Fabiana Mendia, cucinare l’arte

La studiosa napoletana firma un progetto editoriale che esplora le relazioni tra le due discipline. Prima parte, il pesce

23-05-2018

"Il mercato del pesce" di Frans Snyders (1618), uno dei tanti dipinti a tema gastronomico illustrati in "Il gusto di raccontare. Crostacei, pesci, molluschi e frutti mare nei dipinti, sulle tavole e nelle cucine” della studiosa Fabiana Mendia. (Timìa Edizioni), primo di una collana di 8 uscite. Si acquista online a 13 euro. Mercoledì 30 maggio l'autrice interverrà alla Casa del Cinema di Roma, ore 19

Il racconto parte da Anversa, città di mare cosmopolita e aperta, forse in connessione ideale a Napoli, il mio luogo di origine. Dal mare l’acqua entra nelle città, sui banchi dei mercati, nei pesci venduti all’alba e pescati in golfi di celebrata bellezza come quello di Napoli appunto, che il poeta Jacopo Sannazzaro definì “un pezzo di cielo caduto sulla terra”, la porta del Paradiso Terrestre.

In “Il gusto di raccontare. Crostacei, pesci, molluschi e frutti mare nei dipinti, sulle tavole e nelle cucine”, Timìa Edizioni, svelo un mondo stupefacente e misterioso, quello dei pesci, che ha affascinato fin dalla più remota antichità l’immaginario dell’uomo. Da sempre fonte di sostentamento vitale, poi volano nel processo di accumulazione del capitale tra medioevo ed età moderna e, in seguito, motore di un settore industriale di prima grandezza, il pesce ha assunto valenze che trascendono l’aspetto meramente alimentare per definirsi come protagonista di raffigurazioni artistiche e veicolo di significati simbolici.

Il progetto editoriale trae ispirazione dall’esperienza delle conferenze curate con ARTEINDIRETTA sul Rinascimento e il Seicento a tavola, poi declinate in tematiche e ingredienti specifici come nel caso dell’incontro dedicato ai prodotti ittici nell’arte presentato lo scorso novembre al Mercato Centrale di Roma. Appuntamenti articolati, multimediali, in cui il racconto storico e iconografico era punteggiato da proiezioni e da voci recitanti.

Particolare di "Composizione con pesci e crostacei" di Giovan Battista Recco (metà XVII secolo). Prossime tematiche della collana: 2) selvaggina, carni rosse, pollame e maiale, 3) focacce, pizze, pani e ciambelle, 4) biscotti, tè, caffè e cioccolata, 5) verdure, legumi, funghi e tartufi, 6) salumi, formaggi, uova e pasticci, 7) pasta, polenta, riso e patate, 8) torte, dolci, frutta e sorbetti

Particolare di "Composizione con pesci e crostacei" di Giovan Battista Recco (metà XVII secolo). Prossime tematiche della collana: 2) selvaggina, carni rosse, pollame e maiale, 3) focacce, pizze, pani e ciambelle, 4) biscotti, tè, caffè e cioccolata, 5) verdure, legumi, funghi e tartufi, 6) salumi, formaggi, uova e pasticci, 7) pasta, polenta, riso e patate, 8) torte, dolci, frutta e sorbetti

"Tranci di salmone" (Francisco Goya, 1808-1812)

"Tranci di salmone" (Francisco Goya, 1808-1812)

Il libro ricalibra quella complessità, concentrandola sulla buona cucina come abilità che viene da lontano e che scatena in chi lo vede e lo legge un piacere evidente. Una condivisione di conoscenze, gusti, passioni per un pubblico finalmente più vasto. Il volume, che sarà presentato il 30 maggio alla Casa del Cinema di Roma con la collaborazione di Zètema Progetto Cultura, è il primo di una collana, edita da Timia Edizioni, che illustrerà in 8 uscite il rapporto tra cibo e arte, raccontando con gusto e garbo di materie prime e preparazioni, di storie dei cuochi e delle loro invenzioni. Ora i pesci, poi carni, salumi, formaggi, pasta, verdure, dolci, cioccolata…

Si entra così nei luoghi di conservazione e trasformazione dei cibi, si descrivono le feste aristocratiche, i pranzi borghesi, le fiere, i mercati cittadini e le scene di genere fondamentali per comprendere la ritualizzazione dei pasti. Sono presentate opere dall’antico al contemporaneo, dai fiamminghi Pieter Aertsen e Joachim Beuckelaer al cremonese Vincenzo Campi, accomunati dal mostrare una viva enfatizzazione dei cibi e dei luoghi a essi connessi.

