Emidio Pepe, il pioniere

Ha scommesso sull'invecchiamento di Trebbiano e Montepulciano d'Abruzzo. E ha avuto ragione

07-10-2016

Emidio Pepe, omonimo del nonno che ha fondato a fine '800 l'azienda vitivinicola di Torano Nuovo (Teramo), telefono +39.0861.856493. Oggi le figlie Daniela e Sofia, insieme alla nipote Chiara, stanno mettendo in pratica i segreti appresi dai genitori, per mantenere intatto il patrimonio naturale dell’azienda

C'è chi sa immaginare il futuro, guardando nel passato. Qualcuno all'inizio ha pensato che fosse un folle, pieno di illusioni. Ora invece si deve ricredere, comprendendo che quella “pazzia” in realtà era genialità, alimentata da sogni. Ecco chi è Emidio Pepe. Uno che ha saputo anticipare i tempi, che ha visto nel Montepulciano d'Abruzzo e nel Trebbiano una potenzialità di invecchiamento che nessuno poteva immaginare, in quegli anni. E ora, in molti lo stanno imitando, guardando all'azienda di Torano Nuovo, in provincia di Teramo, come a un punto di riferimento. 

Eppure si tratta di una cantina che ha 15 ettari, in un angolo di mondo incontaminato, dove il tempo sembra che si sia fermato, dove l'agricoltura (tutta biologica) rappresenta, assieme al turismo, l'attività principale del paese. La filosofia di Emidio Pepe è perfettamente spiegata dalla figlia Sofia. «Mio padre ha sempre detto: il mio vino può anche non piacere, ma non fa male». Genuinità, ma ancora prima rispetto assoluto per il vigneto, e poi per il vino, che vengono trattati, dal primo all'ultimo momento, nella maniera più naturale possibile. 

Sofia Pepe

Sofia Pepe

«Le piccole attenzioni, i particolari, dal vigneto fino al bicchiere, per noi contano tantissimo. E sono quelli che, a lungo andare, fanno la differenza». E quella espressione "a lungo andare" ha un significato preciso, visto che l'azienda Emidio Pepe ha attualmente in commercio tutte le migliori annate delle ultime 40 vendemmie, di Montepulciano ma anche di Trebbiano. «Qualche anno fa ci guardavano come se fossimo matti, ma adesso la situazione è cambiata». Ora l'azienda è molto conosciuta, e ha anche un notevole appeal anche all'estero, dove sono molto attenti alle annate "vecchie", tanto da richiederle con insistenza.

All'inizio (l'azienda è stata fondata nel 1964), nessuno credeva nella possibilità di invecchiare i vini abruzzesi, tranne Emidio Pepe. «Allora - racconta con orgoglio Sofia - in paese, a un proprietario terriero della zona che si chiamava 'don' Nicola, chiesero che cosa ne pensasse del fatto che mio papà aveva messo delle bottiglie a invecchiare in cantina. Allora si pensava che il Montepulciano fosse solo un vino da tutti i giorni, piuttosto semplice. E don Nicola disse, quasi per irriderlo: "Sono solo castelli di carta". Da allora mio papà iniziò ad accatastare le bottiglie in cantina proprio come un castello. E il suo vino veniva apprezzato sempre di più». E don Nicola, così, sbagliò la sua profezia.

Il futuro era nel passato, nel fare il vino come una volta, abbandonando la chimica in vigna e cercando, in cantina, di trattare le uve il meglio possibile. «Perché il vino è vivo» insiste Sofia Pepe. Dicevamo, i piccoli particolari contano. «Quando siamo in vendemmia, passiamo nello stesso vigneto 3 o 4 volte, scegliendo i grappoli e raccogliendoli solo quando pensiamo che vadano bene. E ogni vigna viene vinificata singolarmente, in quanto offre produzione con caratteristiche differenti. Abbiamo fatto verifiche con il microscopio, botte per botte, e abbiamo visto che anche i lieviti, rigorosamente autoctoni sono differenti».

In cantina, mantenendo sempre massima l'attenzione per l'igiene e la pulizia, la pigiatura rappresenta un vero salto nel passato. Per i bianchi si fa ancora la pigiatura con i piedi, per i rossi invece le uve vengono diraspate a mano. Un lavoro piuttosto lungo e faticoso, visto che in periodo di vendemmia entrano in cantina circa 100 quintali di uva al giorno. «La mattina ti svegli e sai che devi lottare per far capire la nostra filosofia rispettosa del vino, che viene trattato come un essere vivente. Perché è vivo».

Per vinificazione e affinamento si utilizza solo il cemento, «un sistema che non abbandoneremo mai». E che permette al vino di esprimersi per quello che è veramente, senza "contaminazioni" esterne. «Non chiarifichiamo e non filtriamo. Bisogna solo avere pazienza». E poi ci sono i lunghi, lunghissimi affinamenti. Dove a sorprendere sono i bianchi: quando si assaggia un Trebbiano d'Abruzzo 2009, per esempio, si nota una interessante complessità aromatica, ma soprattutto c'è una struttura (che non significa grado alcolico) e un'acidità sorprendente e affascinante. Ma anche i vini più giovani rispecchiano l'andamento delle singole annate. È la natura, d'altronde.


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