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NEWSLETTER | 2

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26/09/2021

Bollicine dal Mondo

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Cinzia Benzi, il sottoscritto, Claudio Ceroni, tutti i collaboratori ne eravamo già convinti ma è sempre bello, importante avere conferme della bontà di una scelta. In questo caso di avere dato vita a una newsletter che abbraccia tutte le bollicine del pianeta.

Altro che Champagne dalla Francia, il Cava dalla Spagna, i nostri Metodi Classici e i Prosecchi. Questi sono le clamorose realtà che tutti conoscono, anche chi è astemio. Le bollicine stanno infatti al mondo della vite come il calcio allo sport: tutti le producono, tutti giocano a pallone. Più facile però conoscere i titolari e le squadre dei vari campionati di ogni continente che le realtà legate a denominazioni e cantine fuori dall’arcinoto.

Per questo abbiamo dato vita a questa newsletter che in questa circostanza descrive quattro ottime bottiglie francesi (e nessuna di Epernay o Reims) e tre di Sud Africa, Spagna e Australia. Questo proprio per rafforzare la scelta fatta nella quale crediamo fortemente. E tra un mese bollicine italiane.

Paolo Marchi

FRANCIA: Bouvet Ladubay | Saumur Blanc Methode Traditionelle Brut Saphir Vintage 2014

Bouvet Ladubay è sigla che forse a molti non dirà nulla. Invece è una accoppiata di cognomi che va metabolizzata soprattutto dagli amanti delle bollicine: Etienne Bouvet e sua moglie Celestine Ladubay hanno dato inizio nel 1851 alla storia della spumantistica di pregio a Saumur. Il prestigio acquisito prima dello stop forzato per mancanza di eredi e per l’avvento delle guerre mondiali fu ristabilito da Justin-Marcel Monmousseau che dal 1946 si dedicò al riassetto del marchio. L’appeal della grande tradizione spumantistica affascinò anche Claude Taittinger che nel 1974 la acquisì lasciando la gestione a Patrice Monmousseau, nipote del fondatore. Dal 2015 l’azienda è tornata sotto il controllo dei Monmousseau e il suo futuro è nelle mani dell’ultima generazione: Juliette, figlia di Patrice. Suo l’impegno di salvaguardare una delle prime denominazioni della Loira: il Saumur Brut. Il Saphir Vintage è elaborato con quello che è qui chiamato Methode Traditionelle, con prima fermentazione in botti di quercia e 36 mesi sui lieviti. Blend di Chenin Blanc e Chardonnay, nelle intenzioni incarna l’essenza del Saumur Brut: affumicato ed esuberante, profumato d’incenso, di litchi, di susina gialla e nespola, con buona lunghezza e droiture gustativa che sfila su note ammandorlate e saline.

Monica Coluccia

FRANCIA: Crémant de Bourgogne cuvée

A breve distanza da Chablis, tra i dolci pendii posti nell’area più settentrionale della Borgogna e gli incantevoli villaggi che immergono l’avventore in uno scenario fiabesco, ha sede il Domaine Hamelin, cantina che da sette generazioni abita questi luoghi. Lo Chardonnay è il vitigno principe di queste colline, dove il suolo argillo-calcareo fa dell’AOC Chablis una bandiera che sventola alta nelle classifiche di tutto il mondo. Accanto alle denominazioni tradizionali ve ne è tuttavia una meno conosciuta, quella del Crémant de Bourgogne. Nella "Cuvée Kryslin" da quattro differenti annate, con un dosaggio di 8 g / l e una sosta sui lieviti di 18 mesi, lo Chardonnay si completa in un’armonia sorprendente con il Pinot Noir, rivelando una freschezza a dir poco fine. Un’infinità di sottili bollicine riempie il calice che si colora di oro bianco, mentre al naso si elevano note di agrumi, ciliegie e ribes. A questo punto ci si aspetterebbe di trovare al palato la stessa freschezza di una giornata di primavera, ma ecco che questo spumante regala la gioia inattesa di quella che sembra più una serata estiva. Le note decise dei piccoli frutti rossi sfumano nel calore del miele, della mandorla e delle spezie, mentre una dolcezza ovattata trascina l’assaggio in un intenso e persistente abbraccio.

