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Contaminazioni olimpiche

Debutta al Museo della Scienza Sport Your Food, inediti dialoghi interdisciplinari tra arte e cibo

06-05-2012

Il cuoco modenese Massimo Bottura gioca al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano col suo stesso ologramma all'inagurazione della mostra "Sport your food", curata da Rossella Canevari e Paolo Marchi. Cinque cuochi interpretano in coppia con cinque artisti una specialità olimpica (foto Zanatta)

Cuochi in coppia con artisti che interpretano una disciplina atletico-olimpica al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano (Giulia Corradetti ha già illustrato bene dettagli e protagonisti in questo post). Di che rispolverare saggi sull’eclettismo rinascimentale o sull’interdisciplinarietà delle arti liberali. Con la differenza che, riaprendo quei tomi, non troverete traccia di alcun cuoco. “E invece, tra le materie che trattiamo qui oggi, la cucina è l’unica davvero necessaria alla sopravvivenza”, ha spiegato Paolo Marchi, co-curatore della rassegna Sport Your Food, inaugurata ieri nel polo museale-scientifico di via Olona a Milano “e per questo mi fa piacere che per la prima volta siano interpellati a esprimersi, accanto a degli artisti, dei cuochi”. 

La rivisitazione del Bmt (bacon, lettuce, tomato) sandwich di Cristina Bowerman dell'Hostaria Glass di Roma. Il panino è al nero di seppia. Dentro, pomodorini pugliesi, lattuga e controfiletto di maiale

La rivisitazione del Bmt (bacon, lettuce, tomato) sandwich di Cristina Bowerman dell'Hostaria Glass di Roma. Il panino è al nero di seppia. Dentro, pomodorini pugliesi, lattuga e controfiletto di maiale

“Arte e cucina sono due mondi così lontani e così vicini”, ha aggiunto Rossella Canevari, co-curatrice di quest’evento che ha aperto ieri il più ampio Ima (International Migration Art) Festival, di cui è ideatrice. “Quella di oggi”, aggiunge Marchi, “è in realtà la seconda edizione perché ve ne fu una nel marzo dell’anno scorso al Teatro dal Verme, quando il cibo era la nuda materia prima di una serie di installazioni. Quest’anno siamo andati oltre: abbiamo deciso di coinvolgere cuochi che hanno viaggiato, che sanno bene cosa c’è oltre casa propria”. Personalità come Nuno Mendes, uno che ha un ristorante che si chiama non a caso Viajante, insegna gipsy di un portoghese che cucina a Londra e che ospita spesso nel suo Loft giovani colleghi da tutto il mondo. Oppure Hooni Kim, cuoco coreano di stanza a New York.

Tre gli italiani c’è Cristina Bowerman, cuoca pugliese con cognome americano, eredità di un’esperienza in Texas, qui accoppiata al lavoro dell’artista Fulvio Di Piazza: “Ho voluto rivisitare il Bmt Sandwich (bmt sta per bacon, lattuga e tomato, il pomodoro) con un contenitore al nero di seppia, che di solito è una focaccia vuota tipo pita. È un tentativo di indagare sul rapporto tra l’uomo e la natura, con il primo che cerca di forzare la seconda, con questa che resiste sempre”. Il rimando giusto al lancio del disco, la specialità olimpica interpretata da Cristina e soprattutto dal Bruscobolo del Di Piazza: un atleta al culmine dello sforzo, zavorrato da legacci che lo fanno sembrare il fratello stremato dell’iperdinamico discobolo di Mirone.

Per il cuoco Lorenzo Cogo, altro protagonista col suo Raviolo dell’atleta, “L’arte non è cucina. Per fare il mio raviolo con funghi e aminoacidi ho lavorato con un medico e uno scienziato. Un piatto appetitoso alla vista e al gusto. Che può essere mangiato appena prima di sprintare nei 110 metri a ostacoli, la disciplina che ho scelto di interpretare perché metafora adatta a illustrare la vita di noi cuochi”. La sua di sicuro: proprio in questi giorni festeggia un anno di El Coq, l'insegna faticosamente aperta nel Vicentino. Occorre un fisico d'atleta, come quelli ritratti dal suo amico, l'artista gemello Silvio Giordano, autore di scatti interessanti attorno alla tentazione del doping.

Lorenzo Cogo, cuoco d'El Coq di Marano Vicentino, impiatta il suo Raviolo dell'atleta con l'aiuto di Alessandro Negrini di Aimo e Nadia. Alle loro spalle, Cristina Bowerman

Lorenzo Cogo, cuoco d'El Coq di Marano Vicentino, impiatta il suo Raviolo dell'atleta con l'aiuto di Alessandro Negrini di Aimo e Nadia. Alle loro spalle, Cristina Bowerman

E infine Massimo Bottura: “Ho voluto lavorare accanto all’artista Gregg LeFevre perché nessuno meglio di lui rappresenta New York: è veloce nel pensiero e nell’esecuzione. All’inizio volevamo interpretare i 100 metri ma non sono specchio della mia cucina che è un lento affrettarsi, che festina lente, come vuole il motto dei latini. Alla Francescana ogni giorno è un salto in alto, con l’asta che cerca di lambire le nuvole. Cibo veloce nel mio cuore significa il Magnum di foie gras: l’ingrediente snob per eccellenza che può essere mangiato anche da un bambino. Un simbolo dell’italianità, con le sue nocciole piemontesi, le mandorle di Noto e l’aceto stravecchio di Modena”. Una leccornia con stecco infilato a mo' di gelato, il giusto contraltare delle foto-installazioni parallele di Lefevre: cartellonistica advertising con pose plastiche e iper-atletiche ma anche simboli “volgari” come i pop-up del fumatore o il semaforo stradale qua e là. A Milano la mostra resterà fino al 20 maggio ma poi l'esibizione itinererà anche a New York e Londra.


Rubriche - Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

a cura di

Gabriele Zanatta

classe 1973, laurea in Filosofia, giornalista freelance, coordina i contenuti della Guida ai Ristoranti di Identità Golose dalla prima edizione (2007) e collabora con diverse testate
twitter @gabrielezanatt