Newsletter 106 - 06 ottobre 2017

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Ventiquattro ore ancora e sarò una volta ancora Identità America, un tour che si arricchisce di una nuova tappa: subito Chicago, quindi New York da lunedì 9 ottobre e il giorno 13 l’esordio a Boston. Un nuovo, ulteriore primo passo avendo sempre come stella polare la qualità dell’enogastronomia italiana in un duettare continuo con figure di spicco del panorama mondiale a livello di chef.

Il vino anche per il 2017 giocherà un ruolo importante a iniziare da due main sponsor come Fontanafredda dal Piemonte e Berlucchi dalla Franciacorta, Lombardia dunque, il cui metodo classico sarà nuovamente lo spumante ufficiale in ogni singola tappa con le bollicine della collezione ‘61. Fontanafredda invece si concentrerà sui suoi Baroli anche in vista di una Barolo Week, una settimana del Barolo in terra americana.

Completeranno il panorama di Identità America i grandi vini maremmani di Fertuna e quelli altrettanto di alta qualità della famiglia Ceraudo in Calabria. Tutto molto italiano, tutto molto emozionante.

Paolo Marchi

I testi della newsletter sono a cura di Raffaele Foglia

Per contattarci: identitadivino@identitagolose.it

 

Berlucchi ’61: la bollicina di Identità Usa

Anche quest’anno le bollicine Berlucchi saranno servite a tutte le MasterClass di Identità Usa e abbinate alle creazioni gastronomiche dei cuochi protagonisti.

Certo è che la Guido Berlucchi abbia creato, dal nulla, una categoria, il Franciacorta, in cui, inizialmente, nessuno credeva con la visione illuminata del padre di Cristina, Arturo e Paolo Ziliani, l’oggi novantenne signor Franco. Egli scelse di chiamare quel primo vino, nel 1961, con una denominazione territoriale (“Pinot di Franciacorta”).

Siamo in Franciacorta, nel mondo del metodo classico e anche attraverso la partecipazione a congressi internazionali di cucina, proprio come Identità, si contribuisce alla notorietà delle bollicine franciacortine. Quando si narra agli americani dove si trova questa splendida regione viticola si specifica: «Tra Milano e Verona, nel nord dell’Italia». Sembrerà banale, ma rende l’idea geografica e colloca immediatamente al valore della territorialità.

Il ’61 Brut rappresenta il calice perfetto dall’ aperitivo al dolce, un blend di Chardonnay (90%) e Pinot Nero (10%) selezionati dai vigneti più vocati dell’azienda con un affinamento in bottiglia per almeno 24 mesi. 60% di Pinot Nero e 40% di Chardonnay per la versione ’61 Rosé dove le note di frutti di bosco esprimono la vinosità della bollicina. Il Satèn ovvero la purezza assoluta dello Chardonnay permette di degustare uno spumante morbido e raffinato.

Cinzia Benzi


Fontanafredda candidata all'Oscar del vino

Se i vini del gruppo Fontanafredda saranno degustati durante masterclass e cene a Chicago, New York e Boston in occasione della tappa oltre oceano di Identità Golose è importante segnalare che Oscar Farinetti, in qualità di Presidente di Fontanafredda, è orgoglioso di annunciare la candidatura dell’azienda al premio di “Cantina Europea dell’Anno” nell’ambito degli Wine Star Awards, una sorta di “Oscar mondiali del Vino” che la rivista americana Wine Enthusiast promuove e assegna ogni anno. Fontanafredda è l’unica Nomination che riguarda un’azienda italiana. Molti i progetti in vigna e in cantina con un investimento di circa 2 milioni di euro per la creazione di un’Azienda Agricola Casa E. di Mirafiore, interamente biologica. Il processo di conversione che porterà i 110 ettari di proprietà a ottenere per la vendemmia 2019 la certificazione ufficiale di Agricoltura Biologica è ormai al secondo anno.

