Bryce Shuman

 Foto Brambilla-Serrani

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Betony

41 W 57th street
New York, NY
Stati Uniti
+1.212.4652400

Si può nascere nei pressi di Chapel Hill, North Carolina, eppure ritrovarsi a poco più di 4 anni a degustare caribù e addentare foche, nutrirsi col cibo della giunga costaricense e poi coi pesci dell’Artico. E’ la storia di Bryce Shuman, figlio di un papà buongustaio e di una madre antropologa culturale con una laurea in nutrizione, un lavoro che portava la famiglia a spostarsi nelle zone più inaccessibili del mondo con un imperativo: mangiare local.

Avere il cibo nel destino può però anche risultare scomodo, se non si posseggono insieme umiltà e costanza: quelle necessarie per iniziare il proprio cursus honorum dal gradino basso, quello di lavapiatti al Mesh Café di Greenville, NC. Con due esiti: mostrare una certa predisposizione ai fornelli, con la rapida promozione a chef, e conoscere una cameriera, Jen, che sarebbe diventata sua moglie. Nel 2003 il trasferimento a San Francisco per frequentare la California Culinary Academy di giorno, lavorare di notte al Postrio, del famoso chef Wolfgang Puck: lì, grazie al suo primo maestro Jack Yoss, avrebbe imparato i primi segreti della cucina.

Sono gli step iniziali di una carriera destinata a toccare presto livelli ben più alti: dopo il Rubicon, sempre nella città californiana, e un lungo giro in Europa, ecco il trasferimento sulla East Coast, dove l’approdo sarebbe stato ben presto l’Eleven Madison Park di Daniel Humm. Lì rimane per 6 anni, ricoprendo tutte le mansioni fino a quella di executive sous chef di Humm; è al suo fianco quando il ristorante consegue le quattro stelle del New York Times, le tre della Michelin e si classifica al decimo posto nella World’s 50 Best Restaurants.

Nel maggio 2013 la nuova svolta: con un ex collega dell’Eleven, Eamon Rockey, apre il Betony, a Midtown, sulla 57th tra quinta e sesta: un ristorante informale, con un menu che s’ispira ai sapori familiari, ingredienti del territorio presentati in un foggia moderna. Nel suo primo anno di attività il ristorante ha ricevuto tre stelle dal New York Times, è stato nominato "Restaurant of the Year" da Esquire ed è stato finalista per il titolo di “Best New Restaurant 2014” promosso dalla James Beard Foundation.

Ha partecipato a

Identità Milano


a cura di

Carlo Passera

classe 1974, giornalista professionista dal 1999, ossia un millennio fa, si è a lungo occupato soprattutto di politica e nel tempo libero di cibo. Ora fa esattamente l'opposto ed è assai contento così. Appena può, si butta sui viaggi e sulla buona tavola. Coordinatore della redazione di identitagolose.it


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‘Nduja con sottaceti fermentati e ciabatta