Petter Nilsson

Sprit Museum

Djurgårdsvägen 38
11521 Stoccolma, Svezia
+46.(0)8.12131300

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Ve lo ricordate “Milarepa”, il film che Liliana Cavani fece per la televisione tra “I Cannibali” con Pierre Clementi, Britt Ekland e Thomas Milian e “Il Portiere di notte” con Bogarde e la Rampling? Per chi lo conosce davvero Petter Nilsson è come il personaggio principale della cineparabola. Un mistico avventuriero lanciato alla scoperta di sè. Un asceta, gioiosamente indifferente alle tentazioni della facilità troppo inerenti alla carriera e al mestiere. Segue da sempre la sua strada, impervia, scevra da scorciatoie e banali passaparole. Non parlategli di “bistronomia” sopratutto di questi tempi che il termine sembra essere diventato un sprezzevole sinonimo di mangeria a mero buon mercato.

Lui si allontana, riprende il cammino, totalmente estraneo alla doxa del momento. Era una star quando a Copenhagen gli si prediva una carriera già tracciata. Senza intuire che il tenebroso svedese, sulla littorina che lo riportava a fine servizio a Malmö dalla capitale danese, imparava già l’italiano sui titoli di piombo della Gazzetta dello Sport. Non è un caso, o allora solo la forza del destino che si è forgiato, se dopo aver girato mezzo mondo e barattato Copenaghen per Parigi, volse un dì senza malincuore le spalle alla città dell’Illuminismo. Per iniziarsi davvero una volta per tutte all’energia del grande sud in quel di Bordeaux a scuola del suo marsigliese stregone, Michel Portos, lo chef del Saint James. Oggi alla Gazzetta e domani chi lo sa?, Petter ama occultare le sue tracce. Sempre con quel minimo di distanza, con quella prossimità totale, quella devozione al prodotto nutrita da un understatement profondo che gli valse l’eterna stima e affezione di Fulvio Pierangelini. I due outisiders son fatti per intendersi. Parlano poco ma bene, senza peli sulla lingua. Non di cucina, non di tecniche, ma d’idee, di sensazioni. Come eliminare il superfluo, lasciando a un’accennata sfumatura l’impervio compito di svelare l’essenziale.

E’ naturale che Petter se ne fotta del décorum della Gazzetta, porto di mare parigino tra la brasserie e l’alcova d’autore dove il nord e il sud combaciano in un’ascesi dell’artigianato che sembra aver raggiunto la pace del Senso ma non quella dei sensi. All’ultimo stadio della sua reincarnazione  è il più raw, il più selvaggio, il più dotto, il più filosofo di tutta la confraternita del Cook it Raw. Per questo poco importano i suoi piatti, le sue cangianti ricette a vista d’occhio sotto lo sguardo un tempo esterefatto degli allievi Giovanni Passerini (Rino è lui) e Andrea Dahlberg (Bastard a Malmö), oggidì illuminati cantori della diaspora nilssoniana. Poco importa dove Petter sia ritrovi adesso o domani. Con lui, anche Milarepa si è scaricato Viber sull’IPhone. Anacoreta sì, ma wired. Dal 2014 Petter Nillson è tornato a casa a Stoccolma.

Ha partecipato a

Identità Milano


a cura di

Andrea Petrini

giornalista italiano con residenza francese, già collaboratore di Gambero Rosso, Gault Millau e Libération, oggi scrive per Cook_Inc, Biscuit, 'Express e Fooding. E' french chairman di World's 50 best e creative director di Cook it Raw