Newsletter 113 del 17 maggio 2018

Gentile {{NOME}},

Due giorni al Vinitaly ad aprile e mi ha impressionato la rassegna dedicata ai Vini del Mondo da parte di Riccardo Cotarella, le cantine da lui seguite anche in Italia così che per Vini del Mondo va inteso anche quell’Italia da lui portata fuori dai confini. Il tutto iniziando da un Cartizze di Villa Sandi a Valdobbiadene per arrivare, trascorse almeno due piacevolissime e concrete ore, ai prodotti di due cantine sociali, categoria tanto vituperata, come Codice Citra in Abruzzo e Due Palme in Salento, un Montepulciano d’Abruzzo DOC Riserva 2013 una e un Salice Salentino DOP.

Tra i due estremi, un viaggio dall’Italia settentrionale a quella centro-meridionale passando per Romania, Oltrepò con il Castello di Cicognola e il Per Papà, un IGT Nebbiolo 2012 dedicato da Gian Marco e Letizia Moratti ad Angelo Moratti, un Pinot Nero senese di VallePicciola, il Cabernet Franc del Domaine du Comte de Thun della stessa famiglia Cotarella nel Sud Ovest francese. Quindi il superbo Castello di Volpaia con il Coltassala, Chianti classico riserva DOCG 2013 da Radda, che ha preceduto la più incredibili delle presentazioni.

Con Riccardo Cotarella che chiamava di volta in volta il titolare al leggio, chi era deputato a presentare il Don Antonio 2013 Nero d’Avola DOC Sicilia della Morgante a Recalmuto (Agrigento), ha fatto di tutto perché uno cancellasse la sua realtà dai taccuini, parole davver respingenti. Forse era un tentativo di ironia come il petroliere che dice di essere un benzinaio e l’editore un edicolante, ma peggio. Mistero.

Il tempo perché il salone si ricomponesse dall’imbarazzo – eravamo tutti lì per celebrare il vino, non per avvilirlo, che toccava al Baladi 2013, il rosso prodotto dai Salesiani nella Terra Santa, tra Betlemme e Hebron, dove una ristretta comitiva si sarebbe dovuta recare tra pochi giorni ma che è stava bloccata in Italia in seguito agli ultimi drammatici scontri. E’ una storia che viene scritta dal 1885 e che nulla ha ancora interrotto.

Altri vini ancora, compreso dal Mar Nero e la Russia, a testimonianza della sua universalità anche produttiva, altri Paesi che un tempo nemmeno ci si immaginava potessero vinificare bene. Sottolineo bene, perché a fare le cose male sono capaci tutti, basta coltivare l’ignoranza.

Paolo Marchi

I testi della newsletter sono a cura di Raffaele Foglia

Mail: identitadivino@identitagolose.it

 

Sicilia en Primeur, tutta l’energia dell’isola

Le degustazioni a Palermo

Si è appena conclusa la quindicesima edizione di Sicilia En Primeur a Palermo, Capitale della Cultura 2018. Il capoluogo siciliano ha  ospitato la manifestazione che Assovini Sicilia ha progettato coinvolgendo 52 aziende dell’isola visitate da un centinaio di giornalisti, da tutto il mondo, con sette tour organizzati alla scoperta di microclimi, suoli e stili dei vitigni siciliani con un focus sulla straordinaria annata 2017. Vini interessanti e, in alcuni casi, già pronti, equilibrati e con prospettive d’invecchiamento rare da cogliere “en primeur”.

Il Museo Regionale d’Arte Contemporanea, nelle sale di Palazzo Belmonte Riso ha offerto un servizio impeccabile di sommelier, organizzato degustazioni con cinque Master of Wine internazionali conduttori di singolari Masterclass e tutti i 52 produttori aderenti all’evento. Erano 450 i vini in degustazione: Grillo, Carricante, Catarratto, Zibibbo, Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Perricone, Syrah, Frappato, Malvasia delle Lipari tutte interpretate in maniera convincente dai nomi storici di produttori dell’isola tuttavia ci hanno sorpreso piccole realtà che, anno dopo anno, alzano l’asticella qualitativa. Bravi, bella energia e singolare sinergia respirabile tra una degustazione e l’altra.

Cinzia Benzi

Leggi l'intero articolo

Barone di Villagrande e i suoi vigneti dal 1727

Alla scoperta di Barone di Villagrande. Siamo a Milo, contrada Villagrande a 700 metri sul livello del mare, una famiglia che per dieci generazioni si è succeduta sull’Etna, nel versante Est del vulcano con un clima mediterraneo o meglio etneo.  In autunno le piogge in questa zona sono molto intense e, dato molto importante, dieci volte superiori al resto dell’isola e in inverno si arriva senza difficoltà sotto lo zero. Una benedizione ottimale per queste uve di Carricante che, solo in quest’area possono essere vinificate con la denominazione Etna Bianco Doc Superiore.

