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23-05-2013

Dom Pérignon al Piccolo Teatro

Fino a domenica 26 maggio, il chiostro del Piccolo Teatro in via Rovello a Milano ospita la temporary lounge Dom Pérignon, maison che in questi giorni presenta il vintage 2004 in anteprima nazionale. Lo champagne sarà servito per colazione, pranzo, aperitivo e cena con una Bento Box contenente piccoli piatti studiati per esaltare il prodottoe. Per informazioni e prenotazioni,numero verde 800.035188

 

22-05-2013

Camia cambia sede e insegna

Nuova location per Massimo Camia, storico chef langarolo. La sua Locanda nel Borgo Antico cambia per la terza volta sede: si trasferisce a La Morra (ma sulla via per Alba-Barolo, al 122), presso la Cantina Damilano, con la quale collaborerà. Invariato lo stile in cucina, così come i prezzi, nuova invece l’insegna: Massimo Camia Ristorante. Il trasloco sarà effettivo dal 10 di settembre, mentre fino al 30 luglio prosegue l’attività al vecchio indirizzo

21-05-2013

Perdomo raddoppia col Rebelot

Si chiama Rebelot, "confusione" in dialetto milanese, ed è la nuova avventura della coppia Matias Perdomo-Maida Mercuri, cuoco e patronne de Al Pont de Ferr, ristorante a una stella Michelin in Ripa di Porta Ticinese 55. Localizzato nel civico adiacente allo stesso Pont de Ferr, sul Naviglio Grande, il Rebelot apre giovedì 23 maggio e sarà un'insegna a metà strada tra un bistrot francese e un tapas bar spagnolo. Maggiori dettagli qui

20-05-2013

Antonia Klugmann va al Venissa

Novità a Mazzorbo, l'isola veneziana accanto a Burano: il ristorante Venissa, di proprietà della famiglia Bisol, una stella Michelin, ha una nuova chef. E' la triestina Antonia Klugmann a raccogliere il testimone della collega Paola Budel. Già al lavoro all'Harry's Grill di Trieste, all'Antico Foledor Conte Lovaria a Pavia di Udine e al Ridotto di Venezia, Klugmann è la Miglior chef donna nell'ultima edizione della Guida ai Ristoranti di Identità Golose

19-05-2013

A Londra una mostra su Adrià

Dal 5 luglio al 29 settembre, la Somerset House di Londra ospita "Ferran Adrià e l'arte del cibo", una mostra che ricapitola i percorsi del grande cuoco catalano e del ristorante el Bulli di Cala Montjoi, ristorante che ha segnato un''epoca. Di forte impronta multimediale, la mostra insisterà principalmente su tre temi: la ricerca, le preparazioni e le presentazioni. "Anche se il ristorante ha chiuso", ha dichiarato il cuoco, "il suo spirito di fondo è ancora molto presente"

17-05-2013

Roma, tre giorni di Festival

Parte oggi all'ultimo piano di Eataly, quartiere Ostiense, la prima edizione del Roma Food & Wine Festival, un format concepito sulle orme dell'evento di Milano: dal 17 al 19 maggio, Identità Golose e Merano Wine Festival uniscono le forze per mettere assieme le delizie di 15 cuochi e i calici di 60 vignaioli italiani, una tre giorni all'insegna del cibo e del vino d'autore. Clicca qui per sapere tutto sui biglietti e le informazioni pratiche

 

16-05-2013

Marchesi omaggia Sirio Maccioni

Martedì 28 maggio, ore 14.30, alle Terme di Montecatini (Pistoia), Gualtiero Marchesi e Paul Bocuse, presidenti onorari e fondatori di Euro Toques, consegneranno a Sirio Maccioni, proprietario del ristorante Le Cirque di New York, il primo premio internazionale Euro Toques Italia, ideato dal neo-presidente Enrico Derflingher. "Sono felice di festeggiare Maccioni, un maestro, un vero, grande maestro di sala", ha commentato Marchesi

15-05-2013

Dandini al Roma Food&Wine Festival

Arcangelo Dandini, chef e patron del ristorante L'Arcangelo a Roma, sostituirà Enrico e Roberto Cerea al Roma Food&Wine Festival venerdì 17 maggio dalle 19.00 alle 22.00. Dandini preparerà la sua versione tradizionale del Pollo alla romana. Per informazioni e prevendite consultare il sito del Festival

