Al Mèni, la grande festa popolare per Massimo Bottura

Sotto il tendone da circo, a Rimini, l'ovazione della gente per lo chef modenese, che si è ripreso lo scettro del mondo

25-06-2018

La celebrazione "circense" di Massimo Bottura ad Al Mèni (foto Simona Caselli)

Un funambolo attraversa la fune tesa da una parte all’altra del tendone. A illuminarlo solo la luce di un riflettore. Cammina, si dondola, salta, si ferma - e quando lo fa il respiro del pubblico sembra fermarsi con lui. Il suono di un violoncello scandisce la sua traversata. A metà si blocca e porge al festeggiato - all’uomo del giorno, alla persona per cui tutta la folla è assiepata qui, sotto un tendone da circo - un mazzo. Di fiori? No, di carote.

E come poteva essere altrimenti, visto che il festeggiato è Massimo Bottura? Sabato 23 giugno, alle 11,30, erano in tantissimi sul lungomare riminese. Ad attendere l’inaugurazione di Al Mèni, certo, ma anche ad aspettare Bottura, che della manifestazione è l’ideatore, e che solo quattro giorni prima a Bilbao era stato incoronata miglior chef del mondo (leggi: 50Best 2018, Bottura in cima al mondo!). L’Osteria Francescana di Modena è tornata in cima alla World’s 50 Best. E, proprio come due anni fa, Al Mèni si è svolta pochi giorni dopo la cerimonia di premiazione ed è diventata teatro dei festeggiamenti più "casalinghi" dello chef: quelli nella sua regione di origine, quelli nel festival che ha contribuito a creare come un omaggio gastronomico al riminese Federico Fellini e al suo onirico immaginario cinematografico.

Bottura è stato accolto da un tappeto rosso, all’ingresso del tendone da circo in cui si svolgono i cooking show di Al Mèni, dalla musica e i giochi funambolici del Cirque Bidon, e da una folla che indossava le magliette con la scritta Mr Chef e la sua immagine al momento della premiazione. Una celebrazione collettiva, informale e scanzonata, per una vittoria che appartiene alla regione intera e all’Italia tutta - come ha confermato Bottura stesso: “È una vittoria di tutti, che deve insegnarci a guardare al passato con chiave critica e non nostalgica. Un critico del Guggenheim mi ha detto che sono leader di una generazione. È in corso una vera e propria Rivoluzione dell’Umanesimo tra i cuochi: noi abbiamo dimostrato che sono molto più della somma delle loro ricette».

Insieme a lui sul palco c’era il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonacini: «Ho la fortuna di conoscerlo da tanti anni, da quando non era Massimo Bottura. La fatica, l’entusiasmo, la passione, il sudore che ci ha messo, ma soprattutto il fatto che aiuti chi ha meno, non cessano di stupirmi» ha detto, prima di passare anche a lui a celebrare l’Emilia Romagna, «negli ultimi anni siamo passati da 45 a 57 milioni di visite. Siamo stati decretati Best European Destination 2018 per la Lonely. E parte di questo merito va alla nostra tradizione culinaria, e ai nostri prodotti».

Zero retorica, ma solo la sincera, appassionata voglia di festeggiare una gloria locale. E un po’ di emozione: «È ancora importante sentire le farfalle nello stomaco, altrimenti daresti tutto per scontato - ha raccontato Bottura - Un secondo prima dell’annuncio mi sembrava che il cuore mi esplodesse. In sala alla Francescana è scoppiato il finimondo, hanno iniziato a festeggiare in cucina, mi hanno subito mandato i video».

Bottura con i suoi sous Takahiko Kondo e Davide Di Fabio (foto Lorenzo Noccioli)

Bottura con i suoi sous Takahiko Kondo e Davide Di Fabio (foto Lorenzo Noccioli)

Risate newyorkesi con la moglia Lara Gilmore

Risate newyorkesi con la moglia Lara Gilmore

La vittoria della Francescana ai 50 Best ha portato un po’ di Emilia Romagna nel mondo - e magari ora si porterà un po’ di Emilia Romagna nel mondo in senso letterale: si sta lavorando a un’edizione newyorkese di Al Mèni nel 2019. Due anni fa per festeggiare Bottura venne aperta una forma di Parmigiano. Quest’anno il rito si ripete, con una forma di Vacca Bianca Modenese del 2010. «Ha un significato simbolico fortissimo, che mi viene inevitabile collegare alla mia vittoria. - dice lo chef numero 1, mentre ne distribuisce pezzi al pubblico - Dobbiamo produrre meno, produrre meglio».

L’ultima parola spetta al sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, che ricorda come in fondo l’ambientazione del circo non sia solo un espediente, ma un’appropriata metafora per l’avventura della Francescana, e di una regione che ha fatto del cibo il volano per la celebrità mondiale: «Il filo su cui camminiamo è un filo di perle. E si chiama Via Emilia». Venghino signori venghino, la festa può continuare.


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