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29/11/2021

Bollicine dal Mondo

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A Natale non lo so, ma tra San Silvestro e Capodanno non ho dubbi: brinderò e brinderemo alla grande perché ci lasceremo alle spalle anche il 366° e ultimo giorno di un 2020 nero come non mai, un anno bisestile che nessuno si aspettava di vivere in forme così pesanti e strazianti per moltissimi ovunque nel pianeta, in pratica tutti.

Tra il 24 e il 25 dicembre saremo attraversati da altri sentimenti. Anche chi non crede non potrà non pensare a quanto è accaduto e ancora accade perché cambierà l’anno, entreremo nel 2021 ma con tante speranze ma ben poche certezze che vedremo una luce sincera e vera. Però sarà bello non vivere più nel Venti Venti. Ecco perché vi suggeriamo otto bottiglie, sette francesi e una italiana, di una regione che pochi possono aspettarsi a livello di bollicine: la Sardegna.

Paolo Marchi

Champagne Terre de Meunier Extra Brut Dehours & Fils

Un grande Meunier si distingue per un insieme che non è sempre reso dal vitigno, anche quando è lavorato al meglio. Questo Champagne racconta non solo dell’esplosiva e rigogliosa tridimensionalità della componente fruttata, come narrazione vuole, ma anche dell’intensa vena speziata (curcuma), floreale (girasoli) e vegetale (genziana e ruta) che un Meunier esemplare riesce a esprimere. Il sorso, materico ed equilibrato, chiosa con uno scintillio affumicato (torba), dopo aver elargito la sua affascinante cremosità fruttata. Un gusto prezioso, cui si arriva con la prima fermentazione di quasi tutta la massa in acciaio e di una piccola parte in barrique (con uve selezionate nelle 42 parcelle tra Troissy, Mareuil Le Port e Oeuilly nella Vallée de la Marne); dopo la prima fermentazione il vino sosta sur lie per 9 mesi e poi in bottiglia fra i 18 e i 30 mesi; l’assemblaggio finale vede una piccola percentuale di vin de réserve del millesimo precedente, lasciando basso il dosaggio. Proprio il sapiente utilizzo dei vini di riserva contraddistingue il tratto Dehours, cui si aggiunge l’importanza delle vinificazioni parcellari alle quali Jérôme lavora convintamente da oltre quindici anni per trasmettere un’idea più stringente di terroir. Ne avremo un quadro ancor più chiaro nelle cuvée perpetuelle parcellari attualmente in cantiere.

Monica Coluccia

Champagne M1 – 1,15 – FC Huguenot-Tassin

Una cuvée misteriosa e criptica per uno Champagne originale anche al di là delle sigle che dicono un po’ tutto e un po’ nulla: M1 – 1,15 – FC. La Maison Huguenot-Tassin si diverte con il cliente in modo ammiccante e provocatorio. Partiamo intanto da Celles-sur-Ource con la storia invero recentissima di questa Maison (récoltants-manipulants), fondata nel 1984. Sette sono gli ettari di vigneto (di cui metà di “vecchie vigne”) in cui sono allevati tre principali cépages: il Pinot Noir, il Pinot Blanc e lo Chardonnay. Il giovane conduttore dell’azienda, Edouard Huguenot, dopo gli studi a Beaune ed un’esperienza lavorativa in Borgogna, approda nelle Caves di Drappier per poi arrivare alla Maison di famiglia. L’approccio si basa sulla coltivazione delle vigne nel modo più naturale possibile seguendo i cicli delle stagioni, del sole e della luna. La gamma è articolata ma esemplare nella curiosità che è appunto la succitata M1 – 1,15 – FC di cui il degustatore dovrà scoprire l’origine aiutato da un supporto cartaceo. Noi ci limitiamo alla degustazione che al naso appalesa spunti floreali che si intrecciano a note tostate perfettamente calibrate; in bocca ha una gustosa voluttuosità ma sorretta da una acidità filante e perfettamente integrata.