Interessante segnalare la recente apertura di “Hotel Vigna Magica”: una struttura a 4 stelle, dotata di 14 camere finemente e collocate all’interno della tenuta, proprio sopra la Fondazione Mirafiore. In realtà è solo il secondo di un progetto più ampio da 10 milioni di euro investiti per l’Hotel Diffuso “Le Case dei Conti Mirafiore tra le vigne”. Un borgo di 4 strutture, di cui una Spa, distribuite sui terreni di proprietà della cantina. 

CB


Aceto Balsamico di Modena, sbarco negli States

Non si fermano le attività nelle acetaie modenesi. Dopo un mese di settembre ricco di appuntamenti all’insegna di visite in acetaia e trekking tra campagne e vigneti – l’ultimo appuntamento sarà sabato 7 ottobre presso Manicardi Vini, anche ottobre sembra non essere da meno grazie alla collaborazione tra Identità Golose e il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena. In occasione delle tappe statunitensi di Identità Chicago, Ny e Boston il pubblico d’oltreoceano avrà l’opportunità di conoscere il Balsamico di Modena e scoprirne sia “il Tradizionale” sia l’invecchiato.

Nato nel dicembre 2013, il Consorzio si propone di promuovere, difendere e tutelare un prodotto poco conosciuto e di sovente copiato all’estero. La collaborazione con Identità Golose è frutto del desiderio condiviso di portare negli Stati Uniti la cultura enogastronomica italiana attraverso le creazioni degli chef e la valorizzazione dei prodotti italiani svolta da istituzioni come il Consorzio.

Dal 7 al 13 ottobre, negli Eataly store delle tre metropoli, sarà possibile infatti degustare l’Aceto Balsamico in purezza e in abbinamento a deliziosi finger food. 

Claudia Orlandi


Krug 2004 alla ricerca dei dettagli vincenti

Olivier Krug, direttore della Maison

Francesca Terragni, Brand Director dei grandi marchi di champagne del Gruppo Moet Hennessy ha dichiarato, pochi giorni fa, in occasione della presentazione dei nuovi Krug a Milano: «Abbiamo scelto la creatività “green” dello chef Enrico Bartolini per far conoscere questo nuovo champagne Krug, perfetto anche con l’alta cucina vegetariana. Iniziammo con Krug 2003 per poi passare al 2002 e oggi c’è il 2004».

Infatti, Olivier Krug, direttore della Maison e figlio di Henri, sesta generazione, sorride e descrive i suoi champagne evidenziandone la freschezza e narrandoci in maniera carismatica il grande equilibrio del millesimo 2004 con un assemblaggio di 37% Pinot Nero, 39% Chardonnay e il restante Pinot Meunier.  «Sono quattro anni che stiamo decidendo quando far uscire il millesimo 2004 perché continuavamo, in maniera maniacale, a ricercare il dettaglio. Ora ne siamo soddisfatti ed eccoci qui. Sto facendo un Krug World Tour per presentarne le caratteristiche  e non dimenticare che l’obiettivo, fin dal 1843 del fondatore Joseph, resta quello di creare vini dallo stile inconfondibile». 

Ebbene sia il Krug 160ème e il 164ème, il primo frutto di un assemblaggio di 127 vini di diverse annate, dal 1990 al 2008 mentre il secondo fonde 121 vini di 12 annate diverse (dal 1990 al 2004) sono champagne complessi e decisamente non facili da approcciare tuttavia di straordinaria eleganza al naso e all’assaggio. Le assegnazioni per l’Italia saranno davvero molto limitate e disponibili nelle migliori enoteche dello stivale.

CB


Tenuta Ebner, un Veltliner raro e prezioso

Florian Unterthiner titolare della Tenuta Ebner

Florian Unterthiner è un ragazzo umile e sorridente. Quando racconta i suoi vini, quelli della Tenuta Ebner di Campodazzo, in provincia di Bolzano, gli occhi iniziano a brillare. L’incontro è avvenuto durante l’Alto Adige Wine Summit (del quale avremo modo di parlare ampiamente nelle prossime settimane) e Florian ha presentato, durante una splendida cena al ristorante e cantina Stroblhof, il suo Grüner Veltliner, annata 2016.

