Wine Tip

Gentile {NOMEUTENTE}
Questo numero della newsletter del vino sarebbe dovuto uscire 48 ore fa, martedì mattina. Poi un paio di contrattempi l’hanno fatta scivolare a oggi e allora mi viene difficile ignorare nel saluto quanto è accaduto ieri nella Sala Cavour del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. E’ stata infatti presentata l’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto. Erano presenti, oltre alla stampa e al pubblico, il ministro Maurizio Martina, il presidente Cristina Bowerman, quello onorario Carlo Petrini, nonché un gran numero tra soci fondatori, 67 in tutto, e soci benemeriti, 23.

Carlo Passera ha raccontato molto bene la giornata nel sito di Identità e al suo pezzo vi rimando. Ora mi preme ringraziare chi ha creduto nel progetto, e lo ha fatto suo, chi ha chiesto tempo per i motivi più disparati, e vi aderirà nel corso del prossimo anno, e anche quei pochi che lo hanno rifiutato, effettivi o benemeriti che fossero. Quanto sto per scrivere suona come un paradosso, ma per come sono fatto io non lo è. Quest’ultimi sono i più importanti perché aiutano a comprendere se sono stati fatti degli errori, magari anche solo di comunicazione. Se si vuole crescere, bisogna sì avere nuove idee e stimoli, ma anche essere capaci di ascoltare, capire ed eventualmente correggersi.

Dentro di me, la costituzione di questo gruppo parte ben prima del marzo di due anni fa quando a Roma si ritrovarono una 50ina di protagonisti della ristorazione tricolore. Ha detto il ministro Martina: «Siamo partiti il 2 marzo 2015, abbiamo fatto passi in avanti strepitosi. Io allora mi chiedevo: ma dove sono i cuochi italiani, chi sono? Eccovi: ora passate dall’essere tante individualità divise a un corpo collettivo che farà la propria parte – come le istituzioni – per rafforzare l’Italia, con i tanti strumenti che stiamo mettendo in campo».

Come sempre, avere l’idea giusta non basta. Bisogna averla al momento giusto.

Paolo Marchi

I testi della newsletter sono a cura di Raffaele Foglia.
 

Merano Wine, un festival al top

Per gli appassionati di grandi vini, ma anche per gli esperti del settore, è un appuntamento che risulta ogni anno sempre più importante e convincente. Torna infatti il Merano Wine Festival, organizzato a partire dal 1992 da Helmut Köcher, che è presidente e fondatore della manifestazione Altoatesina. Quest’anno l’importante manifestazione si terrà dal 4 all’8 novembre, ovviamente a Merano, con diverse sezioni.

A partire dall’attesa Bio&dynamica, dedicata come dice il nome stesso alla sezione dei vini naturali, e che avrà uno spazio al Kurhaus nella giornata inaugurale. Affiancata a questa area c’è la sezione Wine International, dedicata all’estero, con presenze di produttori dalla Francia, dall’Austria, dalla Germania, ma anche da Cile, Argentina e Uruguay, giusto per fare degli esempi. Sicuramente la parte più corposa è quella del Wine Italia, con oltre 300 produttori nazionali. Un occhio di riguardo per Extremis, area dedicata a chi produce vino nelle zone più difficoltose, quelle estreme (come dice il nome stesso).

Si potranno poi assaggiare i vini che hanno conquistato il Merano Wine Award, con il riconoscimento del Platinum (oltre 95 punti), Gold (90-95) e Rosso (88-90). Da segnalare la presenza dell’Union des Grands Crus de Bordeaux, e un’area per le New Entries (il 7 novembre), oltre alle iniziative del Longevity vintage collection, Catwalk Champagne, Club Excellence ed Extrawine.

Insomma, tanti spunti differenti per parlare del vino e delle eccellenze italiane e straniere.
 

Barbaresco, è un vero Piacere

Due giorni per conoscere il Barbaresco da tutti i punti di vista, con uno sguardo dall’alto di tutte le Langhe.

Un’occasione per veri appassionati del vitigno Nebbiolo, quella che si presenta nel fine settimana del 15 e del 16 ottobre, quando nel salone consiliare del Comune di Barbaresco si terrà Piacere Barbaresco.

