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21/09/2021

Bollicine dal Mondo

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Lo so bene: chi si loda, si sbrodola. Però che bello leggere in questo numero di Bollicine del Mondo di uno Spumante metodo classico che arriva a noi grazie a due italiani che hanno investito il loro tempo e le loro competenze in Kazakistan, una sfida importante per un Pinot Nero che certo non parte in prima fila nel gran premio dei desideri e delle vendite. Però a noi piace presentarlo proprio perché ogni suo aspetto richiede attenzione e pazienza. Se una persona non deve essere giudicata per l’abito che indossa, lo stesso vale per i vini: guai fermarsi all’etichetta e alla zona di produzione.

Paolo Marchi

Roza Assa Valley 2013 Arba Wine

Quel tocco di sana e intensa italianità che raggiunge il Kazakistan e si esprime attraverso un mix sapientemente orchestrato tra l'arte del saper fare italiano e la natura rigogliosa spontanea del terroir Kazako. Quel terroir che ha la caratteristica e il privilegio delle notevoli escursioni termiche tra giorno e notte. Il Kazakistan si estende per una superficie pari a nove volte l'Italia, confina con la Cina ad est e con la Russia a nord. Collocate questo stato e poi immaginate un areale in cui la vite riesce a esprimersi al meglio, supportata tanto da suolo quanto da luce e vento. Qui, due illustri nostri connazionali sono stati chiamati a comunicare enologicamente per il tramite di questo territorio. Arba Wine, Roza, Valle d’Assa è il vino spumante, metodo classico, che trasmette le vibranti sensazioni di un territorio che ha molto da raccontare. Tanto fruttato quanto elegante, un Pinot Nero teso e dritto che al palato si apre rotondo ed intenso. Avvolge con equilibrio questo vino gastronomico dalla ricchezza gustativa inaspettata.

Luca Turner

Champagne Les Murgiers Brut Nature- Francis Boulard & Fille

Se nei prossimi mesi dovesse capitarvi tra le mani una bottiglia di Champagne Les Murgiers Brut Nature di Delphine e Francis Boulard fate caso all’etichetta e verificate che non sia proprio questa che riporta la vendange 2016, sboccata a gennaio 2020, che racchiude in sé per metà un blend di 70% di Pinot Nero e 30% di Pinot Meunier e per l’altra metà vin de réserve. Qui il dosaggio zero non stride ma sigla un succo eccellente, molto profondo ed equilibrato con una scossa di acidità salvifica a sostegno della prepotente carica fruttata e speziata. Una versione atipica dello champagne d’entrata dei Boulard che rimarrà a lungo nel loro ricordo poiché nel dicembre di quell’anno la cantina prese fuoco con molto del frutto che era arrivato in essa pochissimi mesi prima. La 2015 era 100% Pinot Meunier e la 2017, da poco in commercio, è 75% Pinot Meunier, 20% Chardonnay e 5% Pinot Noir. Il fascino della viticoltura genuina e artigianale dei récoltant manipulant spesso riflette l’equilibrio tra gli accadimenti naturali -e non- e il percorso di sperimentazione personale. La scelta è stata quella della certificazione biologica e della pratica della biodinamica. Dal 2018 Francis è in pensione e Delphine resta a gestire i 3 ettari di vigne tra Massif de Saint-Thierry, Vallée de la Marne e Montagne de Reims.

Monica Coluccia

Marzemina Bianca Millesimato Brut - Ca’ di Rajo

Un vitigno particolare, poco conosciuto e ormai introvabile, e un sistema di allevamento assolutamente unico. Ca’ di Rajo presenta infatti la Marzemina Bianca, un vitigno che nella campagna veneta veniva chiamato “champagna” soprattutto per la sua notevole acidità.

