Four Seasons, una finestra su Sydney

Il 5 stelle offre un incredibile panorama sull'Opera House e la baia più famosa al mondo. E quella lounge al 32° piano...

04-02-2017

La celeberrima baia di Sydney vista dai piani alti del Four Seasons, il 5 stelle lusso diretto dal gruppo canadese fin dal 1992 ma brandizzato direttamente solo dieci anni dopo, nel 2002.

Adoro l’Australia, adoro gli spazi vuoti che posso riempire con i miei pensieri e i miei orizzonti. Prima città visitata Perth, ormai una vita fa. L’ultima? Sydney a metà gennaio. E per la prima volta. Suona strano a me per primo, visto che tantissimi la considerano la città più bella al mondo ma la vita non si dipana per linee rette. Ho avuto l’opportunità di alloggiare a ridosso dei moli dove attraccano i ferry che uniscono le due sponde di una baia unica, al 30° piano della torre che accoglie il Four Seasons. Una posizione davvero speciale, con l’Opera House sulla destra e l’Harbour Bridge sulla sinistra.

Soggiorno purtroppo breve, ma importante. Quarantotto ore, non di più, ma intense. In pratica due notti e una giornata intera, piovosa. Sole all’arrivo, poi tanta pioggia in piena estate australe. E mi ha fatto davvero piacere, al di là del fastidio, perché ho così capito quello che gli abitanti di Melbourne dicono della

Un dettaglio della Lounge 32 al trentaduesimo piano del Four Seasons di Sydney in Australia

Un dettaglio della Lounge 32 al trentaduesimo piano del Four Seasons di Sydney in Australia

città rivale. Sempre con un pizzico di invidia, un po’ come noi milanesi quando ci riferiamo a Roma.

Ho la frase di un collega stampata nella memoria come se me l’avesse detta ieri l’altro: «Ma cosa avrà mai Sydney più di Melbourne, a parte la baia e l’Opera House?». Che sarebbe un po’ come chiedersi cosa abbia Roma più di Milano, a parte il Colosseo e i suoi colli. Però quando è brutto tempo e sei lì sul Circular Quay, quando cammini lungo George Street per poi attraversare il Darling Harbour o prendere tutt’altra direzione e andare verso l’orto botanico, Sydney è “solo” molto bella. E alloggiare al Four Seasons offre al tutto una splendida cornice. Sole o non sole.

Cinquecentotrentuno stanze disposte lungo trentaquattro piani, al 32° la lounge per gli ospiti importanti. Entri e capisci al volo, abbigliamento a parte, chi è in

Il ristorante gourmet all'interno del Four Seasons di Sydney rimarrà chiuso fino al prossimo autunno. Quando riaprirà sarà completamente nuovo

Il ristorante gourmet all'interno del Four Seasons di Sydney rimarrà chiuso fino al prossimo autunno. Quando riaprirà sarà completamente nuovo

viaggio per affari o per piacere. I secondi cercano i tavolini accanto alle finestre per ammirare la baia, i primi invece preferiscono non farsi distrarre e scelgono angoli lontani dalle vetrate. Quale che fosse il mio posto, non avrei mai smesso di gustare un superbo hummus di ceci. La Lounge 32 è un vanto di chi governa questo 5 stelle lusso, Rudolf van Dijk: «In genere questi spazi non sono pensati per i turisti, ma Sydney è diversa». E il general manager intelligente modella l’hotel sulla realtà.

Fa specie arrivare in un historic district chiamato The Rocks, dove Sydney nacque nel 1788, e trovare l’arteria principale della metropoli costellata di cantieri, scavi e transenne. Lavori in corso fuori e anche all’interno del Four Seasons. Per un paio di giorni non ho potuto cenare lì, nel ristorante di Mark Best, il Pei Modern, chiuso per completa ristrutturazione. Peccato perché Best tiene fede al suo cognome, davvero un autentico signor chef.

Un'immagine dei grattacieli che a Sydney sovrastano la più centrale e carica di storia delle tante baie che costellano la metropoli. Al centro si distingue la torre che ospita il Four Seasons

Un'immagine dei grattacieli che a Sydney sovrastano la più centrale e carica di storia delle tante baie che costellano la metropoli. Al centro si distingue la torre che ospita il Four Seasons

Quello che mi piace, quale che sia il Four Seasons visitato, è la cifra della sua eleganza. Mai nulla di veramente eccessivo, di gratuito e pacchiano. Quelle americanate molto gradite a chi ama specchiare i proprio soldi in tutto quello che hanno attorno. E poi la funzionalità dei dettagli. La mia stanza, la 3011, raccolta e a perfetta misura di coppia, poteva trasformarsi in un attimo in uno studio, il tempo di passare dal letto alla scrivania. Luce, spine, adattatori, ripiani, la baia inquadrata dalla finestra, il sole che illumina l’Opera House, la baia, il ponte, nuvole e nebbia che le sottraggono alla vista. Cartoline sempre perfette.


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