Rovesciati sui banchi dei mercati del Mar del Nord o boccheggianti sugli arenili e nelle grotte, scorfani rosso cupo, astici fiammeggianti, ostriche lucenti regalano caleidoscopici giochi di luce, circondando popolani in pose lascive e ammiccanti con sottesi intenti moraleggianti. A Napoli si costituirono dinastie di specialisti legati da vincoli di sangue come i Recco e i Ruoppolo, figure chiave della natura morta che, con abilità e padronanza della materia, donarono ai pesci ritmo e fremiti di vita.

A Napoli giunse a metà dell’Ottocento Monsieur Coste, biologo ed emissario del re di Francia, per studiare gli allevamenti di ostriche presenti nelle terre borboniche sin dall’età romana: alle suggestioni visive per l’arte si somma la sorpresa per le notizie storiche. Goya trasfigura gli “orrori della guerra” in tranci di salmone, Chardin ritrae una razza “tinta di sangue rosso, di nervi blu e di muscoli bianchi, come la navata di una cattedrale policroma”, una forza espressiva che colpì e attrasse Proust. Tra Ottocento e Novecento esempi di pesci continuarono imperterriti a essere rappresentati, autori italiani e stranieri non hanno mai trascurato un soggetto che fin dalla più remota antichità non ha mai perso il suo fascino.

"La razza" o "Interno di cucina" (Jean-Baptiste-Siméon Chardin, 1728)

"La razza" o "Interno di cucina" (Jean-Baptiste-Siméon Chardin, 1728)

A sinistra, "Pesci che sfuggono da un paniere" (III sec. d.C.) e "La fortuna del pescatore" (Jan Dirven, 1649).

A sinistra, "Pesci che sfuggono da un paniere" (III sec. d.C.) e "La fortuna del pescatore" (Jan Dirven, 1649).

Mentre lo storico dell’arte li contestualizza, il cuoco, si potrebbe dire, già li cucina: dopo l’analisi formale di un quadro che snoda pesci come vestiti in un défilé, si passa alla descrizione di preparazioni storiche, il desiderio è già in essere! Una selezione di 12 ricette originali arricchisce, infatti, il libro di esperimenti commestibili e facilmente replicabili: Orecchiette viola a pois e baccalà, Zucca più salmone, gelo per gli ospiti, Ostriche, foie gras e mirtilli: sarebbe piaciuto a Casanova

Approfondimenti su convenzioni e curiosità della gastronomia antica e contemporanea sono poi offerti dall’analisi di testi critici e letterari, come nel caso di Casanova che esalta il gusto di mangiare ostriche “in compagnia” o di David Foster Wallace che riflette ironicamente sul destino delle aragoste consumate dai turisti nel Maine.

Completano il racconto biografie di cuochi celebri dal Rinascimento in poi, riletture della vita di famosi gourmand che offrono punti di vista inediti sull’evoluzione di gusti e preparazioni. L’accuratezza storica è il requisito fondamentale, la base su cui poggia questo libro. Da tale e ben solido piedistallo, a elevarsi è il piacere dell’occhio e il dolce fluire del testo che seleziona fatti e documenti, focalizza rappresentazioni e particolari di immagini. Sulle tavole, nei mercati, nei dipinti, tutto l’incanto del mondo sommerso.

"Triomphe de Moule I" di Marcel Broodthaers (1965) e "Asile impérial de Vincennes, i cuochi, i forni" (Charles Nègre, 1857)

"Triomphe de Moule I" di Marcel Broodthaers (1965) e "Asile impérial de Vincennes, i cuochi, i forni" (Charles Nègre, 1857)

DOVE E QUANDO
Mercoledì 30 maggio 2018, ore 19.00
Casa del Cinema
largo Marcello Mastroianni, 1
Roma

Con l’autrice Fabiana Mendia interverranno Francesca Jacobone, Giorgio Gosetti, Guido Barendson ed Enrico Mascelloni. Sergio Basile parteciperà leggendo testi critici e letterari.