Come dice il nome stesso il protagonista assoluto è il Barbaresco, che certe volte viene considerato ingiustamente un cugino “povero” del Barolo, ma che soprattutto in queste ultime annate ha saputo mostrare il carattere di un territorio, distinguendosi appunto dagli altri parenti delle Langhe (non dimentichiamo anche il Roero) e approcciandosi al mondo degli appassionati con un crescente appeal. Per godere appieno del Barbaresco lo si potra? abbinare ad altre eccellenze territoriali offerte dai banchetti del mercato del bello e del buono.

Sabato 15 e domenica 16, dalle 10 alle 19, ci sarà il grande banco d’assaggio di Barbaresco delle annate 2011, 2012 e 2013, con cinquanta produttori aderenti all’Enoteca del Barbaresco (ingresso a 20 euro). Nelle stesse giornate, alle 11 e alle 16, si svolgeranno i laboratori di degustazione guidata di Barbaresco 2013 con abbinamento a salumi e formaggi, a 10 euro. Durante i due giorni della manifestazione la torre di Barbaresco sarà aperta per godere del panorama mozzafiato sui colori dei vigneti in autunno.

Il programma completo sul sito www.enotecadelbarbaresco.it.
 

Autocthona, l'anima dei territori

Italia terra di grandi vini. Ma soprattutto terra di grandi vitigni autoctoni. Perché il successo del vino italiano all’estero è da ricercarsi proprio nella biodiversità, nella ricerca di valorizzare un territorio anche tramite quei vitigni che solo lì crescono e vivono.

Ed è questo il senso di Autocthona, la manifestazione che si terrà il 24 e il 25 ottobre alla fiera di Bolzano, in contemporanea con Hotel, la quattro giorni dedicata al settore dell’hotellerie e della ristorazione.

L’edizione 2016 arricchisce la sua formula, proponendo una novità per le aziende che ambiscono proprio a creare sbocchi commerciali verso nuovi mercati esteri. Si chiama “Best Wine Buy”, con le aziende espositrici che potranno infatti prenotare incontri individuali con gli importatori grazie ad un’agenda studiata ad hoc sulla base delle loro esigenze.

I numeri della scorsa edizione confermano la crescita di Autochtona. Con oltre 120 Cantine espositrici provenienti da 15 differenti regioni italiane e 480 tipologie di vini, l’edizione 2015 ha registrato la partecipazione di oltre 1200 visitatori specializzati e 46 media accreditati del settore.

Non mancherà nemmeno quest’anno la rassegna “Autoctoni che passione!” in occasione della quale una giuria di wine journalist e riconosciuti esperti assegnerà gli “Autochtona Awards” alle migliori etichette in degustazione. Confermata anche “Tasting Lagrein”, la degustazione comparativa dedicata ai vini prodotti dall’omonimo vitigno altoatesino, parte integrante del calendario “collaterale” della manifestazione.
 

I Colli Berici suonano il Rock

Il vino? È rock. Almeno secondo il Consorzio dei vini dei Colli Berici, che a Vicenza vogliono dimostrare come ci sia uno stretto legame con il territorio, con le rocce – rock – che lo caratterizzano, sia per quanto riguarda le caratteristiche organolettiche dei prodotti, sia per i luoghi che possono essere visitati, dalle Ville Palladiane agli antichi eremi.

Così nasce questa edizione di Gustus, Vini e Sapori dei Colli Berici, che trasformerà Palazzo Valmarana Braga, nel centro storico di Vicenza, in un grande banco d'assaggio con oltre 100 etichette e tre degustazioni pensate dal Consorzio di Tutela Vini Colli Berici e Vicenza per scoprire i segreti dei vitigni del territorio. L’evento sarà aperto al pubblico venerdì 28 ottobre (dalle 19 alle 22), sabato 29 ottobre (dalle 17 alle 22) e domenica 30 ottobre (dalle 16 alle 19).

E ci saranno numerosi momenti di approfondimento. Si comincia sabato 29 ottobre alle 17 con “Vini ad alta godibilità: il Tai Rosso”, con l’autoctono della zona in comparazione ad altri vini che hanno fatto della leggerezza il loro punto di forza, cioè la Schiava e il Bardolino. Alle 19 ci sarà invece “Variazioni sul tema: l’anima bianca dei Colli Berici”. Infine domenica 30 ottobre alle 16 tocca a “L’impronta. Il vitigno Merlot sui Colli Berici”, con un confronto con altre espressioni di merlot di altri territori italiani.

Oltre al vino si potranno degustare i sapori del territorio grazie alla presenza di aziende produttrici di miele, formaggi, salumi, olio extra vergine. Tra questi l'Asiago Dop, rappresentato dal Consorzio di Tutela, che a Gustus proporrà diverse tipologie di Asiago abbinate ai vini Doc dei Colli Berici.