Andrea Grignaffini

SUD AFRICA: Krone Anphora Blanc de blancs 2017

Siamo in Sud Africa, un paesaggio dove i vigneti si alternano a savane. Curioso sottolineare che, in quest’ area geografica,  la viticoltura approdò nel 1600  per merito degli olandesi. Piantarono vigneti di Chenin Blanc e Chardonnay oltre a Pinotage, Merlot e altri vitigni a bacca rossa. Tulbagh, a nord est rispetto Città del Capo, rappresenta una zona viticola riscoperta in tempi recenti. Krone è una realtà che ha puntato molto sulla naturalità dei suoi vini. Il loro metodo classico si chiama MCC ossia Méthode Cap Classique. Terreni, esposizione e altitudini generano vini con grande personalità. Vigneti di Chardonnay a 700 metri s.l.m. che godono di una marcata escursione termica generata da un’insolita sosta di aria fredda dovuta al permeare dei venti, trattenuti dall’ anfiteatro, naturale, delle montagne che li circondano. Krone Anphora Blanc de blancs 2017 esalta la freschezza di questo vitigno. Vendemmie manuali, e, rigorosamente notturne. Elemento fondamentale per mantenere un’elevata acidità con un basso contenuto di zucchero. Fermentato in anfora, zero dosaggio, non filtrato. Maturazione di 24 mesi. Uno Chardonnay che ti stupisce, quasi selvaggio seppur equilibrato e conviviale. Al naso e al palato si fonde in un’esplosione di agrumi e fiori di limone. 

Cinzia Benzi

FRANCIA: Jean Paul Schmitt Crémant Zero Dosage

Jean-Paul Schmitt, récoltant manipulant a Scherwir in Alsazia, è un’azienda biodinamica che produce splendidi vini fermi come Riesling, Pinot Gris, Gewürztraminer e Pinot Noir, ma anche una bollicina di notevole successo, il Crémant Zero Dosage. Assemblaggio di Pinot Bianco (60%) e di Pinot Noir (40%), uve provenienti dalla vigna alle pendici del Rittersberg, la “montagna dei cavalieri” sotto l’antico Castello di Ortenbourg, caratterizzata da un suolo ricco di pietre bianche e ciottoli. Jean-Paul Schmitt e il suo compagno Bernd sono una coppia piena di passione che si dedica con una dedizione maniacale alla produzione dei loro vini e alla cura dei vigneti. I risultati sono evidenti, etichette piene di carattere e stile, che sanno affascinare al primo sorso. Difficile trovare punti deboli nella loro gamma, soprattutto in un Pinot Noir atipico e intrigante. E il Crémant rappresenta appieno la loro filosofia: aroma suadente di frutta matura e tropicale, note di pasticceria, spezie, cardamomo e pepe bianco. Profumi di grande intensità e profondità che, in evoluzione, spaziano dalla mela cotogna al dattero, da effluvi marini a eleganti nuance minerali. Al palato grande purezza ed equilibrio, in un quadro perfettamente armonico tra dolcezza e acidità, con un finale lunghissimo.