14-05-2013

Spessore, tutti al Povero Diavolo

Ha luogo a Torriana (Rimini) da mercoledì 19 a venerdì 21 giugno, Spessore: nel giardino del Povero Diavolo, e poi nella piazza del centro cittadino, ogni sera dalle ore 19 improvviseranno cuochi del calibro di Antonia Klugmann, Alessandro Negrini, Lorenzo Cogo, Yoji Tokuyoshi, Luciano Monosilio, Paolo Gatta, Alessandro Dal Degan, Christian Milone ed Enrico Bartolini. Info +39.0541.675060 e info@ristorantepoverodiavolo.com

13-05-2013

Cinque cene d'autore a Taormina

La Plage Resort di Taormina (Messina) ospita una serie di cene firmate da importanti cuochi della scena italiana: primo appuntamento, 21 maggio con Pietro D'Agostino della Capinera di Taormina, 18 giugno con Angelo Sabatelli di Masseria Spina a Monopoli (Bari), 16 luglio con Paolo Barrale di Marennà a Sorbo Serpico (Avellino), 6 agosto con Marco Sacco del Piccolo Lago di Verbania e 2 settembre con Roy Caceres di Metamorfosi a Roma

11-05-2013

La Franceschetta di Bottura a Milano

I piatti di Massimo Bottura e Marta Pulini a Milano. Sarà possibile gustarli dal 17 al 25 maggio al Caffè Carlyle di corso Garibaldi 84, quartiere Brera, che ospiterà in via del tutto speciale il temporary restaurant della Franceschetta 58, la seconda insegna di Modena del noto cuoco modenese. Costo di ogni piatto del menu: 15 euro; 45 euro per 3 piatti e coperto in omaggio. Per prenotazioni, +39.02.29003888 e ristorazione@brerahotels.it

10-05-2013

Carlo Petrini si aggiudica il Premiolino

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nonché firma del quotidiano Repubblica, ha ottenuto il Premio Birra Moretti per la Diffusione della cultura alimentare, nell'ambito de Il Premiolino, premio giornalistico promosso dalla stessa Birra Moretti. Con Petrini, numerosi altri riconoscimenti assegnati,li potete trovare qui

07-05-2013

E' di Cerutti il risotto dell'anno

Porta la firma di Andrea Cerutti, cuoco dell'Enoteca Pinchiorri di Firenze, il Risotto dell'anno, concorso nazionale promosso da Riso Gallo giunto al termine ieri sera con una cena importante al Four Seasons di Milano. L'allievo di Gualtiero Marchesi si è distinto per un Risotto con Gran Riserva Gallo all'acqua di parmigiano, pesto di alghe, aria di latte di mandorle e croccante di riso integrale soffiato

 

07-05-2013

Al St. Regis da Caino

Si chiama Winter Garden by Caino ed è la nuova proposta del The St. Regis Florence di Firenze: il menu è stato ideato da Valeria Piccini, chef del noto Da Caino a Montemerano, Grosseto, mentre l'executive chef è Michele Griglio. La carta dei vini porta la forma del maitre e sommelier Mirko Eutizi, in collaborazione con Maurizio Menichetti. L'intenzione è quella di proporre un compendio di cultura gastronomica toscana

06-05-2013

Dal Degan raddoppia (e cerca cuochi)

Alessandro Dal Degan, chef de La Tana di Asiago (Vicenza), ha assunto un secondo incarico: sarà executive chef del ristorante Arquade del relais & chateaux Villa del Quar di Verona, già due stelle Michelin sotto la guida di Bruno Barbieri. Per la nuova avventura, Dal Degan cerca un cuoco per la partita dei secondi, garantendo vitto e alloggio. Spedire curriculum a latanaristorante@gmail.com, oppure telefonare +39.347.4057130

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Identità London 2013 -The Lunch of a Lifetime: 7 grandi chef per un pranzo indimenticabile da Harrods. Video di Iwca Suisse (durata 8' 50")

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Rubriche - Affari di Gola di Paolo Marchi

Pagina a tutta acquolina, uscita ogni domenica sul Giornale dal novembre 1999 all’autunno 2010. Storie e personaggi che continuano a vivere in questo sito

31-07-2011

Adrià si regala il suo futuro

Festa grande al Bulli: chiude come ristorante e rinasce come fondazione. Arrivederci al 2014

