Le esperienze di vigna di Gabriele Scaglione

Il vignaiolo piemontese ha scelto una strada indipendente. Con undici referenze e una passione per l'Alta Langa

21-10-2018

Gabriele Scaglione è di Canelli, piccola cittadina del Piemonte, tra Langhe e Monferrato, dove è nato il primo spumante d'Italia

Gabriele Scaglione è un vignaiolo indipendente che nasce nel cuore del Monferrato, a Canelli, e dopo aver lavorato, per molti anni, per alcune delle più famose industrie vinicole della zona con produzioni di milioni di bottiglie, esportate in tutto il mondo, ha deciso la strada imprenditoriale con una visione tutta sua sul vino.

Circa 12 anni fa iniziò le sue esperienze di vigna, ricercando in Piemonte i terreni più vocati, punto di partenza fondamentale per dare vita a quest’avventura solitaria, concretizzatasi grazie ai consigli di molti amici vignerons.

La ricerca e acquisizione dei terreni non è stata rapida, ma oggi vanta 12 ettari divisi tra Langhe, Monferrato e Roero precisamente nei comuni di La Morra, Treiso, Castagnito, Canale, Corneliano e Santo Stefano Belbo.  

Gabriele ci ha spiegato: «Non è stato semplice decidere di iniziare questa nuova fase della mia vita, tuttavia spronato e supportato dall’aiuto di alcuni amici produttori sono riuscito a trovare i terreni nelle zone di mio interesse e lo spazio per poter vinificare. La mia visione del vino è molto semplice. Cercare di proporre ai consumatori dei vini “puliti”, cioè nati da vigneti con bassissimi trattamenti parassitari e dal buon senso. Ricordiamoci che il vino lo ingeriamo, bevendo tutto ciò che abbiamo dato alla pianta. Vini con medi o lunghi invecchiamenti, proprio per proporre al consumatore un vino pronto per essere degustato senza aspettare qualche anno».

Una gamma oggi di undici referenze, vini principalmente derivanti da uve a bacca rossa, con una bizzarra scelta dei nomi sulle etichette. Ma come sintetizzare meglio la genesi di questi prodotti? «Undici vini sono tanti - ci risponde Scaglione - forse addirittura troppi, tuttavia ammetto che mi piace sperimentare: un buon vino, anche importante, non necessariamente deve avere le solite etichette serie, rigide, addirittura con finti stemmi nobiliari. Secondo il mio punto di vista, possiamo provare a toglierci il doppio petto blu e rilassarci, in quanto il vino è convivialità e allegria».

«Quelli più significativi per me - continua il vignaiolo - sono il Langhe Rosso Doc - Tutto dipende da dove vuoi andare: è una frase presa da “Alice nel paese delle meraviglie” e l’ho fatta mia in quanto questo Langhe rosso è stato il primo vino che ho prodotto e dovevo decidere appunto quale strada intraprendere. È nato leggendo a mia nipote questa favola. Il Langhe Nebbiolo Doc - Passeggiata in vigna, un vino che ho deciso di dedicare ai piccoli animali che animano la vigna. Poi c’è il passaggio più serio con il Barbaresco Docg - Come un volo: per quanto mi riguarda, quando assaggi questo vino ti sembra di fare un volo sulle colline e sulle terre dove è nato. Volteggi attorno alla sua eleganza, alla sua struttura e ai suoi tipici profumi e aromi. Aristocratico e raffinato. Tra i bianchi c'è anche un vino dedicato al mio cane, che purtroppo non è più con me: Langhe Bianco Doc - Ellis, perché Ellis è sempre stato presente in ogni momento con il suo affetto e la sua saggezza».

Noi ci soffermiamo su un bianco insolito e descritto benissimo dal nome che porta: Roero Arneis Docg - Ostinatamente 2015, un vino creato da Scaglione proprio per dimostrare, almeno in Italia, quanta espressione sia evidente in bianchi meno giovani. Con un’etichetta che raffigura un pesce che nuota contro corrente, viene illustrato un vino erbaceo e di complessa struttura. Difficile in degustazione alla cieca individuarne il vitigno.

Poi ci sono altri vini e due versioni di Alta Langa. Chiediamo a Gabriele perché ha deciso di produrre l’Alta Langa Metodo Classico: «Purtroppo Canelli ha buttato al vento la primogenitura del Metodo Classico italiano. Negli anni si sono imposte, anche con merito, altre zone d’Italia. Io penso che oggi per Canelli l’Alta Langa e il Metodo Classico possano rappresentare una riconquista che dia nuova linfa al territorio e alla città. Io credo nell’Alta Langa e ne produco di due tipi. Auguriamoci però che, come purtroppo succede, non si inizi ad allargare la zona di produzione e a modificare il disciplinare, in favore dei numeri e non più della qualità e dell'unicità del prodotto. Se non sbaglio l’Alta Langa è l’unico Metodo Classico al mondo in cui è obbligatorio il millesimo e un nvecchiamento minimo di 30 mesi».


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