Il prezzo del biglietto intero è di € 23. I ticket sono acquistabili online attraverso la piattaforma Faberest oppure a Palazzo Valmarana Braga durante l’evento, fino ad esaurimento posti disponibili. Fino al 16 ottobre i biglietti sono acquistabili in prevendita solo online su Faberest al prezzo agevolato di € 19. Per ulteriori informazioni http://gustus.stradavinicolliberici.it o mandare una mail a [mailto=info@stradavinicolliberici.it]info@stradavinicolliberici.it[/mailto].
 

Vigne storiche, gemellaggio Torino-Vienna

Vigneti storici urbani, un patto tra Torino e Vienna. A Villa della Regina a Torino è stato firmato il patto di gemellaggio tra il vigneto di Villa della Regina e quello del Castello di Schönbrunn a Vienna, le vigne urbane di due patrimoni dell’Umanità Unesco.

Prende così sempre più forma il network dei vigneti storici urbani avviato nel 2014 in occasione del gemellaggio con la Confrérie de Montmartre, che gestisce la storica Cuvée du Clos Montmartre a Parigi (#urbanvineyards). Il progetto di network tra vigne urbane è stato voluto e sostenuto dall’Azienda Vitivinicola Balbiano, che nell’ettaro della Villa della Regina produce ogni anno circa 4.000 bottiglie di Freisa di Chieri DOC “Vigna Villa della Regina”.

«È un privilegio far crescere i frutti di quello che è l’unico vigneto urbano d’Italia e che ha una storia di oltre 400 anni – dichiara Luca Balbiano, che gestisce l’azienda di famiglia ed è presidente del Consorzio di Tutela delle DOC Freisa di Chieri e Collina Torinese - Nel 2003 abbiamo accettato la sfida della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, che ci ha affidato la gestione della vigna, e stiamo portando avanti questo incarico con entusiasmo e, devo ammettere, con buoni risultati».

Villa della Regina è un capolavoro del Barocco sulla collina davanti al cuore di Torino ed è patrimonio dell’Unesco. Il Castello di Schönbrunn condivide con la Villa la stessa regalità: anch’essa è patrimonio dell’Umanità Unesco, ed è uno dei più bei complessi barocchi d’Europa, ex residenza estiva della famiglia imperiale e una delle più incantevoli attrazioni turistiche di Vienna. «L’Italia e l’Austria condividono una lunga tradizione di coltivazione del vino – commenta Fritz Wieninger, Direttore dell’associazione WienWein, che gestisce la vigna di Schönbrunn. I vigneti, facenti parte di due palazzi storici, sono molto speciali e il gemellaggio tra Villa della Regina e il Castello di Schönbrunn è un chiaro segnale per rafforzare quest’unico valore».

Nella foto la firma del gemellaggio tra Monica La Cava (Presidente dell’Associazione Amici di Villa della Regina) e Fritz Wieninger (Presidente WienWein). (foto Riccardo Rebola e Marcello Samuele).
 

Milano, due giorni da capitale del whisky

Potrebbero essere considerati quasi undici anni di affinamento, che ha portato a un progressivo miglioramento. Questo il Milano Whisky Festival & Fine Rum, la manifestazione per gli appassionati dei distillati, in particolare di grandi whisky, che come ogni anno si tiene all’Hotel Marriott (via Washington 66) di Milano. Undici anni di manifestazione, durante i quali è profondamente cambiato anche il panorama del beverage e degli spirits, con nuove entrate sulla scena internazionale – basti pensare ai whisky giapponesi – e conferme di qualità e prestigio.

Nella sala Le Baron del Marriott e nell'attiguo spazio dedicato ai Rum il 5 e 6 novembre sarà possibile degustare, annusare e ammirare un'infinità di etichette prestigiose di Whisky e Rum.

La manifestazione apre i battenti sabato 5 alle 14 per una non-stop fino a mezzanotte; la domenica si replica dalle 14 alle 21. Le modalità di registrazione sono le stesse dello scorso anno: per velocizzare tutta la procedura, sarà possibile iscriversi gratuitamente anche via web oppure direttamente all'entrata che, anche quest'anno sarà gratuita. Basterà dotarsi del kit di degustazione composto da bicchiere, portabicchiere e guida al whisky 2017, ed entrare nel mondo degli whisky.