Durante Sicilia En Primeur 2018 siamo stati in cantina e nei vigneti e toccato con mano il lavoro certosino che questi giovani produttori siciliani operano con grande entusiasmo e solarità. All’assaggio dei millesimi 2010 e 2014 si è riscontrato, all’unisono, un vino caldo, sapido, pronto ma in grado di poter sostare in bottiglia per un ventennio per stupirci con note di freschezza intense e una ricca acidità ben armonizzata con l’intero bouquet.  L’azienda offre visite in cantina tutto l’anno e un boutique wine resort immerso nei vigneti.

CB


La giovane cantina Pietradolce: che bella sorpresa

Uno scorcio dei vigneti della Cantina Pietradolce

Pietradolce è una giovane azienda sita nel versante nord dell’Etna, a Solicchiata, frazione del Comune di Castiglione di Sicilia con 11 ettari vitati, tra i 600 e i 900 metri  di altitudine. La scelta di poter coltivare solamente vitigni autoctoni come il Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante non hanno impedito di portare avanti un lavoro di cesellatura in vigna coltivando ad alberello pre-fillosera vigne di 80- 100 anni di età da cui deriva l’Etna Rosso V. Barbagalli, 100% Nerello Mascalese con un affinamento in tonneaux e successivamente in bottiglia.

Il millesimo 2015 colpisce per un’eleganza equilibrata seppur con tannini presenti, persistenti e un’acidità bilanciatissima. Interessante l’assaggio del Carricante 100% Sant’Andrea Bianco dove la complessità al naso svela un’esplosione anche all’ assaggio di pesca gialla matura, rotondità, equilibrio.  Le anteprime 2017 Etna Bianco (100% Carricante) Archineri ed Etna Bianco doc s’allineano per freschezza e intravedono longevità per la spiccata acidità più evidente in Archineri.

CB


Tornatore e un Trimarchisa complesso e longevo

 

Visitare la tenuta etnea del cavaliere Francesco Tornatore permette di entrare in contatto con la più estesa area vitata, poco più di 60 ettari, per la doc Etna, che con la sua famiglia, originaria di un borgo meraviglioso quale Castiglione di Sicilia, hanno deciso di investire in un’area siciliana che, da sempre, faceva parte del suo dna. Anche se commercialmente l’azienda vinicola è giovanissima, le idee sono chiare e i risultati nei calici davvero rilevanti.

La famiglia Tornatore coltiva vigneti fin dal 1865 tuttavia l’attività commerciale affidata al figlio e un valido team di collaboratori si è sviluppata poco più di un decennio fa.  L’Etna Rosso Trimarchisa 2014, blend di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, maturazione per 18 mesi in botti di legno da 25 ettolitri per poi passare in vasche di cemento e almeno altri 6 mesi di bottiglia. La complessità gusto-olfattiva di questo Etna rosso ricorda frutta rossa matura, una tannicità setosa per poi finire con speziature persistenti. Trimarchisa è la contrada dove vengono raccolte le uve per produrre questo grande vino rosso.

CB


Emilia Nardi, i Brunello dell'alba e del tramonto

Emanuele ed Emilia Nardi

Per interpretare il Brunello di Montalcino è necessario conoscere con precisione i propri territori. E sfruttare i migliori cloni che, nel tempo, hanno dato i risultati migliori. Fin da quando è arrivata in azienda nel 1985, Emilia Nardi, di Tenute Silvio Nardi, ha sempre puntato a un continuo rinnovamento e, soprattutto, a una grande ricerca per arrivare a ottimi risultati. «Ho sempre creduto nella zonizzazione – spiega – perché per noi è fondamentale dare il giusto valore ai vigneti. Abbiamo anche realizzato una ricerca sulle vecchie varietà di Sangiovese, per capire quali fossero le più adatte. Per tre anni abbiamo effettuato uno studio su 120 genotipi differenti di Sangiovese. Dopo una prima selezione, siamo scesi a 25. Dopo ulteriori analisi, siamo passati a 15. Quindi abbiamo realizzato due campi sperimentali, dove ora abbiamo selezionato 5 cloni che, in futuro, vorremmo registrare».

