Il fattore umano e la dignità delle persone

L'accoglienza come gesto assoluto, oltre il piatto. Una riflessione di Massimo Bottura sul tema di Identità 2018

13-11-2017

La vista dall'hotel Takahiraya di Nobeoka, nel sud-ovest del Giappone (foto di Massimo Bottura)

Nel momento in cui mi chiedete una riflessione sul Fattore Umano sono a Nobeoka, una cittadina di campagna all’estremo sud-ovest del Giappone.

All’arrivo, alle 11 di sera, la signora del nostro albergo ci aspettava in strada. Ci ha accolti col sorriso e ha illuminato con una lanterna il sentiero che conduceva all'hotel Takahiraya. La casa sapeva di legno e mare. Il letto in camera era profumato e perfetto. Ci ha preparato la vasca calda di pietra, con la vista che si allargava sull’oceano. Dalla finestra, entrava il vento fresco. Il figlio della signora, lo chef della casa, ci ha portato del sushi e siamo andati a dormire.

Alle 6 ero già sveglio. La signora mi ha sentito ed è salita subito con un vassoio col caffè. Nel frattempo, ha cominciato a preparare una colazione pazzesca. Con Taka e Pippo siamo rimasti seduti per due ore. Incredibile. Non mi era mai capitato. È un momento che ci rimarrà dentro per sempre.

La proprietaria dell'hotel

La proprietaria dell'hotel

Racconto questo perché l’ospitalità è la cosa più importante. E' il gesto assoluto. Ristoro, ristorare l’anima: questo vuol dire ristorante. Sono accortezze che alla Francescana cominciano al momento della prenotazione e che si prolungano fino a quando il cliente esce da via Stella. Il piatto è solo un aspetto della questione. E' il fattore umano a ricostruire la dignità delle persone.


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