Luca Finardi

Mandarin Oriental, Milan

via Andegari 9, Milano. Tel. +39 02 87318888

Favella ruggente, mascella volitiva, eleganza d’antan di manifattura rigorosamente italiana. Scalpo alla Zingaretti. Collega è parola cruciale nel lessico di Luca Finardi, classe 1972, quella con cui si rivolge ai 230 uomini e donne in quota al Mandarin Oriental di Milano dove occupa il ruolo di general manager da quasi quattro anni (ovvero dal taglio del nastro).

Una platea umana rigidamente divisa in ruoli e ranghi, certo, né potrebbe essere diversamente per un colosso che conta 104 camere e suite, oltre a ics milioni di euro di fatturato. Ma la regola è che lo sguardo rivolto dai soldati semplici ai colonnelli della struttura, e viceversa, debba avere inclinazione zero, ovvero essere perfettamente orizzontale: «Ciascuno dei colleghi deve essere supportato stimato aiutato motivato, solo così sposerà intimamente la causa». Quartina vincente nella terna strategica di Finardi: «Per riuscire nella vita bisogna fare ciò che ci piace, è la premessa che ci consente di avere risultati. Poi ci vuole un grandissimo impegno, committment si dice inglese, essere legati alla mission che ci viene affidata come se fosse una questione di vita e di morte per noi stessi. La terza cosa è il fattore c.», ovvero l’imponderabile. La fortuna, ecco.

Trilogia a cui deve avere dato fondo a giudicare dalla parabola professionale del manager padovano all’anagrafe ma di fatto cresciuto a Firenze. In Liguria le prime prove nell’hôtellerie, per l’esattezza nell’albergo della nonna a Sestri Levante (Genova) dove trascorreva i mesi di vacanze estive. «Che facevo? Entertainment, intrattenevo i clienti», si parla di un Luca Finardi ragazzetto alle prime prove di favella sciolta.

È in quegli anni che gli hotel assumono le sembianze di luoghi della felicità, tanto da volerne fare un mestiere. Una visione che non cambia quando da studente dell’Alberghiero è costretto alle lunghe veglie che toccano a un portiere di notte. Step by step, la scalata ai vertici delle grandi maison del lusso è lenta ma senza cedimenti. 

Il salto in lungo si compie nel 2010 quando per conto del gruppo Belmond assume l’incarico di general & area manager del Grand hotel Timeo e Villa Sant’Andrea a Taormina. La mission, se non è impossible, è complicata: rilanciare una destinazione fuori dalle rotte. Quattro anni e due mesi per centrare l’obiettivo e traguardare il Mandarin: «Una selezione durata un anno. Pensare che avevo deciso di partecipare quasi per scherzo».

Ha partecipato a

Identità Milano


a cura di

Sonia Gioia

Cronista di professione, curiosa di fatto e costituzione, attitudine applicata al giornalismo d’inchiesta e alle cose di gusto. Scrive per Repubblica, Gambero rosso, Dispensa