I Roero Days e il nuovo libro di Davide Palluda

Lo chef de All'Enoteca racconta tutto l'amore per la propria terra, nel volume presentato... tra una degustazione e l'altra

10-04-2018

Davide Palluda alla presentazione del suo libro Davide Palluda. Un paesaggio in un cuoco del Roero

La manifestazione Roero Days ha dato quest’anno il meglio di sé, e il Roero ne ha guadagnato in visibilità, prestigio e diffusione. Siamo alla terza edizione della kermesse sui vini di questi territori, le colline all’ombra della sorella maggiore come le definisce lo chef Davide Palluda in un moto ironico, visto che proprio lui crede nella forza di questa terra, e da anni (23 per l’esattezza) vi lavora per diffonderne il valore, i profumi, i sapori. Anche di quei vini, l’Arneis e il Roero, che sono stati considerati spesso i parenti poveri («e un po’ sfigati», sempre usando le parole dello chef) di Barolo e il Barbaresco.

Ecco allora che qualche anno fa i produttori vinicoli del Roero si sono riuniti nel Consorzio di Tutela del Roero, allo scopo di svolgere le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e cura generale degli interessi relativi alla Docg Roero. Oggi sono più di 300 gli iscritti al Consorzio fra produttori e viticoltori, e più di 1.000 gli ettari vitati della denominazione Roero, per un totale di circa 6 milioni di bottiglie prodotte.

Degustazione ai Roero Days

Degustazione ai Roero Days

Arneis e Nebbiolo sono i due vitigni su cui basa la Docg: uve autoctone, tipiche di questo territorio, coltivate da secoli. L’attuale presidente del gruppo è Francesco Monchiero, convinto dell’importanza dell’unione fra produttori e della loro capacità di promuovere tutti insieme non solo il vino ma l’intero territorio. Proprio lui ci tiene a spiegare la decisione di organizzare quest’edizione “in casa”, dopo le due precedenti (la prima fu alla Reggia di Venaria a Torino, e la seconda lo scorso anno sui Navigli a Milano): «Giocando qui possiamo far conoscere i diversi aspetti della nostra zona di produzione, i castelli, i sentieri tra i vigneti, le eccellenze gastronomiche e la ricca attività culturale. Roero Days diventa così l’occasione per fare sistema e raccontare al meglio il nostro bell’angolo di Piemonte».

Per due giorni, 8 e 9 aprile, 75 aziende del consorzio hanno promosso i propri vini, nello specifico le etichette delle denominazioni Roero e Roero Arneis, ai banchi d’assaggio ospitati dal Castello di Guarene, un’eccellenza dell’ospitalità roerina. Ricco il programma di degustazioni guidate, di incontri, di conferenze e tavole rotonde su tematiche storiche e culturali di questi territori.

Sentieri nel Roero

Sentieri nel Roero

La manifestazione non si è limitata alle sale del castello, ma si è estesa a tutte le colline del Roero, grazie anche alle corse dello speciale autobus organizzato dal Consorzio, per accompagnare i visitatori in un tour di “non solo vino”: passeggiate tra i vigneti e i Sentieri del vino, un progetto che ha portato a realizzare i “Sentieri MGA” ossia delle Menzioni Geografiche Aggiuntive della Docg Roero. Si tratta di percorsi che partono da ciascun borgo fornendo la cartellonistica col quadro d’insieme e le informazioni circa le menzioni presenti su quel territorio. 

Il successo è stato evidente fin dalle prime ore di domenica: un flusso continuo di gente all’ingresso del Castello a ritirare il proprio calice, con il portabicchiere appeso al collo, e tutte le informazioni sulle cantine presenti. Ai banchi di assaggio vignaioli e famigliari a proporre le loro versioni di Roero e di Arneis, con annate molto diverse, in versione “datata” e molto giovane, per assaporarne le differenze e scoprirne le qualità. Nelle sale il pienone sia alle tavole rotonde, dalle tematiche storiche o commerciali (interessantissima quella del professore Lorenzo Lo Cascio sulle potenzialità del Roero nel mercato americano), sia alle degustazioni guidate (particolarmente vissuta quella sui quindici anni di Roero con bottiglie dal 1998 al 2012, di cantine differenti).

