romina Leopardi, ha portato avanti l’attività del padre e ha deciso di puntare sul rilancio dei vitigni autoctoni locali. Sono diverse le varietà che insistono nella sua azienda, ma Luigi non si è fermato ai più noti Primitivo, Negroamaro, Malvasia Bianca e Nera, bensì ha ripreso varietà quasi dimenticate, come il Susumaniello, un’uva storicamente diffusa nell’area brindisina di cui si erano ormai perse le tracce.

Si tratta di un vitigno a bacca nera, resistente alle avversità climatiche e agli agenti patogeni, ma caratterizzato dalla notevole diminuzione produttiva col susseguirsi delle vendemmie, riducendosi sino a una media al di sotto del chilogrammo per pianta. Di origine probabilmente dalmata, incuriosisce anche per il nome che lo contraddistingue e ne identifica un aspetto legato proprio al suo ciclo vitale, ossia la peculiarità di essere estremamente produttivo nei primi 10 anni di vita, tanto da “caricarsi come un somarello”.

Nonostante le difficoltà di questa varietà così particolare, una quindicina di anni fa Luigi Rubino ha deciso di recuperarlo; coadiuvato dall’enologo Luca Petrelli, ha coltivato il Susumaniello nella Tenuta di Jaddico-Giancòla, situata lungo la dorsale adriatica, a otto chilometri a nord di Brindisi.

La Tenuta di Jaddico-Giancòla

La Tenuta di Jaddico-Giancòla

Luigi Rubino, patron dell'azienda

Luigi Rubino, patron dell'azienda

I primi impianti di Susumaniello di Tenute Rubino sono degli anni 2002, frutto di una selezione massale operata su un vigneto di 75 anni. Il vitigno, pur essendo una varietà che si adatta a zone differenti, a Jaddico ha trovato le condizioni di ambientamento ideali. La vicinanza al mare si è dimostrata di fondamentale importanza per la riuscita del Progetto Susumaniello e l’esposizione del vigneto permette alle piante di essere accarezzate dal vento di tramontana e riparate dal vento di scirocco, così da prevenire gli eccessi di umidità del vigneto.

L'investimento sta dando risultati davvero soddisfacenti: come si evince dalle parole di Luigi Rubino, l’interesse nei confronti del Susumaniello è in crescita non solo da parte del mercato europeo e statunitense, ma sta trovando spazio nei mercati orientali, Cina e Giappone in particolare. 

Ma entriamo nel vivo della produzione e delle tipologie che ben esprimono questa peculiare varietà: non solo vini fermi rossi (Torre Testa e Oltremé), bensì un portfolio piuttosto variegato; si parte dalla versione spumantizzata, ottenuta da uve selezionate e raccolte in anticipo rispetto alla loro normale maturazione, che dà vita al Sumaré, il metodo classico millesimato, prodotto con diverse sboccature (24, 36 e 60 mesi), fino alla versione in rosa con il Torre Testa Rosato, le cui uve sono vendemmiate entro la prima decade di settembre.

Piacevole e disinvolto il Sumaré spumante brut 24 mesi, a cui segue il Sumaré 2013, uno spumante che ha avuto la sua sboccatura dopo 36 mesi di affinamento sui suoi lieviti (sboccatura 2016), e si distingue per la tonalità rosa piuttosto intensa, per le sue espressive note olfattive floreali e fruttate di lampone e frutti di bosco, a cui si aggiungono eleganti note speziate; fresco al palato e dalla incisiva acidità. Interessante anche l’ultimo nato, il Sumaré Brut 60 mesi 2012, di cui a oggi sono state prodotte poco meno di  500 bottiglie, dove si distinguono note di frutta a bacca rossa, tra cui spiccano fragola, melagrana e ciliegia, elegante al palato, connotato da una discreta sapidità e di buona coerenza al palato con le percezioni olfattive.

Dal colore rosa chiaro, il Torre Testa Rosato 2017 riprende le suggestioni olfattive proprie della varietà, con note di fragola e pompelmo rosa, il sorso fa emergere una interessante salinità, che lo rende lungo e versatile in abbinamento. Si chiude con le due versioni in rosso: l’Oltremé 2017 (etichetta dedicata alla moglie Romina), che conquista al primo assaggio. Con quest’etichetta, ci troviamo di fronte a una versione di Susumaniello, di estrema spontaneità, fresco e immediato, dai toni fruttati di lampone e ciliegia in prevalenza; snello e fragrante, vinificato e affinato in acciaio, armonico al palato e dai tannini morbidi e avvolgenti.

Segue il Torre Testa 2011, alfiere della gamma Tenute Rubino, che si rivela un vino espressivo e territoriale, dalle tinte rubino intenso, dove si susseguono aromi di prugna e frutta rossa matura, susseguite da tabacco, caffè e cenni di ginepro.

Tale esperienza è davvero particolare, permette infatti di potersi soffermare sulla potenzialità di questo autoctono pugliese, che è solo uno dei tanti progetti della famiglia Rubino. Infatti oltre il progetto Susumaniello, Luigi e sua moglie Romina, hanno in cantiere studi e approfondimenti anche sulle varietà Minutolo, Bianco d’Alessano, e Ottavianello, oltre alla costruzione di una cantina più grande che vedrà recuperata l’antica masseria di Jaddico-Giancòla, per affrontare l’incremento della produzione e ampliare l’incoming, dando valore e attenzione al turismo enogastronomico, quest’ultimo un settore in forte crescita.


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