IdentitÓ Expo

Il Mosaico e il dopo Platini

Sostituire i campioni Ŕ sempre un'incognita, ma c'Ŕ chi si Ŕ complicato la vita perso Di Costanzo

03-05-2015

Una celeberrima immagine di Michel Platini, sdraiato a terra con sguardo ironico rivolto all’arbitro. Era l’8 dicembre 1985, Juventus – Argentinos Juniors, finale Intercontinentale a Tokyo tra i campioni d’Europa e quelli del Sud America: il direttore di gara aveva appena annullato una rete al bianconero che poi segnerà il rigore decisivo dopo che anche i tempi supplementari si erano conclusi in parità, 2 a 2. Il fuoriclasse francese annunciò il ritiro nell’estate 1987 e sostituirlo fu un grosso problema per la società torinese che puntò su un giocatore, Marino Magrin, che non si rivelò all’altezza del compito: troppo stress

Si è tanto scritto e discusso dell’incredibile rottura tra lo chef Corrado Parisi e la proprietà dell’Hotel Terme Manzi a Ischia, un servizio domenica sera, due domeniche fa, e poi nulla più. Chiamato a sostituire Nino Di Costanzo, dimessosi a sorpresa a inizio marzo dal Mosaico, Parisi, siciliano di Modica, trapiantato a Vico Equense sulla Penisola Sorrentina, ha stabilito un record. Ma non è questo che mi preme commentare adesso anche se sono volati stracci, fino al comunicato della proprietà, la famiglia Polito, che ha messo la sordina a tutto.

Quello che davvero mi lascia perplesso è un altro aspetto che mi ha fatto tornare indietro con la memoria a tutt’altra e in tutt’altro campo, il calcio. Nel 1979 il Milan campione d’Italia acquista dal Lecco Giuseppe Galluzzo, una punta che si sarebbe dimostrata una puntina sia in serie A sia in B. E tutti a chiedersi come era possibile che un team nobile come il rossonero potesse prendere una tale cantonata. Ma il mondo del pallone è pieno di questi azzardi, di scommesse perse, di campioni che in Italia si rivelano dei mezzi bidoni.

Nino Di Costanzo in un ritratto di Karen Philips durante una cena a 4 mani con Franco Pepe in aprile nel locale di quest'ultimo, Pepe in grani, a Caiazzo in provincia di Caserta

Nino Di Costanzo in un ritratto di Karen Philips durante una cena a 4 mani con Franco Pepe in aprile nel locale di quest'ultimo, Pepe in grani, a Caiazzo in provincia di Caserta

Di casi Galluzzo se ne potrebbero citare mille. Però qualcuno pesa di più e può ricordare la vicenda del Mosaico. Nell’estate del 1987 Michel Platini annuncia il ritiro dal calcio e di conseguenza dalla Juventus. A Torino si apre una voragine, esattamente come a Ischia due mesi fa. Sostituire un due stelle come Nino Di Costanzo non è facile come non lo era affatto fare altrettanto con il fuoriclasse francese. Puoi facilmente sbagliare. Ci sono delle maglie e dei tocchi (intendere il cappello da cuoco) che scottano fino a bruciare chi li porta. Però c’è modo e modo di procedere nella scelta. I bianconeri puntarono su Marino Magrin. Arrivava dall’Atalanta e a Torino si confermò un talento di provincia. Due stagioni e venne ceduto al Verona.

Parisi non è nemmeno paragonabile all’ex bianconero. Non è uno stellato di qualche insegna remota, cosa che possiamo dire di Magrin, chiamato su un palcoscenico troppo importante. E allora come è possibile che una struttura come il Terme Manzi non abbia controllato? Capisco che tutti possono suggerire questo o quello, nel caso in questione uno stellato della Penisola Sorrentina che non è Gennaro Esposito, ma poi? Uno di fida senza fare due o tre telefonate? Lo si fa in casa propria per la badante della madre anziana. Ho perso il conto di chi ha scritto in privato a Zanatta (bei servizi Gabriele, complimenti) e a me per sfogarsi e chiedersi “ma come hanno fatto i Polito?”. Già, come hanno fatto? Il risultato è che passano dal vanto di un’insegna a doppia stella al danno dela stessa chiusa per una stagione, con conseguente azzeramento dalle guide edizione 2016.

Gualtiero Marchesi e Fabio Abbattista (a destra nella foto del blog geishagourmet.com), il passato e il presente dell'Albereta in Franciacorta

Gualtiero Marchesi e Fabio Abbattista (a destra nella foto del blog geishagourmet.com), il passato e il presente dell'Albereta in Franciacorta

Non si scherza però nemmeno a Milano e dintorni golosi comunque. A ridosso di Brera ecco Palazzo Parigi che conferma come siano gli hotel le realtà a maggior rischio brutte sorprese. Si può infatti essere ottimi albergatori e pessimi ristoratori, sono due mestieri diversi. Lì all’angolo tra Fatebenefratelli e Porta Nuova ha retto un paio di mesi Carlo Cracco, poi hanno rifiutato Niko Romito e Lorenzo Cogo, quindi ha alzato bandiera bianca Luigi Taglienti che aveva lasciato la maison Trussardi per una sfida a dir poco avventata. Ha mollato senza essere mai stato presentato.

Molto meglio il percorso in Franciacorta della famiglia Moretti alle prese l’inverno scorso con il dopo Gualtiero Marchesi. Invece di cercare per l’Albereta un nome già noto, magari ingaggiando un allievo di Marchesi, Martino De Rosa e Carmen Moretti hanno pensato bene di rivoltare completamente la struttura, creare un ristorante gourmet, il Leone Felice, e uno più alla mano, il Vistalago (di Iseo, ndr), affidando entrambi a Fabio Abbattista, già lì per curare le proposte del Ristorante Benessere legato alla struttura Chenot. Due più due uguale quattro e i conti stanno tornando.


Rubriche - Affari di Gola di Paolo Marchi

Pagina a tutta acquolina, uscita ogni domenica sul Giornale dal novembre 1999 all’autunno 2010. Storie e personaggi che continuano a vivere in questo sito

a cura di

Paolo Marchi

nato a Milano nel marzo 1955, al Giornale per 31 anni dividendosi tra sport e gastronomia, è ideatore e curatore dal 2004 di Identità Golose.
twitter @oloapmarchi