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NEWSLETTER | 4

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29/10/2020

Bollicine dal Mondo

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Tra gli appassionati di calcio, è un ricordo dei miei anni di cronista sportivo, chi aveva una memoria di ferro amava sfidare chi conosceva tanti giocatori almeno quanto lui per stabilire chi se ne ricordava di più. Ma non per vie generiche, ma almeno secondo la lettera iniziale. Ma questo era giusto un primo gradino. I più bravi potevano decidere di misurarsi solo tra chi militava nelle serie inferiori, troppo nota a tutti la serie A, piuttosto che per doppia iniziale.

Regola non scritta: guai citare i campioni. Mai Maradona per la lettera M o Platini per la P, troppo facile. Tutti erano in grado di farlo. Tutto questo ricordato perché con Cinzia Benzi, e con coloro che collaborano a questa newsletter dedicata alle bollicine, ci siamo ripromessi di essere originali, di non fissarci con l’arcinoto, di percorrere anche sentieri lungo i quali non è facile incontrare altri. Identità Golose è anche un sito e molto altro ancora. Nulla viene escluso, ignorato, ma a livello di notiziario pensiamo di avere finora fornito suggerimenti fuori dall’ordinario, che spingono alla lettura.

In questa quarta uscita ha un giusto e ampio spazio la categoria Crémant, quattro su sette, e di questi quattro, tre arrivano dalla Borgogna, per antonomasia terra di rossi importanti, fermi. Noi abbiamo voluto evidenziare quanto siano cresciute le bollicine dove i più non se lo aspettano. Cosa sta spingendo il Crémant? Il lavoro titanico dei distributori perché la gente li assaggi e li acquisti, attirati da un ottimo rapporto prezzo/qualità.

Paolo Marchi

Crémant d’Alsace 2015 Brut Nature Dirler-Cadé

Jean Dirler e Ludivine Hell-Cadé, figli d’arte, curano in biodinamica circa 18 di ettari di vigna, a sud di Colmar, nell’Alto Reno in Alsazia. I vigneti sono dislocati tra Bergholtz (qui in attività i Dirler dal 1871) e Guebwiller (provenienza degli Hell-Cadé). In casa Dirler la biodinamica è arrivata nel 1998; approccio poi esteso anche al lato Cadé. Si sono affermati per le splendide riuscite di importanti Grand Cru alsaziani: GC Saering per il Muscat e per il Riesling, GC Kessler per il Pinot Gris e GC Kitterlé per il Gewürztraminer. Vi rendiamo conto qui di una luminosa interpretazione della spumantistica tradizionale alsaziana, il Crémant d’Alsace Brut Nature, ottenuto nel 2015 da Pinot Gris, Auxerrois e Riesling. Ceppi di trent’anni, fermentazione con “sucre naturel du raisin”, così come per la presa di spuma; dégorgement, senza dosaggio, dopo 24 mesi. Ne viene fuori una bollicina raffinata, leggermente aromatica e speziata, con densità e profondità intriganti: cenni di menta e balsamici, poi petali di rosa e curry, melone invernale e un guizzo idrocarburico. Sapori di cedro, zenzero e un timbro appena piccante emergono al sorso, quasi da vino fermo. Il finale ammandorlato è equilibrato dalla ricchezza di succo che rifinisce, altresì, un corpo segaligno e scattante.

Monica Coluccia

Crémant de Bourgogne Blanc Domaine Verret

Oltrepassando l’antica porta di Saint-Bris-le-Vineux e lasciandosi alle spalle gli edifici medievali di pietra chiara che sorgono nel centro di questo piccolo gioiello di Borgogna, si incontra il Domaine Verret.