Ferran Adrià, chef e patron del Bulli a Roses in Catalogna. Con agosto il ristorante si trasforma in una fondazione e Ferran dà appuntamento al 2014
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Ferran Adrià, chef e patron del Bulli a Roses in Catalogna. Con agosto il ristorante si trasforma in una fondazione e Ferran dà appuntamento al 2014

A parte che in questo caso non c’è gatto alcuno in fuga dai debiti nonostante qualcuno voglia farlo credere perché sostenere una spesa è cosa ben diversa dal lamentare una perdida, tra il gatto che scappa e i topi che ballano io tiferò sempre per il gatto. Lascio a persone piccole e meschine il godere perché il Bulli, da oggi all’infinito, non sarà più il ristorante che pochissimi hanno conosciuto ai suoi inizi negli anni Sessanta/Settanta, pochi negli Ottanta e tutti nel mondo da fine Novanta in poi quando diventava sì sempre più difficile trovarvi posto ma cresceva a dismisura la popolarità planetaria del suo chef, Ferran Adrià, e di chi gli è stato sempre più vicino, il fratello Albert e il regista della sala Juli Soler.

Penso con invidia a chi si è recato ben prima di me a Rosas, ad esempio Bob Noto, e vorrei tanto esistesse una macchina del tempo per viaggiare indietro di mezzo secolo, quando Cala Montjoi era solo un paradiso dei sub, soprattutto italiani, a cui Hans e Marketta Schilling, marito e moglie, lì dal 1957, preparavano due bocconi quasi improvvisandoli dopo avere ottenuto la licenza per aprire un minigolf. Visto l’anno e la nazionalità di lui, tedesca (e lei cecoslovacca), la Spagna di allora, franchista, era uno dei pochi posti dove un tedesco poteva andare senza rischiare ostilità aperta.
E bulldog erano i loro cani (per fortuna non dei chihuahua), dei bulli sopravvissuti agli Schilling come insegna e come logo, loro che vendettero il ristorante a Ferran e a Juli nel 1990, lo stesso anno della seconda stella Michelin (la prima risale al 1976, chef Jean-Louis Nichel, la terza arriverà nel 1997, tredici anni dopo l’ingresso di Ferran come cuoco visto che gli inizi, 1982/83, furono di pura gavetta a 360° per poi staccarsi e prestare servizio militare).

Nonostante i detrattori - c’è chi paragonò il cibo del Bulli alle celebri scatolette di Piero Manzoni, Raspelli non è certo solo –, Adrià, piaccia o non piaccia, ha cambiato la cucina come Escoffier fece cent’anni prima. E questa è storia, poi ognuno ha la sua testa e la sua storia e firma quello che scrive, negarlo mi suona però inutile e sterile come quelli che ancora non accettano Picasso o Keith Haring nella pittura o coloro che predissero scarsa vita al sonoro nel cinema o non capivano i Beatles perché gli scarafaggi avevano i capelli lunghi. Piuttosto bisognerebbe chiedersi perché loro, perché a un certo punto la barra del timone che detta la rotta al mondo finisce nelle mani di un pazzo che invece è soprattutto un genio, del buono o del bello o del male a seconda dei casi, un fuoriclasse che vede più in là di noi comuni mortali.
La copertina del menù 2011 del Bulli
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La copertina del menù 2011 del Bulli

Il problema non è mai stato Ferran, il problema sono quelli che si sono messi a imitarlo senza averlo studiato e tanto meno capito, come quelli che vent’anni prima pensavano che per fare nouvelle cuisine bastava ridurre il numero di ravioli nel piatto o i minuti di cottura del pesce. Oggi c’è chi è grande anche per essere passato per le cucine del Bulli, di certo Massimo Bottura che ieri sera ha cucinato proprio lì, una festa privata e non l’ultimo servizio, gioia e certo nulla da spartire con le atmosfere tristi di The Last Waltz o, più desolato ancora, Il Grande Freddo. Poi ci sono altri grandi chef che hanno calpestato meno la ghiaia di ingresso al ristorante di Cala Montjoi ma credo sia impossibile che qualcosa di Adrià non sia presente nelle migliori e più attuali cucine contemporanee. E non è una tecnica o un ingrediente, bensì qualcosa di più profondo: il coraggio di osare, l’accettare il rischio di sbagliare, la tenacia per non arrendersi davanti a un piatto nuovo ma poco convincente, la ricerca di equilibri impensabili.

