TalŔ, magie etnee

Un hotel su un vecchio palmento, un'azienda eroica tra i terrazzamenti vulcanici e i piatti di un cuoco promettente

17-07-2017

Talè , hotel e ristorante a Piedimonte Etneo (Catania), via Bellini 186, telefono +39.095.9516604

Talè è probabilmente la forma sincopata di Talìa che, nella lingua siciliana, vuol dire "guarda", esprimendo insieme stupore e ammirazione. L’etimo più accreditato sarebbe l’arabo talays, un sostantivo che indica un nascondiglio da cui si può spiare, guardare. Non sappiamo quanto filologicamente corretto, ma piace crederci, rimanderebbe, addirittura all’invasione araba della Sicilia (Ottocento) e alla fantastica ipotesi che, scorgendo le donne senza velo, i futuri dominatori abbiano esclamato: “talìa, seguito dalla forma contratta talè”. Libera e personale traduzione: “Guarda ‘ste svergognate qui. Parrebbe davvero un bel posto, ora ci fermiamo, portiamo le nostre palme, gli insegniamo a irrigare i terreni, a condizionare i palazzi, a frazionare il latifondo, a misurar le stelle, un po’ di filosofia e di matematica e, perché no, di alta gastronomia…

Tutto questo e molto altro può richiamare un nome e, dopo 1.200 anni, c’è un luogo, a Piedimonte Etneo, ai piedi del versante Nord-Est dell’Etna, che si chiama Talè.

E mai nome fu più appropriato perché ad andarci, in questo luogo, si è come sopraffatti dalla bellezza della natura, con l’Etna innevata o che fuma (o che fuma innevata, mica basta un dottorino, a toglierle il vizio) e il mare blu di Fiumefreddo e Riposto di fronte, che uno sarebbe in difficoltà se dovesse dire cosa sia più bello. Inoltre, questo luogo, chiamato Talè, è speciale perché non ha stuprato né la montagna né il mare. Ma è riuscito a inserirsi armonicamente nel mezzo e rappresenta una vittoria dell’uomo sulla natura. L’unica che si possa ottenere, nei confronti di un avversario impossibile da sconfiggere: appunto mimetizzandosi e confondendosi con esso…

La cucina di Torrisi esprime la stessa disinvoltura tra pietanze di mare e piatti di terra

La cucina di Torrisi esprime la stessa disinvoltura tra pietanze di mare e piatti di terra

Questo Talè è un hotel ricavato su un vecchio palmento, una di quelle aziende agricole eroiche che, nei terrazzamenti dei terreni vulcanici, strappavano un tempo, per dirla con Sciascia, “avarissimo pane alla terra”. E oggi valgono oro, perché l’Etna è l’Eldorado della Sicilia e il suo boom turistico è appena incominciato e grazie a strutture così promette di crescere nel modo giusto. Dieci suite, ricavate da casotti di mezzadri, depositi attrezzi, completamente immersi negli uliveti o nei ciliegeti. Ampie vetrate, secondo stile e gusti nordeuropei, di gente che vuole fare il pieno di luce, esorcizzando così, le tenebre e i fantasmi invernali.

Piscina ai cui bordi lasciarsi pigramente ustionare carni bianche da pesci veloci del Baltico (denuncio da me medesimo il plagio da Paolo Conte). E ristorante. Signor Ristorante. Chef giovane: Peppe Torrisi, 28enne. Scuola alberghiera di Giarre e poi dieci anni di Svizzera (dove tra l’altro apprende la dura disciplina), di passaggio dal grande maestro Pietro D’Agostino de La Capinera di Taormina. La capacità di rivisitare i classici con interpretazioni fortemente innovative, eppure di certo più corrette delle avventurose etimologie.

Lo chef Peppe Torrisi e il maître Piero Pappalardo

Lo chef Peppe Torrisi e il maître Piero Pappalardo

Perché il giovane Torrisi – che aderisce ad un’associazione di “chef con la coppola”: gente di fornelli che non sta mai ferma… -  propone una classicissima Pasta con finocchietto e mollica con un meraviglioso spaghettone, ma anche Ravioli di pasta fresca 30 tuorli, ripieni di calamari, con guazzetto di frutti di mare su vellutata di tenerumi: da svenimento. Al pari dei suoi Spaghettoni all’astice. Di grande delicatezza il Battuto di gambero rosso con crema di mandorle pizzute, confettura di albicocca, vino alla mandorla e zeste di limone.

Per non parlare dell’uso intelligente del tartufo degli Iblei – scorzone nella tartare di manzo, bianchetto nel risotto all’astice. E dello squisitissimo pane fatto in casa e declinato in tanti modi. Una tentazione cui non abbiamo saputo resistere e che ci ha impedito di darci dentro pure coi dolci. Cosa di cui ci rammarichiamo non poco, soprattutto perché qualche anno fa non sarebbe accaduto. Ma, che volete, pian piano, il tempo ci divora tutti. Anche per questo, dovremmo cercare di mangiar bene.


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