Dal 1750 l’omonima famiglia alleva le viti che furono già dei Romani e di cui la particolare varietà chiamata “César” serba memoria. Non solo Chardonnay e Pinot Noir dunque, sebbene da queste parti siano protagonisti indiscussi e incontrastati, ma anche Gamay, Aligoté e Sacy. Vitigni locali meno noti, degnamente nobilitati in quello che dopo il riposo sui lieviti diventa il “Crémant de Bourgogne”, uno spumante potente che illumina il calice di riflessi dorati. Quasi sfacciato nel susseguirsi di aromi intensi ma perfettamente in equilibrio tra loro: fiori d’arancio che lasciano il posto al sentore di liquirizia, melone maturo intervallato dalla fragranza della crosta di pane, una nota iodata che accompagna quest’orchestra aromatica. E nel frattempo eteree bollicine danzano sul palato a ritmo vivace, terminando la loro esibizione in un finale fresco e solleticante ma di giustezza voluttuoso.

Andrea Grignaffini

Cava Moltó Negre Casa Rojo

Il Trepat è un vitigno autoctono a bacca rossa originario della Spagna nord-orientale. Assimilabile al Pinot Nero per difficoltà di coltivazione e vinificazione, è impiantato nella Penisola Iberica su una superficie complessiva di poco più di millecinquecento ettari. Tra questi anche quattro parcelle, adagiate su terreni calcerei e argillosi in quel di Villafranca del Penedés, condotte da Casa Rojo: un progetto accattivante, creativo e innovativo nato nel 2009 dall’incontro tra i due enologi Laura Muñoz e José Luis Gómez e materializzatosi sei anni più tardi con la realizzazione di una propria cantina e con l’acquisto dei primi vigneti di proprietà.

Il loro Moltó Negre, poco meno di ventimila bottiglie da uve Trepat in purezza, è un Cava prodotto da solo mosto fiore che fermenta per venticinque giorni a circa 14 °C. Dopo il tiraggio, sosta sui lieviti per un minimo di nove mesi, per poi essere degorgiato e, infine, dosato extra brut con un residuo zuccherino di cinque grammi/litro. Brillante, di colore rosa tenue e con una buona effervescenza, esprime note intense e fini di fiori bianchi e frutti rossi. Gli stessi frutti che trovano pieno riscontro in un assaggio equilibrato, persistente e armonico.

Luca Torretta

Crémant de Bourgogne Champliau Brut Rosè

Henri Champliau è una splendida realtà nel cuore della Côte Chalonnaise. Fondata a Mercurey da Alexandre Graffard, nipote di Henri Champliau, propone due Crémant de Bourgogne prodotti con metodo classico utilizzando principalmente Pinot Noir e Chardonnay, due spumanti di grande espressività, che ostentano eleganza, luminosità, grande energia e una notevole freschezza.

La cura e la dedizione sono il segno distintivo di un’azienda che è fieramente familiare, dedita ad esaltare il territorio e le sue grandi potenzialità in chiave spumantistica. In cantina si prosegue il lavoro iniziato in vigna, dando grande rilevanza ai tagli e al dosaggio. Il Brut Authentique e il Brut Rosé sono “firmati” dal Pinot Noir, presente in grande percentuale e degustando le due etichette ci ha colpito in particolar modo il Brut Rosè (Pinot Noir 75%, Chardonnay 15% e Gamay 10%). L’aroma è particolarmente raffinato, costruito attorno ad un frutto rosso croccate, soprattutto ribes e fragolina di bosco. A più riprese eleganti folate di erbe aromatiche, come rosmarino e salvia, e di miele d’acacia. I profumi fini e complessi si sposano alla perfezione a un palato di grande fascino, minerale e sapido, di encomiabile pulizia, declinato grazie a una bolla affilata e tagliente.

