Gennaro Esposito

Torre del Saracino

via Torretta, 9
località Marina d'Equa
Vico Equense (Napoli)
T. +39.081.8028555
info@torredelsaracino.it

Campania felix: la regione della pasta secca di Gragnano, dei pomodori San Marzano, della mozzarella di bufala Dop, del maialino nero casertano, dei limoni di Sorrento... è anche quella di Alfonso Caputo, Ernesto Iaccarino, Francesco Sposito, Gennaro Esposito... Talenti naturali che ne fanno un epicentro (anche sismico) della nuova cucina italiana.

Classe 1970, cresciuto con il naso nelle casseruole di mammà, Gennaro lavora ancora nella nativa Vico Equense, dove ha frequentato la scuola alberghiera e si è diplomato nel 1988, lo stesso luogo in cui da qualche anno organizza la Festa a Vico, un must per il popolo gourmet d'Italia e oltre. Tre anni dopo è il suocero a fare un bell’affare acquistando un localino per turisti nel borgo marinaro di Seiano, a fianco della torre di avvistamento di Caporivo (VII secolo): seguono stagioni fatte di onesti spaghetti alle vongole e dignitosissime fritture, ma chi ha l’occhio lungo da quella torre può intravvedere ben altro. Il fuoco sacro viene acceso da Gianfranco Vissani, incontrato casualmente per i corridoi di Vinitaly. Il grande chef umbro invita Gennaro in stage presso di lui: è la scoperta di un mondo nuovo, fatto di fantasia e creatività sotto un segno pertinacemente italiano; una sorpresa innanzitutto personale, data la casualità dell’arrivo.

Seguono esperienze chiave a Montecarlo e a Parigi, con Franck Cerutti e Alain Ducasse, che lo contagiano con la mania del prodotto, l’organizzazione e il rigore tecnico; dopodiché Gennaro si consacra definitivamente alla metamorfosi della sua Torre in uno dei locali più eleganti della regione. Vi si celebra un matrimonio tra territorio e cultura, creatività e materia, presto sfociato in una e poi due stelle Michelin.

Gennaro pratica una cucina di territorio in senso stretto, che fa aggio sulle sue abilità di talent scout di prodotti d’eccellenza: il primo sulla lista ovviamente è il pesce, blu nel sangue e azzurro nel colore, tutto locale e procacciato da pescatori che lo recapitano direttamente alla sua Torre; ma ci sono anche le paste artigianali, gli ortaggi dell’agro sarnese-nocerino (coltivati in parte nell’orto famigliare), i formaggi degli Alburni, dei Monti Lattari e del Cilento. Sono gli insostituibili coprotagonisti di una cucina very slow, capace di richiedere 45 giorni per una salsa, per ingranare insospettabilmente la quarta nell’istantanea delle cotture espresse.

A Esposito si deve la concezione di Festa a Vico, un evento che porta a cucinare per pochi giorni, nel cuore della Penisola Sorrentina, i più grandi chef d'Italia. Dal 2014 gli orizzonti del cuoco sono raddoppiati con Mammà, insegna di cucina tradizionale molto efficace sull'isola di Capri.

Ha partecipato a

Identità London, Identità Milano, Identità New York


a cura di

Alessandra Meldolesi

Umbra di Perugia con residenza a Bologna, è giornalista e scrittrice di cucina. Tra i numeri volumi tradotti e curati, spicca "6, autoritratto della Cucina Italiana d’Avanguardia" per Cucina & Vini


Essenza di seppia, emulsione del suo fegato e borragine al nero
Pasta e cavolfiore con ostriche e pecorino
Risotto con fichi secchi del Cilento, baccalà e basilico
Trippa di vitello con funghi pioppini e frutti di mare
Baccalà in carpione con cipollotto, mela annurca e melassa di fichi
Minestra “maritata” di pesce
foto Federica Tafuro
Baccalà con le sue trippe, zuppetta di fagioli di Controne e broccoli “foglia d’olivo”
Zuppa di broccolo nero, risotto al limone di Sorrento, triglie marinate allo zenzero
Insalatina di “per e muss”, castagne di Montella glassate, salsa di sedano e sale di acciughe
Quaglia confit al profumo di finocchietto marino, pesto di pistacchi, colatura di alici di cetara e bietole al peperoncino