«Come azienda siamo piuttosto giovani, la prima annata è stata il 2013, perché prima eravamo soci di una cantina più grande. Io, però, ho realizzato il mio primo vino a 15 anni. Il Veltliner è uno dei nostri vitigni più importanti, anche se molto raro in Alto Adige in quanto si trova soltanto in Valle Isarco. Noi abbiamo i vigneti di Veltliner nella parte più a sud della Valle Isarco: io cerco di mantenere la freschezza, anche se è un vitigno un po’ delicato e perde velocemente l’acidità quando l’uva è troppo matura. Nel 2016 abbiamo avuto la fortuna di un’annata abbastanza fresca, così ne è uscito un vino minerale, forse un po’ meno fruttato, e un po’ più speziato, con anche aromi vegetali. Faccio fermentazione in acciaio, ma una parte del 10-15% fa affinamento in barrique e tonneau (che per la mia piccola realtà significano giusto una o due botti in totale)».

Un vino che ci ha conquistato subito: un impatto al naso stupefacente, intenso ma non aggressivo, e una grande eleganza, con una piacevole nota sapida che gli permette non solo di essere un ottimo vino da aperitivo, ma anche di essere ben abbinato a piatti di pesce. Da acquistare.


PuntoZero guarda già al 2018. Con ottimismo

Marcella de’ Besi, al centro, insieme alle figlie Anna Paola (a sinistra) e Carolina (a destra)

Un’azienda che cresce, a partire dalla qualità dei vini, e che investe per il futuro. E guarda al 2018 con tanto ottimismo e voglia di fare.

A Lonigo, in provincia di Vicenza, nei Colli Berici, sono iniziati i lavori per la costruzione della nuova cantina di PuntoZero, di proprietà della famiglia de' Besi. Si tratta di una struttura che sorgerà all'interno dell'azienda agricola, un corpo unico di 45 ettari di cui 11 adibiti a vigneto. L’obiettivo, come detto, è il 2018, l’anno prossimo. «Vogliamo essere pronti per la prossima vendemmia - spiega Marcella de’ Besi, titolare insieme al marito Andrea e alle figlie Carolina e Anna Paola - il 2018 sarà un anno importante perché segnerà un decennio dall'incontro con l'enologo Celestino Gaspari e dall'inizio del progetto che ora viene portato a compimento. Vogliamo farci interpreti di questo territorio ancora troppo poco conosciuto e che merita di essere valorizzato con un nuovo slancio. Vogliamo che per i Colli Berici sia finalmente un ritorno al futuro». Nella nuova cantina troverà spazio, oltre all’area di vinificazione e alla barricaia per l’affinamento dei vini, una zona per l’appassimento delle uve, che rappresenta una novità per il territorio dei Colli Berici.

Per quanto riguarda i vini, agli attuali cinque, un bianco da uve Pinot Bianco (Trasparenza) e quattro rossi da uve Cabernet Sauvignon (Idea), Merlot e Cabernet (Dimezzo), Merlot (Punto) e Syrah (Virgola), si aggiungeranno un Tai Rosso e un Carmenere. Su Punto e Virgola vogliamo comunque soffermarci. Il Punto 2012 è un Merlot in purezza, con leggero appassimento delle uve di circa 20-30 giorni, di grande struttura e profondità, ma con un’eccellente eleganza. Il Virgola 2013 è un Syrah che sorprende, e anche in questo caso viene effettuato l’appassimento: tanta frutta, note speziate e balsamiche, ampiezza, lunghezza e longevità. E grande bevibilità.


Chiavenna, giro d'Italia dei grandi rossi

La degustazione dei 15 grandi rossi italiani, con la presenza dei produttori

La Valtellina così protagonista del vino da voler condividere e da osare aprire la porta dei suoi palazzi storici. Invitando altri rossi a condividere il suo orgoglio e la sua passione per il territorio.