Ci saranno anche le Masterclass dedicate ai Whisky e ai Rum più pregiati ed esclusivi. In particolare, quest'anno il Milano Whisky festival festeggia i 50 anni del Bar Metro – storico locale di Milano conosciuto da consumatori di tutto il mondo - con una Masterclass speciale: Giorgio D’Ambrosio, il suo titolare, racconterà “50 anni di whisky business”, cioè come fare di una passione la propria vita.

Un appuntamento da non perdere: per conoscere l’intero programma della manifestazione, con l’ampio calendario di degustazioni, è possibile consultare direttamente il sito internet del Whisky Festival.
 

Mossi 1558, tra Malvasia Rosa ed Ervi

Un vigneto sperimentale di ricerca genetica per recuperare varietà autoctone. È questa la scommessa avviata da Silvia Mandini e Marco Profumo, che da due anni hanno preso in mano la cantina Mossi 1558, azienda vitivinicola della Val Tidone, in provincia di Piacenza, con 56 ettari vitati.

Un’azienda storica, con lo storico proprietario Luigi Mossi, ormai ottantenne, che ha deciso di cedere il passo alla giovane coppia, anche se “acerba” dal punto di vista enologico, visto che i coniugi Profumo arrivano da Milano, con esperienze nel settore informatico. Marco Profumo è il figlio del banchiere Alessandro Profumo: ma questa è un’altra storia.

La realtà è che i due giovani coniugi hanno lasciato il loro passato alle spalle, «con esperienza zero» ammette Marco Profumo, per costruire il proprio futuro, innamorati di una terra forse non presa troppo in considerazione dagli amanti del vino, pensando che in questi territorio si facciano solo “vinelli”. Ma bisogna superare questo pregiudizio.

Se due vendemmie (tre se si considera quella appena conclusa) possono essere ancora considerate una “fase di studio”, dove poter cercare un’evoluzione sempre maggiore su vini di media-alta qualità, da far rientrare nel circuito della ristorazione, c’è da sottolineare la volontà di recuperare il passato. A partire dal vigneto sperimentale, seguito anche dall’Università di Bologna, per recuperare le antiche varietà di viti che stavano scomparendo. Da qui nasce la grande sfida della Malvasia Rosa, selezionata in collaborazione con il professor Mario Fregoni. Si tratta di una mutazione genetica naturale della Malvasia di Candia aromatica riconosciuta come vitigno autorizzato per la provincia di Piacenza. Così ora la Mossi è una delle due aziende che produce Malvasia Rosa a livello mondiale: sono circa 400 bottiglie, frutto di vendemmia tardiva. Una perla.

Infine c’è la scommessa che si chiama Ervi, altra sperimentazione con il professor Fregoni. Si tratta di un incrocio tra Barbera e Bonarda (Croatina) pensato per produrre una sorta di “Gutturnio in pianta”, per unire l’acidità della Barbera, al tannino e al colore della Croatina. In questo caso siamo proprio in fase di sperimentazione.

E poi c’è l’Ortrugo, il vitigno più caratteristico della zona. In questo caso l’azienda produce in tre versioni: il vino fermo Baciamano, il frizzante da tutto pasto e la bollicina da Metodo Charmat Contro Tempo, Spumante Brut. Ma anche qui non è finita: c’è l’ipotesi di una vinificazione con il metodo ancestrale. Che per ora rimane un’ipotesi.
 

DiVento, un vino buono due volte

Dalle parole, all’azione. Così le Donne della Vite stanno realizzando un progetto che si chiama DiVento per cercare di salvare le bambine di strada di Nairobi per portarle in un luogo più sicuro, che offra loro alternative e opportunità: la Casa di Anita fondata dalla onlus Amani.

Ma non basta solo sostenere a parole un progetto, bisogna passare ai fatti concreti. E le Donne della Vite hanno deciso di farlo con quello che sanno fare meglio: il vino.

DiVento, infatti, è un vino che è in fase di realizzazione (la vendemmia è stata conclusa in questi giorni, si tratta di un Sauvignon blanc proveniente dal Friuli) che porterà a una produzione, per l’annata 2016, circa 1200 più alcune magnum, che saranno disponibili a partire dall’inizio di dicembre e tutto il ricavato sarà donato ad Amani per finanziare il progetto della Casa di Anita.