Andrea Grignaffini 

Crémant de Loire Cuvée de Prestige Extra Brut Quadrille Langlois-Château

La Maison Langlois-Château nasce nel 1912 a St-Hilaire-St-Florent, nella Valle della Loira, quando il barone de Bodman, fondatore nel 1885 della Maison Delandes, lascia a Édouard Langlois, e alla moglie Jeanne Château, il castello di St- Florent e i vitigni circostanti. Édouard muore durante la Prima Guerra Mondiale e la vedova Jeanne porta avanti l’azienda con l’aiuto della famiglia. Nel 1973 il Gruppo Bollinger acquista la maggioranza dell’azienda, apportando tutto il suo savoir- faire nel mondo degli spumanti. Oggi la Maison coltiva 96 ettari in regime di viticoltura sostenibile. La cuvée Quadrille Crémant de Loire Cuvée de Prestige Extra Brut, è un assemblaggio di 4 vitigni (Chenin 50%, Chardonnay 15%, Cabernet Franc 15% e Pinot Noir 15%), provenienti da quattro terroir selezionati a Montreuil Bellay e Puy Notre Dame, con dominanza di argilla e calcare, temperati da un clima oceanico. La vendemmia è manuale. Affinamento di 48 mesi nelle cantine del castello. I quattro vitigni si fondono armoniosamente esprimendo l’eleganza dei vini della regione di Anjou-Samour, aromi agrumati, limone, piccoli frutti rossi e frutta secca. Al palato un’effervescenza fine e cremosa, bella acidità agrumata. Sul finale note iodate e minerali di gradevole persistenza.

Manlio Giustiniani 

Brut Cuvée Millésime 2012 TH Petit

Siamo ad Ambonnay, ovvero nel regno del Pinot Noir della Champagne. La Maison Th. Petit è un piccolo RC (Récoltant Coopérateur) che produce circa 25.000 bottiglie distribuite su una gamma abbastanza ampia, tra Brut, Demi-Sec, BdB e millesimati. Siamo alla quarta generazione e dal 1995 al timone ci sono Bénédicte Berard-Meuret e suo marito Cédric: l’azienda, che si estende per circa sei ettari di vigneti di cui due in affitto, in maggioranza ovviamente Pinot Noir, privilegia una conduzione il più naturale possibile, con utilizzo molto limitato di prodotti fitosanitari. La vinificazione è svolta presso la cooperativa dei coltivatori di Ambonnay, una vera istituzione il cui il savoir-faire è ampiamente riconosciuto. Il Brut Cuvée Millésime 2012 è un assemblaggio di Pinot Noir (80%) e Chardonnay (20%), provenienti da vigne di età tra i 30 e i 40 anni, allocate su un terreno gessoso. L’aroma è estremamente ricco ed espressivo, nel frutto maturo e succoso, ritmato da nuance di pasticceria e da riflessi agrumati, erbacei e minerali. Al palato molto volume, ma anche una notevole freschezza, in un sorso profondo, salino, di eccellente equilibrio e profondità.

Bruno petronilli

Champagne Grande Sendrée Rosé 2010 Drappier

La Champagne è una regione, vasta, varia, unica. Al suo interno divisa in più classificazioni in base alla qualità del terroir. Quel connubio di orografia, terreno, clima che dona le caratteristiche a ciascun appezzamento. Un’analisi precisa, riconosciuta, apprezzata che fa sì che non tutte le vigne siano uguali, non tutti i vini che nascono possano fregiarsi dell’agognato Grand Cru. Qui si vede il manico. La sapienza e la bravura che coltivate (è proprio il caso di dirlo) conferiscono comunque ai terroir “minori” l'elevazione a rango di qualità indiscussa. È il caso di Drappier, azienda familiare che investe sforzi a profusione per ottenere grandi vini di Champagne. Il pinot Nero la sua bandiera, sempre ben alta e visibile, conferisce quella solidità di sorso che arricchisce il palato. Qui abbiamo la cuvée Grande Sendrée, il cui nome, anche se per un errore di trascrizione, contiene un refuso (la parola corretta è cendrée, incenerita) che nella sua declinazione in Rosé nel millesimo 2010, si esprime con netto vigore vinoso. Uno champagne dalle note di frutta matura, elegante, teso quanto basta, come si conviene ad una cuvée di prestigio.