Insomma, l’innovazione in questo caso si traduce in ricerca: valorizzare il passato, per guardare al futuro. E i vini? L’enologo è Emanuele Nardi, nipote di Emilia, che anche lui sta seguendo, passo dopo passo, l’evoluzione dell’azienda. Il Brunello di Montalcino 2012 è molto interessante, con una buona freschezza e buon bouquet. Note balsamiche, invece, arrivano da un seducente Brunello Poggio Doria 2012, il "vino del tramonto" che arriva da un vigneto che si trova nella zona a Nord Ovest. Eleganza assoluta per il “vino dell’alba”, il Brunello Manachiara 2012, le cui uve arrivano da un terreno che si trova a Est. Una dimostrazione concreta di come si valorizzano i singoli vigneti. Sono tutti vini che meritano di riposare in cantina ancora per molto tempo: il Brunello si esprime sempre meglio con lunghi affinamenti.


Atlantis, ecco una Sardegna che funziona

L’importante è avere le idee chiare. E qualcuno, in Sardegna, sembra averle. Sull’isola, infatti, un po’ tutte le aziende stanno cercando di puntare sempre più in alto, alla qualità, o meglio, all’eccellenza. E ci sono giovani che partono sapendo di dover fare bene fin da subito. Uno di questi è Francesco Sannitu, un ragazzo sveglio, con un passato da ingegnere, ma che ora ha deciso di dedicarsi alla sua terra. Siamo a Berchidda, dove l’azienda Atlantis ha 16 ettari vitati, finalizzati prevalentemente alla realizzazione del Vermentino di Gallura.

Il risultato è assolutamente ottimo: il suo Vermentino Crizia Collezione Oro 2015 ha una grande profondità e freschezza, ma soprattutto ha un bouquet aromatico vario, molto pulito, con note vivaci e mai stanche, con una gamma che va dal fruttato di pera e pesca, a un floreale, con un tocco anche di pietra focaia. Un vino che ha sicuramente la possibilità di rimanere a riposare in cantina per qualche anno, anche quattro o cinque.

Leggi l'intero articolo

Tenuta San Leonardo 2013, sorsi d'eleganza

 

Se il San Leonardo 2013 è stato valutato da tutte le più rappresentative guide enologiche come un vero fuoriclasse e per noi di Identità è la continuità di uno stile, inconfondibile, di raffinatezza che non cambia mai, anzi si arricchisce millesimo dopo millesimo. Per fortuna, negli anni sessanta, il Marchese Guerrieri Gonzaga decise d’impiantare Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Carmenère nella tenuta di famiglia e dalla prima vendemmia del 1982 a oggi, selezione dopo selezione, si è arrivati ad vino rosso taglio bordolese davvero nobile. Frutto perfetto ben intrecciato a fiori delicati per poi arrivare alle note balsamiche, spezie, e infine tabacco.

Anche in questo millesimo si eleva il lavoro di selezione di barrique e assemblaggi per donare un’espressione autentica di un territorio con un obiettivo importante d’invecchiamento adeguato all’assaggio. Se le fermentazioni spontanee, senza lieviti selezionati, in tini di cemento con un invecchiamento in botti in rovere, un legno pregiato che precede il successivo lungo affinamento in bottiglia sono la normalità per la Tenuta questo 2013 sintetizza perfettamente la potenzialità e longevità di questo rosso.

CB


Tramin, tre vigneti per il nuovo Pinot Nero Marjon

 

Sappiamo, e non lo abbiamo mai nascosto, che la piacevole ossessione della Cantina Tramin, a Termeno, è il Gewürztraminer. Ma nello splendido territorio altoatesino non esiste solo questo vitigno, ma le varietà che ben si sviluppano in questa regione sono davvero ampie. Una di queste è sicuramente il Pinot Nero e la conferma arriva dall’ultima uscita della Cantina Tramin, il Marjon, un Pinot Nero Alto Adige DOC 2015. Viene prodotto con le uve provenienti da tre aree attigue, simili per la composizione prevalentemente calcarea dei terreni, ma diverse per altitudine. Il 20% proviene da Mazon, con un'esposizione dei vigneti ad ovest ed un'altitudine di circa 350 metri; 40% da Pinzon con vigneti posti a ovest e un'altitudine di circa 450 metri e 40% da Glen, con esposizione a sud/sud-ovest ed un'altitudine che arriva a 650 metri sul livello del mare.

L’unione di queste componenti ha portato alla realizzazione di un vino particolarmente fresco e aromatico, con ottime note di frutta rossa, in particolare ciliegia e frutti di bosco, e una nota di erbe aromatiche e un tocco di speziatura. Un vino che ha una buona prospettiva anche per il futuro. D’altronde è un Pinot Nero, c’era da aspettarselo. Cantina Tramin e il suo enologo Willi Sturz sono una garanzia.