Palluda con Francesco Monchiero

Palluda con Francesco Monchiero

Domenica sera la cena del Consorzio, con produttori e stampa, ha visto alternarsi sulle tavole imbandite tutte le etichette dei 75 produttori, in un mix di assaggi e confronti tra l’amichevole e il concorrenziale. Il presidente Monchiero anche in questa occasione ha evidenziato l’importanza di agire insieme, compatti, per far conoscere sempre di più in Italia e all’estero i prodotti del Roero: «Siamo partiti un po’ in sordina tre anni fa, alla Reggia di Venaria, con una quarantina di produttori presenti e più di un migliaio di visitatori. L’anno scorso a Milano quasi 60 produttori presenti, e quest’anno visto che sul territorio non c’erano altre grandi manifestazioni abbiamo optato per fare “i profeti in patria”: i numeri sono cresciuti vistosamente, 75 presenze di produttori e il record anche di presenze di visitatori. L’unione fa la forza e su questo io punto. Unione tra i produttori per far conoscere ai consumatori, agli operatori del trade, ai ristoratori e a tutto il comparto vitivinicolo i nostri vini Docg. Giocando in casa abbiamo avuto quest’anno una carta in più: presentare il nostro territorio in tutta la sua complessità e unicità».

Uno degli chef della zona ha aderito pienamente alla manifestazione perché, come anticipato in apertura, ha legato da sempre la sua attività ristorativa a quella di promozione del territorio: è Davide Palluda de All’Enoteca di Canale, che proprio in occasione dei Roero Days ha presentato il suo nuovo libro, in una sala del Castello di Guarene colma di spettatori, alla presenza tra gli altri dell'interessato, di Antono Santini, di Luciano Bertello che ne è stato il curatore, e anche dell’amico chef Enrico Crippa, il tristellato del Piazza Duomo in Alba.

Il volume si intitola Davide Palluda. Un paesaggio in un cuoco del Roero, è pubblicato da Sorì edizioni, come seconda uscita della collana I saperi del fare. Uomini e luoghi nei paesaggi viticoli di Langhe-Roero-Monferrato, dopo il primo testo su Gemma Boeri di Roddino.

Palluda e Antonio Santini

Palluda e Antonio Santini

Tra i relatori, Enrico Crippa

Tra i relatori, Enrico Crippa

Queste le parole con cui si definisce lo chef Palluda nel testo, nonché quelle usate per aprire il suo intervento: «Canale e il Roero hanno nutrito i miei sogni e accompagnato le mie ambizioni di chef. Ne sono consapevole e riconoscente. Per questo ho fatto di tutto per ricambiare: sempre in sella al lavoro e ai fornelli, chef-paladino del territorio e della sua identità culturale ritrovata». Bertello ha spiegato l’idea: «Questa collana nasce con l’intento di dare valore al riconoscimento Unesco, attraverso la testimonianza di persone che hanno saputo rappresentare al meglio le nostre colline. La scelta di Palluda è per il suo lavoro, la sua ricerca e la sua manualità: le ricette non mancano, ma abbiamo cercato di andare oltre e di approfondire lo stretto legame tra la sua cucina e il territorio»

E è poi passato ai ricordi dell’apertura del ristorante: «Rammento 23 anni fa, era il 16 aprile, quindi circa in questi giorni: ho l'immagine un ragazzino con la faccia sbarazzina (perché molti che hanno scritto di Davide lo hanno definito faccia da schiaffi!). Non mi colpì tanto il pranzo, quanto il sorbetto alla menta che preparò: letteralmente folgorante. Da lì ha preso il via quello che possiamo definire il nuovo corso del Roero, un territorio che si è fatto dal basso e che ha avuto appunto tra gli elementi fondanti la presenza del ristorante di Davide, e con lui anche la sorella Ivana, la mamma, il papà Bruno, e tutti quelli che hanno collaborato in questi anni allo sviluppo dell’Enoteca e del suo territorio».

Giovanni Tesio ha firmato alcuni brani del libro (come anche Aldo Cazzullo, cui si deve l'introduzione, poi Bertello, Marco Giacosa, Luigi Sugliano, Bruno Quaranta, Maurizio Crosetti, Margherita Oggero, Luciana Litizzetto, ndr); è intervenuto tessendo le lodi di Luciano Bertello, «un bravissimo curatore, inesorabile, che è riuscito a fare di Palluda una faccia da copertina».

Crippa e Palluda

Crippa e Palluda

Le parole dello chef hanno evidenziato in pieno la sua piemontesità, il suo legame con la sua terra: «Credo che in un momento come questo, in cui tutto sembra alla portata di tutti, riuscire a creare un’esperienza unica in un determinato luogo sia una cosa pazzesca perché è anche motivo di richiamo. Il Piemonte è proprio in quello che si deve impegnare, non nascondendosi dietro il paravento della tradizione, termine che a volte è abusato e io cerco sempre di dosarlo. Perché che il legame col territorio non c’entra nulla con la tradizione». Ricordando il grande impegno verso il territorio che ha il suo amico Enrico Crippa (il pensiero è andato al suo impegno per l’Italia al Bocuse D’Or), Palluda ha lanciato un messaggio ai giovani: «Mi piacerebbe che i ragazzi che iniziano ora a fare questo lavoro ci mettano impegno nell'operare molto sul territorio. È una delle cose che può ripagare di più».


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