Luca Turner 

Champagne 7 Crus Agrapart

Siamo ad Avize, nel cuore della Côtes des Blancs: qui Pascal Agrapart conduce dal 1982 l’omonimo Domaine fondato dal nonno Arthur nel 1894 e consolidato dal padre Pierre negli anni ‘60. In vigna, la gestione è improntata al miglior utilizzo di pratiche naturali - abbandono degli erbicidi, aratura dei terreni, utilizzo di compost locale, rispetto dei ritmi biologici del terreno – senza mai estremismi. In cantina, si utilizzano lieviti indigeni, non si effettua né chiarificazione né filtrazione, remuage e dégorgement sono manuali. I vigneti di proprietà hanno un’età media di trentacinque anni, lo chardonnay rappresenta il 95% della superficie vitata che ammonta a dodici ettari distribuiti in oltre settanta parcelle. E dalle uve di sette - Avize, Oger, Cramant, Oiry (classificati Grand Cru), Avenay-Val-D’or, Coligny (Premier Cru) e Vauciennes - dei villaggi in cui questo récoltant manipulant possiede vigneti nasce appunto lo champagne 7 Crus: 90% chardonnay e 10% pinot noir provenienti da due differenti vendemmie. Affinato tra i 24 e i 36 mesi, viene degorgiato almeno due mesi prima della messa in commercio e infine dosato a 7 g/l. Nel calice si rivela intenso, erbaceo e agrumato; permeato di sapidità e note fruttate perfettamente bilanciate in un connubio delizioso, fine e persistente.

Luca Torretta

Champagne Extra Brut Mémoire - Huré Frères

La Champagne non è regione di sole storie secolari e grandi maison: è indubbio come quest'ultime abbiano avuto un ruolo fondamentale nella sua crescita, affermazione e acquisizione di un prestigio unico al mondo ma è altrettanto vero che i piccoli vigneron hanno dato nuovo slancio al territorio. È il caso della maison Huré-Frères, poco più di 50 anni di storia ma già nel gotha dell'artigianato champagnistico: due fratelli a guidarla, François e Pierre, che hanno raccolto il testimone da papà Raoul Huré in quel di Ludes, nel cuore del parco naturale della Montagne de Reims. Agricoltura attenta alla vitalità e alla biodiversità dei suoli, in cantina il giusto mix di rigore e originalità interpretativa, come per il Mémoire, champagne di scintillante nitore da metodo solera, lo stesso usato per lo sherry e il marsala. 30 annate, dal 1982, che si mescolano con continuità, in dissolvenza, restituendo intatto il carattere di queste terre. Spiazza l'impatto mediterraneo, opulento, con la pasticceria che si unisce al floreale di glicine e gardenia, ma è il tempo a dettare i ritmi e l'ascolto. La temperatura che si alza e eleva l'olfatto nei tratti rocciosi, con sensazioni fluviali che si riverberano nella bocca, ampia e dotata di piglio acido succulento. Attendetelo, seguitelo, stupitevi.

Alessio Pietrobattista

Alghero Torbato Spumante Metodo Classico Oscarì, Sella&Mosca

Siamo in Sardegna nella tenuta Sella&Mosca fondata nel 1899 dall’ingegner Sella, nipote del celebre statista Quintino, e dall’ avvocato Mosca. Due piemontesi sbarcati sull’isola per bonificare centinaia di ettari nella zona di Alghero creando una delle tenute più estese d’Europa: 650 ettari di macchia mediterranea e vigneti. Un gioiello enologico che non è passato inosservato a Vittorio Moretti, illuminato produttore di Franciacorta, folgorato dalla magia di quella terra che, proprio nel 2016, decise di acquistarla. La figlia Francesca, anima pulsante dei progetti di famiglia, omaggiò il suo sapere sulle bollicine per singolari creazioni. Restando fedele alla filosofia di famiglia atta a valorizzazione i territori ecco Oscarì, il Metodo Classico a base di Torbato, una varietà di uve autoctona, che svela un vino intriso della mediterraneità che lo genera. Bollicina che fonde il suo equilibrio attraverso profumi agrumati e floreali, affumicature tipiche della torba, nota distintiva di questo vitigno. Una vendemmia settembrina, affinato sui lieviti per un anno. Il sorso è cremoso con note di macchia mediterranea. Un omaggio enoico all’isola che si unisce alla moda visto che,  proprio lo stilista algherese, Antonio Marras ha prestato il suo talento per disegnare l’abito di Oscarì, un’etichetta curiosa. 

Cinzia Benzi

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