Cime di rapa e caprino: immortalare l'ultimo capolavoro di Niko Romito

Fotografare un piatto significa sintetizzare in uno scatto tutto il mestiere di un cuoco, racconta Francesca Brambilla

02-05-2018

Cime di rapa e caprino, piatto in carta ora al ristorante Reale Casadonna di Niko Romito a Castel di Sangro, L'Aquila (foto Brambilla/Serrani)

Non è mai semplice rispettare il lavoro e le fatiche di uno chef che ama sperimentare, di un professionista attento a dettagli che conducono il commensale in un percorso netto e ricco di sfumature.

Le consistenze, i colori: sono tutte finezze che la macchina fotografica non sempre è in grado di registrare correttamente. Il controllo della luce, la rielaborazione in post-produzione: è qui che entra in gioco la capacità interpretativa e la conoscenza tecnica del fotografo.

Cime di rapa e caprino è l’ultimo e l’ennesimo piatto capolavoro di Niko Romito, un equilibrio stabile tra acidità, amari e consistenze dissimili, un’esplosione di sapori persistente ma non invasiva. Il rischio era quello di tradire la struttura pazzesca della foglia, la crema che la sovrasta, la polvere che copre tutto alla fine. Si rischiava di dare tutto per scontato, finendo col produrre un’immagine non realistica, distante e irrispettosa del concetto che il cuoco aveva pensato.

Per me e Serena rispetto significa evitare di distorcere la realtà, fotografando prima di tutto, con lo stile che ci è proprio, la personalità del cuoco che trapela da un piatto.


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