Carlos Garcia

crediti: Brambilla - Serrani

crediti: Brambilla - Serrani

Alto

1era avenida de Los Palos Grandes, incrocio con la terza
Caracas
Venezuela
+58.212.2843655

Se mai un giorno ci troveremo tutti a parlare di Nuova cucina venezuelana, lo dovremo a Carlos García, un’associazione tra nome e cognome molto comune nel mondo latino, ma in questo caso segnata da un agire unico e pionieristico. Per diventare il cuoco numero uno del suo paese, García, classe 1971, completa un importante ciclo di studi nel 1996, alla Escuela de Hosterlería Hoffman di Barcellona. È qui che gli si aprono le porte dei più grandi ristoranti dell’epoca (di ieri e oggi): el Bulli (varcò la porta del tempio di Roses nel 1998) e il Celler de Can Roca a Girona (2005). Il suo destino è segnato: da Ferran Adrià e dai fratelli Roca, il giovane Garcia comincia a capire che la cucina ha orizzonti molto più vasti di quelli che gli sono sempre apparsi.

E’ il virus della cucina d’autore, che si impossessa di lui definitivamente nel 2003, quando guadagna per la prima volta i galloni di chef al Malabar di Caracas, guadagnandosi il rispetto con una proposta di cucina internazionale e creativa. Ma il volo definitivo lo spicca aprendo l’Alto nel 2007, il suo ristorante attuale: a pochi mesi dal varo, l’Academia Venezolana de Gastronomía lo premia "Chef dell’anno". E nell’ultimo ranking della Latin America 50Best è tra i primi 30 ristoranti dell’intero continente.

La cucina del señor Garcia segue gli schemi di tanti colleghi illuminati: cerca di superare i cliché della tradizione, sviluppa i rami con un occhio sempre attento alle radici, tesse rapporti costanti con i piccoli produttori locali e se ne fa ambasciatore nel piatto. Costruisce metafore commestibili che invitano a esplorare i sapori del Paese.

Il suo simbolo e bandiera, una vera ossessione, è il pregiato cacao criollo, che utilizza come ingrediente in ognuna delle pietanze del suo menu degustazione, dall’antipasto al dolce, passando per le portate di carne. «Il cacao», spiega sempre, «è la chiave per comprendere la nostra identità, dai tempi in cui eravamo una semplice colonia a oggi. Eppure è sempre stato considerato quasi più moneta di scambio che ingrediente. Ma il denaro non si mangia. E il cacao può brillare con forza nel nostro cammino. È un simbolo di superamento e sviluppo e noi lavoriamo ogni giorno per dargli il ruolo che merita».

Ha partecipato a

Identità Milano


a cura di

Gabriele Zanatta

classe 1973, laurea in Filosofia, giornalista freelance, coordina i contenuti della Guida ai Ristoranti di Identità Golose dalla prima edizione (2007), collabora con varie testate e tiene lezioni di gastronomia presso diversi istituti e università. twitter @gabrielezanatt