Il Nebbiolo delle Alpi ha spalancato per due giorni le porte e si è messo in gioco per il Valtellina Wine Festival a Chiavenna sabato 23 e domenica 24 settembre, con una sorpresa. «Accogliere a Chiavenna le migliori cantine italiane – ha sottolineato l’ideatore Giacomo Mojoli - con ospite d’onore il Consorzio Franciacorta, direi che è come se a un evento di Confindustria Sondrio intervenissero Tim Cook, Bill Gates, Elon Musk e Mark Zuckerberg…».

Cento le etichette valtellinesi da degustare in un weekend. Con un momento irresistibile dopo il benvenuto a Palazzo Salis sabato sera, la degustazione di quindici grandi vini rossi, a Palazzo Pestalozzi attraversando tutta l’Italia: Franz Haas, Jermann, Elvio Cogno, Tenuta Cisa Asinari - Marchesi di Grésy, Ettore Germano, Serafini & Vidotto, Castellare di Castellina, Rocca di Frassinello, Felsina, Caprai, Santa Barbara, Re Manfredi Cantina Terre degli Svevi, Cantele, Feudi del Pisciotto, infine Negri con l’omaggio in casa allo Sfursat.

Marilena Lualdi


Ferrari, battesimo per il Perlè Zero

Battesimodi lusso per Perlè Zero, l’ultima importante etichetta di casa Lunelli, la famiglia trentina che dal 1902 regge le sorti di Cantine Ferrari. Prima dell’assaggio, giova riportare per intero la sintesi efficace che ha fatto dell’etichetta il presidente Matteo Lunelli: «Come gli altri vini della collezione, Perlè Zero richiama la perla perché in fondo le bollicine sono perle incastonate nel vino. Questo nuovo TrentoDoc non ha dosaggio: niente zuccheri o liqueur d’expedition. Ma non è un semplice dosaggio zero, sarebbe stato troppo banale».

Infatti, «È frutto di una cuvée, un mosaico di vini base. I nostri enologi hanno ricercato a lungo e alla fine hanno deciso di utilizzare le uve di 3 annate diverse: 2006, 2008 e 2009. Di fatto, è un multi-millesimato. È stato affinato in 3 materiali diversi: acciaio, legno e in vetro. L’acciaio esprime tutta l’eleganza aromatica dello chardonnay, le botti in legno regalano invece struttura e ricchezza gustativa. Una parte di questi vini base sono stati poi imbottigliati in magnum di vetro per conferire una maggiore espressività. Vini diversi, imbottigliati e tenuti sui lieviti per ben 7 anni. Un tempo lungo al termine del quale è nato un vino con una personalità tutta sua».

La Cuvée assaggiata è stata la Zerodieci, chiamata così perché imbottigliata appunto 7 anni fa: «Lo abbiamo chiamato 'Zero' perché è un vino assoluto, essenziale. Vorrei ricordare una bellissima frase di Saint-Exupéry, cui ci siamo ispirati: ‘La perfezione si ottiene non quando non c'è nient'altro da aggiungere, bensì quando non c'è più niente da togliere’. A volte lo zucchero e la liqueur d’expedition sono aggiunti per correggere degli errori. Questo vino invece è nudo, racconta con trasparenza le nostre montagne attraverso lo Chardonnay».

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Vigneti Reale tra memoria e qualità

Un passo alla volta e un giorno la famiglia Reale, partita quasi un secolo prima dal prodotto sfuso, ha presentato un vino che si pone, in buona compagnia, al vertice della loro regione, la Puglia e in particolare il Salento, e di una gamma aziendale (l'azienda è Vigneti Reale) che al primo livello, partendo dalla base della piramide, presenta Malvasia Bianca, Malvasia Rosato e Malvasia Nera e al secondo Chardonnay, Negroamaro e Primitivo. Poi ecco, quest’anno, il Santa Croce, un Salice Salentino Dop riserva, e, emozionante anche per i ricordi che scatena in più persone, il Gloria, un Primitivo di Manduria Dop. Un crescere secondo logica e intelligenza.