Il sistema di allevamento è invece la Bellussera, con la vite che arriva a oltre tre metri d’altezza da terra: nello specifico di Ca’ di Rajo i vigneti hanno oltre 40 anni di vita.  La scelta dei giovani enologi Simone, Fabio e Alessio Cecchetto è stata quella di realizzare un metodo Martinotti che potesse riuscire a esaltare i sentori primari, agrumati e di frutta gialla in primis, della Marzemina Bianca, trovando anche un giusto equilibrio. Nonostante sia un metodo Martinotti, il perlage è piuttosto fine e il vino ha una grandissima piacevolezza al sorso. «Questo spumante nasce da un lavoro di ricerca e sviluppo di nuove tecniche di produzione – spiega Simone Cecchetto - È una perla rarissima, di questo vitigno ne esistono all’incirca una decina di ettari in Italia. Era lo “champagne” povero dei contadini della nostra terra, noi abbiamo voluto rendergli omaggio esaltandone le caratteristiche e la carica aromatica».

Raffaele Foglia

Bianco Frizzante Metodo Ancestrale “Zero Infinito” Pojer e Sandri

Mario Pojer e Fiorentino Sandri si conobbero sui banchi di scuola all’istituto enologico di San Michele all’Adige. Nel 1975 decisero di coronare l’amicizia e la passione comune fondando a Faedo (Trento) l’azienda agricola che porta il cognome di entrambi. Credono subito nella viticoltura eroica tuttavia nel 2006 cambiano rotta e iniziando a sperimentare i cosiddetti “vini del futuro”. Sono i vini Piwi, acronimo del tedesco Pilzwiderstandfahig, cioè vino “da viticoltura sostenibile con vitigni resistenti alle malattie funginee”, incroci di uve americane, europee e asiatiche. Esemplari vini green ideali per produrre eccellenti vini sostenibili. Si concentrano sulla varietà Solaris, un vitigno resistente alle escursioni termiche della zona  visto che, in questo angolo di Trentino, in inverno, si sfiorano i meno -20°C. Si tratta di viti piantate a 900 metri sul livello del mare. Zero pesticidi, solforosa, lieviti, chiarificanti, antiossidanti e filtraggi. Una bottiglia in vetro bianco, con tappo a corona, un vino non filtrato. Se si scuote fa apparire un colore più intenso e opaco. Esplosione al naso e in bocca di fiori di sambuco, mela Golden, pera, albicocca e note tropicali. Un metodo ancestrale biologico con il fondo che può essere decantato in caraffa, da chi lo preferisce limpido oppure semplicemente agitato prima di versarlo nei calici per degustare una versione più contadina.

Cinzia Benzi

Spumante Metodo Classico Pas Dosé - Podere Castorani

L’Abruzzo ha molteplici sfaccettature, condizioni pedoclimatiche uniche che riescono a far convivere la mediterraneità e le sensazioni montane più autentiche; una regione che, grazie a questa sua ricchezza, è oggi una risorsa preziosa per l’artigianato vitivinicolo italiano. L’Abruzzo racconta anche storie di rinascita, come quella di Podere Castorani: un’azienda agricola nata alla fine del ‘700, ma che, al contempo, ha trovato nuova vita grazie soprattutto alla famiglia di Jarno Trulli, noto campione di Formula Uno. Attorno alla storica villa nei pressi di Alanno, si estende l’ampia tenuta a ridosso della Majella: i vigneti, dominati dai vitigni autoctoni abruzzesi, beneficiano dell’influsso dell’Adriatico, creando le condizioni ideali per praticare l’agricoltura biologica e sperimentare nuove vie, come quella della spumantizzazione. Il Metodo Classico Pas Dosé da uve Passerina in purezza, è espressione di grande eleganza e understatement: lontano dagli eccessi aromatici e poco tipici di alcune interpretazioni del vitigno, esprime un olfatto di fiori bianchi e buccia di limone; con il tempo la frutta a polpa gialla emerge nettamente con note di albicocca e pesca che tornano al sorso, carezzevole e delicato nella bolla. Chiude sulla nocciola e con la voglia di un altro sorso.