È un vino sostenibile e solidale. «Si chiamerà DiVento – spiegano - nel senso della forza del divenire, della trasformazione, del cambiamento. Un cambiamento simbolicamente rappresentato e favorito dal Vento che soffia nella direzione di un ambiente migliore e di una società più equa, nella quale ognuno possa diventare quello che desidera». DiVento avrà un’attenzione particolare alla sostenibilità, dalla scelta delle uve, ottenute con metodi di coltivazione a basso impatto ambientale, alla vinificazione e al packaging, realizzato con materiali provenienti da materie prime rinnovabili e riciclabili. Il tutto con la collaborazione di VCR Vivai Cooperativi Rauscedo, Cantina Tuscania, Eno Vetro, Nomacorc Italia, Lallemand Italia, Ovis Nigra e altri che nei prossimi mesi si uniranno al progetto.

«Da sempre penso che il vino non sia buono a prescindere – sottolinea Valeria Fasoli, agronomo e presidente dell’Associazione - ma per la storia che racconta; che un vino non si ricorda soltanto per le sue caratteristiche organolettiche, ma per la situazione in cui si beve. È per questo che non dimenticherò DiVento, per come è nata l'idea di farlo, per la sua finalità e perché è un vino che nasce dalla forza degli ideali di un gruppo che ha unito cuore e mente per realizzarlo. Sarà emozionante berlo insieme agli amici, offrirlo, raccontarlo, condividerlo e ricordare che aiuterà le bambine di strada di Nairobi».

Le informazioni per acquisire il vino grazie a una donazione verranno pubblicate sul sito delle Donne della Vite.
 

Aperitivo milanese di TrentoDoc

Quello che si è svolto nei giorni scorsi a Milano (e ne parliamo qui) è stato un "aperitivo" delle Bollicine sulla città, l'ormai consueta manifestazione che si terrà a Trento tra novembre e dicembre.

Di certo c'è la qualità e la finezza del Trento Doc, una denominazione che in alcune occasioni fa fatica a brillare, oscurata da una parte dal Franciacorta, e dall'altra da tutta la quantità produttiva del Valdobbiadene.

Quello di Milano è stato un appuntamento importante, con una degustazione professionale tra numerosi campioni di alto livello, per far comprendere l'altissima qualità di questi prodotti. Ma l'appuntamento più importante, soprattutto sotto Natale per un periodo dell'anno che, grazie alle festività, si presta all'acquisto di bollicine, rimane quello del TrentoDoc Bollicine sulla Città, che si terrà dal 19 novembre all'11 dicembre a Trento. Nelle splendide sale dell’Enoteca di Palazzo Roccabruna sarà possibile degustare per tutta la durata della manifestazione Trentodoc in abbinamento a gustosi piatti caldi e taglieri di formaggi e salumi legati alla tradizione della cucina trentina.

Gli orari sono giovedì e venerdì dalle 17 alle 22, sabato e domenica dalle 11 alle 22. Durante le giornate di apertura, seminari di degustazione con le nuove etichette Trentodoc presentate durante il 2016. Qui il programma.


 

Ingredienti in etichetta? No, grazie

Ingredienti e calorie sull’etichetta del vino? No, grazie. È questa in sintesi la risposta, convinta e decisa, della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), che fa parte della CEVI (Confederazione Europea Vignaioli Indipendenti), alla possibile modifica della legislatura europea in termini di etichettatura del vino.

Il presidente della Cevi, il francesce Thomas Montagne, ha già inviato una lettera al Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis, per ribadire con forza le ragioni della contrarietà dell’associazione che riunisce i Vignaioli Indipendenti di tutta Europa, tra cui appunto la Fivi.

In vista della pubblicazione del report della Commissione Europea sugli ingredienti e le informazioni nutrizionali delle bevande alcoliche, la Cevi chiede di mantenere la specificità del settore vitivinicolo. «Chiediamo l’esenzione dall'obbligo di riportare in etichettta la lista degli ingredienti e i valori nutrizionali perché riteniamo che per il settore del vino, e in particolare per noi piccoli produttori – commenta Matilde Poggi, presidente Fivi e vicepresidente Cevi (nella foto) – sarebbe un inutile aggravio sia in termini di tempo che economici. Il vino non ha una ricetta, cambia di anno in anno, sulla base della stagione e delle condizioni fitosanitarie dell’uva. Noi produttori dovremmo quindi farci carico di far analizzare il vino ad ogni nuova vendemmia, e cambiare di conseguenza anche l’etichetta».

La Cevi ritiene che il settore del vino sia già dotato di una legislazione esaustiva e molto precisa, oltre che rigida. Per questo il consumatore è già ampiamente tutelato.