I Reale oggi sono un pokerissimo di fratelli, quattro vivono a Roma, uno, Damiano, a Lecce. E’ lui che segue da vicino campi e cantina, 250 ettari, 85 dei quali vitati, a Cellino San Marco nel Brindisino. La dinastia ha lontane, ottocentesche radici lucane. Passati in Salento, misero piede a Cellino nel 1921.Per lustri e lustri, in pratica mai vista una imbottigliatrice: l’uva coltivata o veniva venduta a terzi oppure vinificata per essere venduta in Toscana piuttosto che in Francia, ovunque vi fosse bisogno di sangue forte per rinvigorire i più esangui vini locali. Nulla di nuovo. Sono tratti comuni a tantissimi nel Sud italiano.

Per la presentazione del Gloria si sono ritrovati a Lecce quattro di cinque fratelli, il primogenito Francesco, quindi Clemente, Damiano e Amedeo, l’ultimo nato e quello che affianca Damiano nella gestione del patrimonio agricolo. Assente solo Emanuele. Tornando al vino, con il Primitivo di Manduria i ragazzi Reale hanno voluto omaggiare la memoria di loro madre, Gloria d’Amelio, morta in un tragico incidente d’auto nel 1995, al volante il marito Pierandrea, perito a sua volta nello schianto. Non è stato facile per il sottoscritto ricordarli avendoli conosciuti fin da ragazzo. Immagino facilmente la responsabilità che si è sentito sulle spalle l’enologo Vincenzo Baldari. Gli hanno chiesto un prodotto importante, che potesse stare nel solco di Brunelli e Amaroni, ma che si facesse bere, più "facile" e immediato. I gradi sono “solo” 15, il prezzo di listino in cantina 13,50 euro. Per ogni informazione +39.0832.248433, e-mail vignetireale@vignetireale.it.
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Autochtona va alla scoperta dei vitigni segreti

Da tempo, in Italia, c’è la giusta convinzione che la biodiversità sia uno dei nostri veri punti di forza, soprattutto nel mondo dell’enologia. C’è chi, da 14 anni a questa parte, crede sempre di più in questo concetto: si tratta di Autochtona, il Forum nazionale dei vini autoctoni che si svolgerà all’interno dei padiglioni di Fiera Bolzano in concomitanza con Hotel, la quattro giorni dedicata al settore dell’hotellerie e della ristorazione. L’appuntamento è per il 16 e il 17 ottobre (dalle 11 alle 18), dove si potranno assaggiare vini singolari prodotti da vitigni tipici, talvolta molto rari, sovente di formidabile personalità perché difficilmente replicabili fuori da quelle terre elette in cui le uve che gli danno origine si sono ambientate e acclimatate.

Sono attesi oltre 100 produttori che presenteranno più di 300 etichette esclusivamente da vitigni autoctoni. Da Nord a Sud, saranno tante le varietà meno conosciute che il pubblico potrà degustare come ad esempio Pallagrello, Freisa d’Asti, Rossese, Malvasia Puntinata, Uve del Tundè, Ucelùt, Famoso, Panzale, Marzemino e tanti altri.

In attesa di Autochtona, Bolzano si prepara ad accogliere operatori professionali e wine lover presso enoteche e winebar della città. Nel weekend del 14 e 15 ottobre, coloro che sceglieranno di degustare vini autoctoni italiani riceveranno un biglietto ingresso omaggio. Qui l’elenco degli espositori.