Alessio Pietrobattista

Spumante Rosé - Le Barbaterre

In quelle che sarebbero i luoghi del Lambrusco nasce il sogno eccentrico di allevare Pinot Nero declinandolo come da studi precisi e visioni immaginifiche. Quelli di una proprietà che iniziò il lavoro vent’anni fa e quelli degli attuali titolari Maria Grazia Lugo e Franco Garzotti che proseguono cercando nuove sfumature e progetti. Il terroir aiuta così come l’esposizione. Cinque ettari  vitati degradanti su terreni collinari con pendenza tra i 330 e 400 metri di altitudine con esposizione a Sud, in un’area soleggiata e ventilata, con suoli ricchi di calcare e venature gessose indice di regalare vini freschi e vivaci. La forte pendenza del suolo favorisce un buon drenaggio delle acque. Le vigne di età tra i 15 e i 20 anni sono a Guyot semplice dove il suolo ha scarsi elementi nutritivi, mentre quelli a Guyot doppio posseggono un substrato più ricco. Il Rosé a base di Pinot Nero 100% si presenta di un colore rosa aragosta con bolla croccante ed esuberante. L’approccio olfattivo è in bilico tra frutta candita e scorza di agrumi scuri inframezzati da dolci spezie che tornano in una bocca dal sorso ricco, reso snello da una acidità agrumata che contrappunta il volume ben delineato di una bollicina “a tutto pasto”.

Andrea Grignaffini

Spumante Marty - Olmo Antico

Di Paolo Baggini si possono raccontare almeno due vite, ma qualunque impresa abbia intrapreso nella sua esistenza, ha sempre affrontato il suo lavoro con uno stile unico e una passione inimitabile. Innamorato del bien vivre, affascinato dal mondo patinato, ma scevro da pregiudizi quando decise di sporcarsi le mani nei vigneti dell’Oltrepò per inseguire un sogno. È dotato di un talento indubitabile, sensibilità e capacità che consentono di dipingere il territorio attraverso etichette straordinarie che spesso hanno stravolto la tradizionale visione dei vini dell’Oltrepò, basti pensare al Riesling Rè Nano, alla Croatina del 14 Ottobre oppure a indimenticabili Merlot e Pinot Nero. In questo microcosmo di eccellenza ecco uno spumante dalle caratteristiche uniche come il Marty, assemblaggio di Meunier (40%) con Pinot Nero (40%) e Chardonnay (20%). Uno Charmat lungo di almeno 6 mesi che non crediamo abbia rivali guardando al rapporto qualità/prezzo: rosso rubino brillante come una pietra preziosa, di una lucentezza che sa rapire. Il frutto è assoluta purezza e concentrazione, marmellata di fragole fresche che al palato si trasforma in dolcezza ammirevole in equilibrio all’acidità. Bollicina delicata, ti seduce sorso dopo sorso, una granita di lampone fatta di tanta soave bellezza.

Bruno Petronilli

Spumante Metodo Classico Mon Pit Brut Rosé – Cantine Russo

La tradizione vitivinicola della famiglia Russo debutta alla fine del 1860, con il bisnonno degli attuali proprietari, Gina e Francesco Russo. Agli inizi erano dediti alla coltivazione dei propri vigneti situati nella zona di Solicchiata, nel versante Nord Est dell’Etna e proprio nel 1955 decisero di produrre i loro vini. Oggi l’azienda possiede circa 25 ettari di proprietà coltivati con i classici vitigni del Vulcano tra 650 e 1000 metri di altitudine. Gli elementi chiave sono il terroir, il microclima, le zone ventilate e asciutte accompagnate da elevate escursioni termiche, la terra vulcanica, ricca di minerali, insieme alla peculiarità dei vitigni autoctoni che favoriscono la produzione di vini unici. Mon Pit Brut Rosé è 100% Nerello Mascalese, con un affinamento di 36 mesi sui lieviti. Il dégorgement è avvenuto nel 2018 con un dosaggio di 5,5 g/Lt. Colore rosa corallo, all’olfatto note di ribes, more e marasca, e agrumate come il chinotto. Elegante insieme di note iodate. Al palato è fresco, di buon equilibrio, con un ritorno gusto olfattivo di frutti di bosco e di agrumi che lascia il posto ad un finale minerale e sapido. Esiste un cordone ombelicale che unisce la lava ardente del Vulcano al vino che deriva dalle uve coltivate su questi suoli.

Manlio Giustiniani

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