Le Morette: il nuovo Metodo Classico convince

Fabio Zenato presenta il Metodo Classico Brut di Le Morette

Da tempo conosciamo l’azienda Le Morette di Peschiera del Garda per i suoi vini bianchi, dei Lugana dall’ottima bevibilità nell’immediato, ma che sanno affrontare con autorità il passare del tempo, aggiungendo complessità a un prodotto di alto livello. Ora è arrivato il tempo di una nuova sfida: si chiama Metodo Classico. La spiegazione arriva da Fabio Zenato, titolare dell’azienda assieme al fratello Paolo: «Crediamo che l’uva Turbiana (l’uva con il quale viene realizzato il Lugana, ndr) abbia un’acidità e una struttura tale che possa permetterci di realizzare un metodo classico, che resta per 36 mesi sui lieviti». Una sfida interessante, perché il primo esperimento è già positivo: Le Morette Metodo Classico Brut è un vino elegante e allo stesso tempo piacevole, dove i lieviti non sovrastano il vitigno.  Ne sono state prodotte 5.000 bottiglie e il prezzo si attesta attorno ai 18/20 euro in enoteca.

Un altro prodotto da non sottovalutare è il Rosé Cépage,  questa volta un Metodo Charmat (o Martinotti), realizzato con i vitigni autoctoni Corvina al 55%, Rondinella al 35% e Molinara al 10%. In questo caso è una bollicina più immediata e spensierata, ma con una buona sapidità.

Insomma, non solo Lugana per Le Morette, ma anche ottime bollicine. Un’azienda che conferma, una volta di più, la qualità elevata della sua produzione.


Mura 'e Lughe, dalle pere un prezioso liquore

Oro liquido. Un prezioso e profumatissimo liquore arriva dalla Sardegna e utilizza alcuni tra i migliori prodotti di questa ricchissima isola, con risultati eccelsi. Si chiama Mura ‘e lughe ma non è un prodotto “tradizionale”, ma la splendida intuizione di Remo Caddeo, che ha saputo unire alcune eccellenze del territorio per realizzare un liquore unico. «Noi siamo dei pastori – sottolinea subito Remo – e questo liquore è nato per la voglia di provare a fare qualcosa di nuovo. Al momento ne facciamo solo mille bottiglie». La speranza è che questo numero possa aumentare.

Ma cos’è Mura ‘e lughe? La base è il Filu Ferru, grappa di monovitigno ottenuta dalla distillazione discontinua, in alambicchi a bagnomaria a vapore indiretto, di vinacce selezionate di sole uve di Cannonau di Sardegna. A questo vengono aggiunte le pere della tipologia “camusina”, anche queste tipiche dell’isola, che rimangono a macerare. Da qui nasce il liquore, da non confondere affatto con qualche pseudo grappa alle pere. Qui si sentono i profumi della Sardegna. Il prezzo al dettaglio è di circa 20 euro.


Inseguendo Donnafugata a Villa Necchi

Il FAI - Fondo Ambiente Italiano e Donnafugata presentano a Villa Necchi Campiglio, fino al 22 luglio 2018, la mostra Inseguendo Donnafugata. Le illustrazioni di Stefano Vitale, il vino e la Sicilia: un dialogo tra arte, musica, vino e letteratura, che prende forma in un percorso multisensoriale attraverso gli ambienti della Villa e che guida il pubblico, tra colori, profumi e sapori della terra e del mare della Sicilia, dalle pendici dell’Etna fino alle scogliere a picco di Pantelleria, nel cuore di Milano.

In mostra i disegni e le illustrazioni originali dell’artista Stefano Vitale: piccoli tesori coloratissimi, dal forte potere espressivo ed evocativo, vere e proprie “visioni”, che hanno dato vita alle etichette Donnafugata e che raccontano il vino e la Sicilia attraverso un linguaggio fantastico e femminile. Bozzetti e illustrazioni dell’artista, di cui sono in mostra anche i materiali di lavoro e una piccola retrospettiva, sono affiancati a fotografie, video e documenti, che raccontano le sue fonti d’ispirazione, i protagonisti e i paesaggi che hanno dato vita e corpo alle sue vivacissime storie a colori. Dalle illustrazioni nascono le etichette per alcune delle più famose bottiglie, anch’esse in mostra.

Orari: da mercoledì a domenica dalle ore 10 alle 18. Ingresso con visita alla villa: Intero: € 12; Ridotto (Ragazzi 4-14 anni): € 4; Iscritti FAI: gratis. Chiusura dal 13 al 17 giugno 2018.