Con il pulmino in viaggio tra i filari della Sicilia

Un po’ “Sideways” e un po’ “Little Miss Sunshine”, prosegue il wine-tour iniziato il 19 settembre scorso da Gianfranco Cammarata, giovane ristoratore di Palermo, in enoico pellegrinaggio tra i sentieri del vino in Sicilia, al volante di un pulmino Volkswagen T2 degli anni Settanta. Il progetto si chiama “In viaggio tra i filari” ed è un itinerario di tremila chilometri in quasi venti giorni che Cammarata sta seguendo a bordo sul suo furgoncino arancione, alla scoperta delle chicche della Sicilia in periodo di vendemmia, tra la fine di settembre e le prime settimane di ottobre.

Al termine del tour saranno circa cinquanta i produttori incontrati e conosciuti, nomi noti e meno noti del mondo del vino siciliano, ognuno con le sue storie da raccontare, con un territorio da svelare e con tradizioni da preservare e tramandare. Il diario di bordo, aggiornato in tempo reale, è disponibile sul sito www.inviaggiotraifilari.it. Un viaggio alla ricerca di conferme, alla scoperta di nuovi sapori, tra uve, colori e profumi, ma anche tra cultura e riflessioni: «L’idea è prendere come pretesto il vino per parlare di Sicilia a 360 gradi – spiega Cammarata – per esempio con alcuni produttori parleremo di arte, con altri di territorio, di natura, di tradizione e innovazione». C’è tanto da raccontare, da respirare da vivere e il viaggio del pulmino arancione può essere ancora più lungo. Le vie del vino sembrano, oggi più che mai, davvero infinite.

Davide Visiello


Bottiglie Aperte arriva alla sesta edizione

 

Due giorni milanesi dedicati all’eccellenza del vino. Domenica 8 e lunedì 9 ottobre, infatti, a Palazzo delle Stelline, in corso Magenta 61, torna Bottiglie Aperte, la manifestazione organizzata da Federico Gordini e che è arrivata alla sesta edizione. «Lo sguardo della nostra kermesse – spiega Gordini - si volge sempre più al pubblico degli operatori di settore e agli appassionati più esigenti, che troveranno una selezione di 150 produttori con oltre 600 referenze in degustazione, ben bilanciata tra grandi e piccole realtà delle principali zone di produzione vinicola del nostro Paese. Un numero che cresce sensibilmente mantenendo inalterata la qualità delle aziende selezionate».

Ci saranno inoltre 17 Masterclass, con il ricavato che verrà utilizzato per la ricostruzione di una casa famiglia per i minori disabili che frequentano l’Istituto Alberghiero di Amatrice, in collaborazione con il CisomCorpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta. Il convegno di inaugurazione, domenica alle 11.30, tratterà di “Clima vs Vino – Vino vs Clima: problematiche e soluzioni”.

Orari: dalle 11 alle 19. Ingresso per operatori gratuito previa registrazione, sul sito http://www.bottiglieaperte.it. Ingresso per gli appassionati 40 euro, biglietteria online attiva. 


Hendrick’s, ecco la Chambers of the Curious

Bere un Gin&Tonic non è mai cosa scontata, soprattutto se il gin è firmato Hendrick’s. Il famoso distillato scozzese dalle caratteristiche note di rosa e cetriolo è, da sempre, simbolo di una tendenza e ispiratore di nuovi trend di comunicazione. In un mondo della mixology che sta sempre più catturando l’attenzione non solo degli addetti ai lavori, Hendrick’s si distingue nel trovare nuovi spunti di coinvolgimento dei suoi estimatori e non solo.

Dopo l’insolita campagna di adozione di un cetriolo, Hendrick’s promuove in Italia – come in tutta Europa - la Chambers of the Curious: un vero e proprio viaggio nella mente, articolato in “trattamenti” che vi aiuteranno a scoprire i lati più nascosti dei vostri pensieri e sensazioni.

Voyage in the mist, Power of the mind, Ocular Cocktail Creator… sono solo alcuni dei nomi suggestivi dell’evento che si terrà da Interni33 a Roma da venerdì 6 fino a domenica 8 ottobre e che potrete scoprire prenotandovi su www.chambersofthecurious.bookingshow.com.

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