IG2017 - date

Daniele Usai

 Foto Brambilla-Serrani

 Foto Brambilla-Serrani

Il Tino

via dei Lucilii, 17
Ostia Lido
Rome
+39.06.5622778

 

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Daniele Usai, ovvero la forza della semplicità. Quella che lo sta portando a emergere nel mondo della ristorazione romana e – perché no? – italiana pur partendo da uno dei contesti più improbabili memorizzati nel gps dei gourmet italiani: una stradina nascosta di Ostia Lido. Città di mare (ma anche quartiere di Roma) che un po’ è periferia della periferia, un po’ spiaggia grandi numeri. Roba da panino con frittata, sabbia e schizzi di olio solare. Qui, a qualche traversa dalla litoranea e dagli stabilimenti, Daniele, con il suo socio e amico Claudio Bronzi – che con mano sicura fa da padrone di casa e colto sommelier - ha trovato il suo giardino incantato. Un localino tutto angoli scalini e anfratti, da meno di trenta coperti, con un decor tra il piccolo-borghese e il minimale. Ma che riserva molte sorprese a chi deposita il bagaglio di pregiudizi e diffidenze che appesantisce chi entra al Tino per la prima volta.

Daniele non è chef da fuochi artificiali, ma una brace che riscalda con il tempo. Parla piano ma usa le parole giuste. Punta tutto su quello che ha e non su quello che non c’è: rispetta il territorio, il calendario e anche il cliente. Conosce i limiti della location e vola basso sui prezzi, offrendo un menu degustazione dai gesti ampi e armoniosi a cinquanta euro. Dentro, però, ci mette tutte le lingue che conosce, e non sono poche. Ha studiato infatti abc, grammatica e sintassi a Londra e San Francisco, ha fatto i compiti da Gualtiero Marchesi, ha studiato da capopartita all’Eden di Roma. Poi, nel 2006, si è messo in proprio è ha trasformato questa vineria di via dei Lucilii in un piccolo faro nel buio degli spaghetti alle vongole congelate, dei gommosi fritti di pesce e dei patetici sorbetti in cui Ostia è immersa.

Vernacolo e lingue straniere, parlar forbito facendosi capire. Daniele anno dopo anno ha iniziato a osare, ha esplorato accostamenti che immaginava solo lui, da vero visionario. Qualche volta ha sbagliato e ha trovato sempre chi glielo facesse capire, e lo ha ascoltato. Ha introdotto nella sua cucina a vocazione marinara spezie, alghe, un tocco esotico. Ha giocato sul tatto e sulla vista. Ha puntato forte sulla birra, che secondo lui non è solo strumento di un gioco erotico estremo nella red room dell’alta cucina, ma elemento duttile per fiancheggiare una cucina quotidiana. Soprattutto, non ha mai perso il suo sorriso. Non l’ultimo degli ingredienti.

Ha partecipato a

Identità Milano


a cura di

Andrea Cuomo

Romano, sommelier e giornalista del quotidiano Il Giornale, racconta da anni i sapori della sua città.