Il Bulli ha separato il momento creativo, riservato al Taller di Barcellona in autunno-inverno, da quello della somministrazione a Roses in primavera-estate, ha eliminato prima il carrello dei formaggi e poi il pane, ha imposto il menù degustazione. Non solo: piatti a sorpresa, zero carta in cui scegliere. Ha portato gli snack e le tapas nella teoria di proposte di un tre stelle; destrutturato, ghiacciato e sferificato, inventato il caviale di caffè o frutta così come i ravioli liquidi e le spume, compresa quella al fumo che è come creare l’aria fritta. E all’estremo opposto è andato oltre il raw, il crudo, con primizie quasi allo stato embrionale, vedere i pinoli poco più che accennati ancora dentro una pigna fresca. E in ultimo ha posticipato la stagione di apertura eliminando la primavera e rimpiazzandola con l’autunno.
Si diceva che il più grande cuoco al mondo non poteva limitarsi a verdure e pesce. Ecco tutti serviti: selvaggina e tartufi. E nel percorso, tre ore di spettacolo con tempi da teatro, anche echi del mondo, vedi il dashi, un modo per rammentare che lì sono capaci di tutto e che se certi aspetti non sono evidenziati è solo perché non si può stare seduti in poltrona per dieci ore. In fondo era quello che aveva dichiarato, una quindicina di anni fa, Joel Robuchon, francese, classe 1945, tra l’altro uno che si ritirò una prima volta a 50 anni (ne ha 49 il catalano) e che di certo non può essere accusato di servilismo o piaggeria: “Adrià è il più bravo di tutti perché sa eseguire perfettamente i nostri piatti, mentre noi i suoi no”. E per eseguire si intende tenere dei corsi di cucina in cui insegnava a cucinare come i grandi di Francia.
Scusi, per il Bulli? Svolti a destra proprio lì
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Scusi, per il Bulli? Svolti a destra proprio lì

Io sono grato a Ferran per due cose, su mille emozioni che mi ha fatto vivere. La prima risale a fine inverno 2004 quando decisi di creare Identità Golose. Il suo “sì, ci sarò” lo vissi come una sorta di benedizione, la conferma che l’Italia della cucina, nonostante il cronico anti-sistema amministrativo e politico che frena l’economia del paese in ogni direzione, pesava anche a livello creativo, di pensieri rivolti al futuro, e non solo per i prodotti e le tradizioni, pasta, pizza e pomodori.
Il secondo grazie è per non avere fatto come mi disse anni fa quando gli chiesi cosa avrebbe fatto il giorno che scopriva di non riuscire più a creare: “Ci sarà sempre qualcuno, da qualche parte del pianeta, che avrà voglia di cenare da me e io servirò le mie proposte di sempre”. Tristezza assoluta, la rivoluzione che diventa conservazione. Invece Adrià chiude la porta che dà sul presente, per aprire un portone sul futuro. Il ristorante si trasforma, stesso posto ma strutture ampliate, in una fondazione dove studiare nuove forme di cucina. E il suo profeta dà appuntamento al 2014 con qualcosa di nuovo che magari prenderà forma anche in città e nazioni diverse, dopo che i pensieri prossimi venturi avranno corso le autostrade di internet per arrivare a più teste possibili.

La verità è racchiusa in tutti i riconoscimenti ricevuti e nell’impossibilità di tagliare nuovi traguardi con il Bulli uscito dalla ristrutturazione del 1992. Poi avrà di certo colto qualche scricchiolio, come il danese René Redzepi che, alla testa del Noma, gli strappa il primato nella classifica 2010 dei S.Pellegrino 50 Best piuttosto che l’assuefazione di taluni alla sua leadership morale sulla cucina contemporanea, un po’ come quelli che alla lunga si stufano di mangiare caviale e sognano un hamburger. Meglio dare appuntamento al futuro, piuttosto che diventare un monumento e farsi imporre il tempo dagli altri.

Paolo Marchi

nato a Milano nel marzo 1955, al Giornale per 31 anni dividendosi tra sport e gastronomia, è ideatore e curatore dal 2004 di Identità Golose.
twitter @oloapmarchi
 

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