Gabrio Bini, artigiano

Vini naturali, origano, capperi. E a breve anche l'aceto. Ritratto di un produttore sui generis

21-07-2011
Gabrio Bini, 70 anni, architetto, si divide tra Mi
Gabrio Bini, 70 anni, architetto, si divide tra Milano e Pantelleria (Tp), sede della sua azienda agricola, in contrada Serragghia, t. +39.335.6563152 (foto Keiko e Maika)

Che Gabrio Bini (nel primo piano di Keiko e Maika) sia un personaggio sui generis te ne accorgi appena lo incontri: al canonico «come va?» risponde sempre sincero e tonante: «da Dio!». Architetto di fama, uomo di cultura e bien vivre, è un globtrotter del gusto: memorabili già vent’anni fa le sue scorribande per le Alpi Apuane a caccia dei migliori marmi e carni suine per dare il là al mito del lardo di Colonnata. Fu proprio in quella occasione che nacque la collaborazione prima e l’amicizia poi con quell'altro matto “del” Paolo Parisi da Usigliano di Lari, altro grande produttore (peraltro collega della Guida di Identità Golose dai primi passi, stessa realtà che premiò proprio il Bini come Artigiano della Gola, al congresso milanese del 2007).

Le anfore interrate in cui riposano i suoi vini
Le anfore interrate in cui riposano i suoi vini
Gabrio oggi è prima di tutto vigneron indipendente e appassionato con simpatici baffoni e occhi vispi. Ma è anche produttore di eccellenze pantesche coltivate e lavorate come natura ancestralmente richiede. Il suo buen retiro è appunto Pantelleria, in contrada Serragghia, di fatto la prima attrazione gourmet di un'isola che dovrebbe lavorare di più per valorizzare i suoi prodotti.

La devozione di Bini è espressa bene sull’origano dell’isola, coltivato alle pendici del monte Gibele. Poi i capperi, gustosissimi gioielli naturali salati con fleur de sel di Guerande, secondo il percorso storico dei Romani, che mossero a conquistare terre celtiche per accaparrarsi le saline di confine tra Bretagna e Normandia). E infine il vino, lo stesso che manda fuori di testa il duo Beppe Palmieri e Massimo Bottura, sommelier e cuoco alla Francescana di Modena, compagni di attente degustazioni e spassose chiacchierate. Vini attestanti in etichetta tutto quel che NON viene aggiunto, alla faccia di chi millanta produzioni naturali ma quasi solo per la gioia del portafogli.

La freccia, simbolo biniano
La freccia, simbolo biniano
I vini di Bini - il più celebre è il Bianco Serragghia, con la caratteristica freccia ramata che dall'etichetta punta al cielo - sono ottenuti da uve autoctone, con macerazione sulle bucce seguite da affinamento in anfore scolme. Un nettare fieramente estremo, di complessità gustativa che, rivela lui, «invoglia le donne a far l’amore». Folklore erotico a parte, l’armoniosità e la complessità dei profumi che si sprigionano da quelle bottiglie rappresentano di sicuro un modo per far divertire un sommelier esperto. Un personaggio così non sta fermo mai, quindi l’idea in fase di messa a punto (e che stupirà) sono i 200 litri di ormai non più vino che si apprestano a diventare aceto, l’ennesima scommessa di un uomo non banale. Uno che, alla Leo Messi, sa già dove mandare il pallone ancor prima di averlo tra i piedi.

azienda agricola Serragghia
contrada Serragghia
Pantelleria (Tp)
gabrio.bini@tiscali.it
335.6563152


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