Bruno Petronilli

SPAGNA: Macabeu Gran Reserva Brut Nature 2014 Microtiratge 4 Maria Rigol Ordi

Sant Sadurní d'Anoia, provincia di Barcellona, comunità autonoma della Catalogna: in questo comune spagnolo ben noto per la produzione del Cava, Maria Rigol Oldi fonda nel 1987 l’omonima cantina, proseguendo la tradizione enologica di famiglia iniziata oltre cento anni prima dal nonno Modest Rigol Tubella. La produzione si attesta attorno alle cinquantamila bottiglie e si basa sui vitigni autoctoni della regione del Penedés: Macabeo, Xarel·lo e Parellada. Tutte le uve vengono selezionate e acquistate dai migliori coltivatori del territorio. La raccolta avviene a mano in cassette da diciotto chilogrammi. Si utilizza solo il mosto di prima spremitura. La sboccatura - effettuata dopo un periodo che va dai quindici mesi degli spumanti base fino ai quarantotto e oltre del Gran Reserva - viene eseguita à la volée; il dosaggio è esclusivamente brut nature. Dal 2013 ha preso vita il progetto Microtiratges: piccole produzioni sperimentali che nascono dal desiderio di offrire prodotti unici e innovativi in annate eccezionali. Il quarto della serie è Macabeu: di colore giallo paglierino, esordisce con profumi di pesca, albicocca, ananas, agrumi e poi di erbe aromatiche con accenni di tostatura. In bocca è ampio ed elegante con note di pasticceria e frutta candita. 2091 bottiglie di piacere.

Luca Torretta

FRANCIA: Crémant du Jura Domaine de Montbourgeau

Nel regno dell'esaltazione dello stile ossidativo, dove i vini giocano in folle equilibrio sul baratro dell' "enologicamente scorretto", tra bianchi di tempra salata e rossi ossuti e infiltranti, incrociare il calice con una bollicina è cosa assai rara, come scorgere una stella cadente in una popolosa metropoli. È proprio la stella (splendente e non cadente) a tramutarsi in territorio (l'Étoile) e simbolo del Domaine de Montbourgeau: un luogo che è famiglia, da un secolo e quattro generazioni, con una radicata tradizione che rende giustizia e risalto ai vitigni del Jura: Chardonnay, Savagnin, Trousseau e Poulsard si spartiscono gli 11 ettari da cui nasce anche un insolito Crémant.
Una interpretazione originale dello Chardonnay, con una bollicina briosa che innalza un olfatto che volteggia tra le radici e i cereali, in un quadro dominato dal giallo e dall'arancio degli agrumi, appena screziato da verdi tinte mentolate. Spiazza eppure avvicina terribilmente a quelle terre e a quello stile, che nel mondo ha reso noto il Jura e la famiglia Deriaux, anche al sorso che si fa sapido ed energico; una gustosa rusticità di fondo e una bollicina piccante e pulente, lo posizionano come inizio ideale per un pasto ma senza alcuna fretta di finire la bottiglia per il suo carattere deciso.

Alessio Pietrobattista

AUSTRALIA: St. Huberts 2010 Blanc de Noir

Viaggiare, girovagare alla ricerca di mete che soddisfino i nostri sensi, fa parte del nostro temperamento, del nostro carattere. Abbiamo sete di cultura e conoscenza, quella sete che ci porta anche nel "nuovo mondo" per scoprire il prodotto vino che tanto amiamo. Non ho difatti resistito a percorrere l'Australia e la Nuova Zelanda in lungo ed in largo, e non ho resistito a fermarmi ad approfondire la cultura vitivinicola di questo continente. Mi ha colpito il trovarvi europei, trasferiti da paesi enoicamente evoluti quali Francia, Spagna, Germania, Portogallo, e certo, anche Italia. La vite non è nativa  bensì importata e secondo i documenti marittimi e commerciali, in un preciso anno, il 1788. Il clima è stato favorevole, soprattutto nelle regioni più al centro-sud dell’Australia così come in Nuova Zelanda. Clima che ha ricreato quella miscela di ingredienti per una buona coltivazione della vite, sapientemente poi trasformata in vino. Il St. Huberts 2010 Blanc de Noir, suo primo anno 2010, a me millesimo molto caro, gode dei benefici di equilibrio climatico della Yarra Valley. Primavera giustamente piovosa, estate calda quanto è bastato per dare forza e vigore ad un Pinot Nero che riempie il palato con elegante equilibrio, appena aiutato da un pizzico di Chardonnay.

Luca Turner

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