La Nuova cucina italiana alla conquista di Identità Golose

Un mosaico di storie e di esperienze: il racconto della giornata dedicata ai giovani talenti della nostra gastronomia

24-03-2017

Paolo Marchi, sul palco con Luca Abbruzzino e Niccolò Vecchia, dà il via alla sezione del Congresso di Identità Golose dedicata ai giovani talenti della cucina italiana

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L'ordine in cui questi giovani cuochi e cuoche si sono succeduti sul palco è stato rigidamente alfabetico. Ecco allora che, come gli sarà sicuramente già capitato con certe interrogazioni, il compito di rompere il ghiaccio e aprire i lavori della giornata è toccato al calabrese Luca Abbruzzino. Il coraggio e la determinazione non gli mancano, soprattutto da quando ha preso il posto del padre nella cucina del loro locale a Catanzaro Lido. La sua lezione è stata fedele al tema del Congresso, il viaggio, ed ha avuto per protagonista la pala del fico d'india: Luca ne ha scoperto le caratteristiche e l'uso in cucina in Messico, dove si chiama Nopal
Nopal e suzu, di Luca Abbruzzino

Sono saliti sul palco del Congresso di Identità Golose su gambe malferme, increduli che toccasse proprio a loro. Con la paura che il battito del cuore partisse in filodiffusione dall’archetto del microfono agli amplificatori di tutta MiCo. Quell’outfit che non t’aspetti da antidivi cronici (beh, salvo eccezioni), ha contribuito alla tenuta della platea all’ascolto dei protagonisti della Nuova cucina italiana.

La sezione, ultima nata nel palinsesto di Identità Golose, ha meritato un focus nel taglio del nastro della tredicesima edizione tanto da Paolo Marchi quando da Claudio Ceroni. Ma anche il plauso del pubblico in sala e una menzione d’onore del Gambero Rosso (che invece ha bacchettato senza giri di parole alcuni fra i big).

Non a caso l’immagine-icona del congresso 2017 è rimasta una foto d’annata 2006, Cedroni, Scabin, Bottura, Uliassi, Marchi, Cracco, Leemann, imberbi tutti e probabilmente inconsapevoli del ruolo che avrebbero occupato nella storia a venire.

Vale lo stesso per questi Abruzzino, Ceraudo, Spadone - Torsiello - Pellegrino bros e per tutti gli altri. Per loro conta oggi, la quotidianità in cucina. Diversissimi eppure ugualmente fanatici delle origini, tutti. Devoti a nonni e maestri, ciascuno il suo, che si chiami Niko Romito o Renè Redzepi. Pensano globale e agiscono locale, dal profondo Nord al sud del Sud.

Viaggiatori appassionati che contano pit stop nelle cucine di tutto il mondo, disposti a pelare patate a bottega da Ducasse pur di rubare mezzo segreto del mestiere. Curiosi come scimmie e grandi lavoratori con i piedi saldi per terra: «Ho tutto da imparare, io, non sono arrivato ancora da nessuna parte», parola di Riccardo Canella, sous chef al Noma, quattro volte in cima al S.Pellegrino World's Fifty Best. Lui c’era.