Cristina Bowerman

 Foto Brambilla-Serrani

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Glass Hostaria

vicolo del Cinque, 58
Roma
T. +39.06.58335903
infoglass@libero.it  

Empire state of mind. Ovvero Vicolo del Cinque come 5th Avenue, Trastevere come il mondo. Non per fare gli ammericani, ma perché le distanze e le barriere, culturali e geografiche, nella vita come in cucina, esistono solo nella mente di chi le crea. Benvenuti ai “giochi senza frontiere” di Cristina Bowerman da Cerignola, Foggia.

Nel 1992, lasciata la Puglia con in tasca una laurea in giurisprudenza, Cristina prepara crêpes e cappuccini da Higher Ground, coffee house di San Francisco, e nel frattempo continua gli studi forensi. Il Dna culinario però emerge prepotente. E lei lo asseconda. Si trasferisce ad Austin nel 1998 e nel 2003 colleziona un altro pezzo di carta, stavolta quello giusto: laurea in Culinary Arts. Disciplina da accademia militare e perfetta conoscenza delle basi sono le regole ancora oggi impresse a fuoco nel suo personale manuale di cucina. Il Driskill Grill, cinque stelle per danarosi gourmet, la prende con sé. È l’imprinting fondamentale - pulizia e concentrazione dei sapori - di scuola “kelleriana”.

L'anno dopo Cristina è già alla volta di Roma. Al Convivio di Angelo Troiani scopre che vuol dire qualità delle materie prime e nel 2005 varca la porta di Glass Hostaria, nuovo locale che sta a Trastevere quanto la polenta taragna sta a Siracusa: la vita (gastronomica) del quartiere e quella (sentimentale) di Fabio Spada, patron del ristorante, non saranno più le stesse. La partenza è faticosa. Poi il pubblico inizia ad arrivare e la sua cucina trova la quadratura del cerchio: netta ma morbida, provocatoria ma con testa, riconoscibile, sincretica, gustosissima. Arriva pure la consacrazione: stella Michelin e la trasferta americana di IG a New York. Ma Cristina la “cuoca secchiona” continua a studiare e a leggere, a insegnare, a sperimentare, a incuriosirsi. «Non voglio essere statica, mi piace evolvere senza perdere il divertimento e la creatività». E infatti ha aperto anche il Romeo, coi fratelli Roscioli.

La Bowerman story è un antidoto contro i luoghi comuni. Si può vivere nel rione per eccellenza di Roma e utilizzare solo l’inglese per parlare con la brigata. Si possono cucinare, dentro lo stesso menu, il calamaro con bok choi e alga kombu, i raviolini di parmigiano e le animelle glassate. Fusion-contemporaneo-tradizionale-locale. Si può capire il gusto del pubblico con il "consiglio" di un figlio piccolo, e se la leggerezza del risotto con brodo di paranza, frutti di mare e salicornia piace a lui... Si può essere – in questa Italia targata 2013 - donna, mamma, imprenditrice e cuoca stellata. Decidete voi l’ordine.

 

Ha partecipato a

Identità Milano, Identità New York


a cura di

Federico De Cesare Viola

Romano, scrive di enogastronomia e viaggi sul Sole 24Ore e collabora con numerose testate, tra cui La Repubblica e L’Uomo Vogue. È docente allo Iulm e lecturer in Food Media per diversi college americani. Twitter @fdecesareviola


Linguine cotte in acqua di peperone arrostito, colatura di nostra produzione, alici di Cetara e coriandolo fresco
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Polletto Borgogna
Gnocchetti di patate affumicati, guancette di baccalá, clorofilla di prezzemolo e bagnacauda orientale
Pastrami di lingua, ciauscolo, gelato di mostarda