Giovanna Musumeci, gelatiera per caso e passione

Laureata in Economia, poi risucchiata dalla pasticceria di famiglia, nel Catanese. Oggi, maestra di coni e coppette

07-04-2018

Giovanna Musumeci (foto Brambilla-Serrani)

Nella Grecia antica, il destino ineluttabile (“Fato”) era personificato dalle tre Moire: Cloto, che filava lo stame della vita, Lachesi, che lo svolgeva sul fuso, e Atropo, che lo recideva inesorabile. Il Fato di Giovanna Musumeci sarà stato probabilmente personificato da una quarta Moira che mantecava e refrigerava lo stame perché la vita professionale della maestra gelatiera di Randazzo, piccolo centro alle falde dell’Etna, era iniziata con tutt’altre dedizioni.

Cresciuta nella pasticceria di suo padre Santo, gelatiere dal 1967, dove collabora nei weekend per dovere di famiglia, si laurea in Economia all’Università di Catania, frequenta due master in Marketing e Comunicazione e nel 2003 comincia a lavorare presso una società consortile specializzata in programmazione e pianificazione territoriale. Nel 2011, dopo una progressiva perdita di interesse, decide di abbandonare il suo impiego per studiare cake-design, seguendo diversi corsi a Milano.

La Musumeci a Identità Milano 2018

La Musumeci a Identità Milano 2018

Nel 2012 Santo Musumeci vince lo Sherbeth Festival acquisendo il diritto di partecipare alla selezione per la Coppa del Mondo di Gelateria; chiede allora a sua figlia di accompagnarlo e, alla fine dell’evento, le comunica che nell’edizione successiva del 2014 Giovanna avrebbe partecipato alle selezioni senza di lui. Da quel momento il gelato diventa passione: per un anno Giovanna incontra più volte Luca Caviezel confrontandosi con lui su aspetti, tecniche e dosaggi di produzione del gelato artigianale. Nel 2016 vince il Premio Caviezel, dedicato al suo maestro, e nel 2017 si aggiudica il Foodies Challange Categoria Gelato.

Giovanna Musumeci è stata protagonista a Identità Milano 2018 insieme a Gianfranco Cutelli. Così abbiamo raccontato la loro lezione: "I due ci portano indietro nel tempo, a una lavorazione del 1750, quando le fave di cioccolato venivano schiacciate manualmente e trasformate in cioccolato con il metate, arnese di origini azteche utilizzato per macinare. Questa forma più primitiva, grezza, dalla struttura imperfetta, il cacao rimane carico di acido acetifico, una sostanza che normalmente sparisce solo con le lavorazioni più sofisticate. Quando lo scoprì nelle Americhe, Cristoforo Colombo ne fu conquistato. Subito dopo è il turno di una bevanda fredda, fresca e delicata e di un sorbetto al cioccolato fatto con acqua di mandorle, cui viene unita una massa di cacao venezuelano e zucchero di cocco. Storie di donne, idee e scelte, tradizione e coraggio, un viaggio che parte dalla Sicilia e arriva in Venezuela, dove c’è una scuola di formazione che si occupa della tutela e del recupero del cacao”

Giovanna Musumeci è stata protagonista a Identità Milano 2018 insieme a Gianfranco Cutelli. Così abbiamo raccontato la loro lezione: "I due ci portano indietro nel tempo, a una lavorazione del 1750, quando le fave di cioccolato venivano schiacciate manualmente e trasformate in cioccolato con il metate, arnese di origini azteche utilizzato per macinare. Questa forma più primitiva, grezza, dalla struttura imperfetta, il cacao rimane carico di acido acetifico, una sostanza che normalmente sparisce solo con le lavorazioni più sofisticate. Quando lo scoprì nelle Americhe, Cristoforo Colombo ne fu conquistato. Subito dopo è il turno di una bevanda fredda, fresca e delicata e di un sorbetto al cioccolato fatto con acqua di mandorle, cui viene unita una massa di cacao venezuelano e zucchero di cocco. Storie di donne, idee e scelte, tradizione e coraggio, un viaggio che parte dalla Sicilia e arriva in Venezuela, dove c’è una scuola di formazione che si occupa della tutela e del recupero del cacao”

Sul palco con Cutelli

Sul palco con Cutelli

Per Giovanna Musumeci la gelateria ha il fascino unico della sfida: combinare insieme tanti elementi e dar loro un senso, una direzione; per lei è molto più della cucina e della pasticceria, dove si crea per il consumo immediato. Fare bene il gelato significa produrre un’eccellenza a lunga durata: il vero miracolo è generare una crema e fare in modo che struttura, gusto e qualità organolettiche restino immutate in una vetrina o in un pozzetto fino a fine vaschetta. Per questo la gelateria è perfezione. Non usare aromi, coloranti e basi pronte, ma solo ingredienti sani e del territorio.

Nasce così l’intellettuale gusto Pignolo, fatto con pasta di pinoli, caffè in infusione, noci caramellate e massa cacao, che al palato è una carezza di poesia e delicata dolcezza con interessanti ritorni di noce; o il complesso Pirandello fatto con mandorla tostata, zeste di limone e un croccante di mandorle, limone e cioccolato, fresco equilibrio dolce-amaro supportato da una bella sferza acida; oppure ancora il premiato Oro Verde di Sicilia, fatto con pistacchio, buccia di mandarino in infusione, croccante di pistacchio e mandarino. E nascono così anche il divertente Heidi, con latte di capra, pere e miele achillea, e il dolce Strafico, di nocciole e fichi. Solo per citarne alcuni.

È questa la vita di Giovanna Musumeci: creare gelati di tecnica e di territorio. E perciò il suo destino ha la forma di cono, che parte nell’angolo buio di un ufficio programmazione e si allarga piano piano fino a spalancarsi su mondi colorati e cremosi. Sì freddi al palato, ma dolci che riscaldano il cuore.


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