Bruno Petronilli

Bulles de Roche Saumur di Thierry Germain

Thierrry Germain nasce da una famiglia di viticoltori bordolesi e realizza il suo sogno di dirigere la sua azienda vinicola nella Valle della Loira ad Anjou. Fonda il Domaine des Roches Neuves, una proprietà che oggi vanta 26 ettari di denominazione Saumur e Saumur-Champigny. Convertitosi all’ agricoltura biodinamica ha desiderato, da sempre, concentrarsi in produzioni enoiche di apparente semplicità. Bulles de Roche è uno spumante espressivo ottenuto da un blend di Chenin Blanc presente per il 95% e  Cabernet Franc per il 5%, un vino fermentato prima in botti di uno o due anni usato per la cuvée Insolite, un Saumur secco dove domina lo Chenin Blanc. 

Seguono assemblaggi, imbottigliamento e rifermentazione in bottiglia secondo il “méthode traditionnelle”. Zero dosaggi con una sosta sui lieviti per 18 mesi. L’impatto olfattivo cattura sentori agrumati stemperati da note di pera bianca. Al palato è vibrante, fresco, ampio. Chiude con un tratto di finezza, tipico dello Chenin Blanc, interpretato magistralmente da questo produttore che, in pochi anni, è diventato uno dei migliori interpreti di questo territorio. Un vino conviviale con una grande versatilità di abbinamento. Bulles de Roches è  acquistabile on line e reperibile nelle migliori enoteche nazionali. 

Cinzia Benzi

Edoardo Miroglio Blanc de Blancs Brut Metodo Classico

Siamo in Bulgaria, nella Tracia del nord, quella stessa Tracia dei miti greci, del vino apprezzato sin dall'antichità, citato in versi ed opere che abbiamo tutti letto e studiato a scuola. Non dobbiamo meravigliarci quindi se Edoardo Miroglio da Alba ha voluto trasferire la sua passione e la sua conoscenza per dare vita a vini dalla fortissima personalità. Qui una natura ricca e confortevole accoglie una vigna rigogliosa. Tutti i vini si esprimono a tutto tondo, senza esitazioni. Il metodo classico da Chardonnay in purezza  con un minimo di 24 mesi sui lieviti non fa eccezione. Ha un colore vivace, un perlage fine, intenso e lungo. Profumi netti e decisi in perfetta armonia con una beva fresca ed armonica. Sorso ben centrato, persistente al palato senza esagerazioni e sicuro di sé questo Blanc de Blancs Brut si unisce bene alla gastronomia purché non eccessivamente elaborata, acida o speziata. Una bottiglia con un ottimo rapporto qualità prezzo che potrà anche stupire.  

Luca Turner

Crémant de Bourgogne Grande Cuvée Brut Veuve Ambal

Solitamente la produzione di Crémant in Francia è un necessario quanto, in alcuni casi, invitante completamento di gamma: che sia uno Château o un Domaine il protagonista, la spumantistica è una sfida intrigante. È quindi una rarità trovarsi di fronte a un'azienda di famiglia, con radicata e prestigiosa tradizione, che in Borgogna produca da sempre solo bollicine. È il caso del Domaine Veuve Ambal: nato nel 1859 per volere di Anne Marie Ninot, vedova del banchiere Antoine Emile Ambal, dopo il ritorno alla natia Rully, decise di voler approfondire quel metodo champenoise che tanto l'aveva incuriosita. Grazie all'aiuto del fratello, affermato négociant in zona, decise di imporsi nel mondo delle bollicine: oggi Veuve Ambal, nel frattempo con sede a Beaune, è il più grande produttore dell'AOC Crémant de Bourgogne. Da un patchwork di vigne che vanno dal freddo nord di Chablis fino al solare sud del Mâconnais, nasce la Grande Cuvée Brut, un blend di Chardonnay e Pinot Nero impreziosito da Gamay e Aligoté: accogliente l'olfatto, trasmette morbidezza grazie alle sue note fruttate e di pasticceria, tra cenni tropicali e sofficità burrose. La bocca, puntiforme nel perlage, ha continuità e piacevolezza, chiudendo in un tripudio di frutta secca e saporita acidità. Facile, gustoso, di classe.

Alessio Pietrobattista

 

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