Rocca di Frassinello, la Maremma che sa (un po') di Francia

Viaggio nella cantina nata dalla collaborazione tra Paolo Panerai e il barone Eric de Rothschild

21-06-2018

Una suggestiva immagine della barricaia progettata da Renzo Piano per Rocca di Frassinello

Tante volte, quando si cita il nome della cantina Rocca di Frassinello, si pensa subito a Renzo Piano.

Togliamo subito ogni dubbio: non è la cantina di Renzo Piano, ma è stata da lui progettata.

Il direttore marketing e comunicazione Pericle Paciello sulla terrazza di Rocca di Frassinello

Il direttore marketing e comunicazione Pericle Paciello sulla terrazza di Rocca di Frassinello

La storia di Rocca di Frassinello ha radici più profonde. Ha una storia che parte addirittura dagli Etruschi e che arriva fino ai giorni nostri, grazie all’intuizione di due grandi personaggi: Paolo Panerai e il Barone Eric de Rothschild.

Ma andiamo con ordine: Rocca di Frassinello, come la conosciamo oggi, nasce negli anni Novanta, quando il giornalista Paolo Panerai, che già dal 1978 aveva intrapreso la sua avventura nel mondo dell’enologia con l’azienda Castellare di Castellina, nel Chianti Classico, decise di investire in Maremma, dove gli Etruschi facevano vino già 3.000 anni fa.

Le barriques: si può leggere sul fianco il marchio di Chateu Lafite

Le barriques: si può leggere sul fianco il marchio di Chateu Lafite

Un felice incontro con il Barone Eric de Rothschild, il proprietario di Chateau Lafite, un monumento dell’enologia, permette di avviare un progetto ancora più importante e con un’ottica maggiormente internazionale. Così l’idea iniziale di circa 50 ettari di azienda, si trasforma in un investimento fondiario da 500 ettari, tramite proprio questa join venture tra Panerai e il Barone.

Data l’importanza del progetto, venne chiamato Renzo Piano per il progetto della cantina, che doveva essere soprattutto funzionale e non solo “scenografica”. Il risultato è Rocca di Frassinello, una delle aziende più importanti della zona, con una cantina quasi totalmente scavata nella terra e che cerca di sfruttare al meglio il sistema a caduta, per evitare l’utilizzo di sistemi meccanici per il trasferimento del vino (almeno fino alle barriques, poi da lì è comunque necessario utilizzare delle pompe). E una barricaia da togliere il fiato, con 1.800 barriques disposte lungo le pareti di questo anfiteatro scavato nella terra.

La barricaia può contenere circa 1.800 barriques

La barricaia può contenere circa 1.800 barriques

Se a Castellare si punta sul monovitigno, in Maremma invece, data anche la collaborazione francese, si punta su tagli più internazionali: c’è, sì, il Sangiovese (o meglio, il Sangioveto, come è chiamato originariamente in questa zona), ma soprattutto il Merlot, il Cabernet Sauvignon e un po’ di Syrah, vitigni che in queste zone hanno comunque dimostrato una grande capacità di adattamento e grandi potenzialità.

Dei 500 ettari di possedimenti, sono 80 quelli vitati: dopo una iniziale consulenza di Chateau Lafite, la parte enologica è stata affidata ad Alessandro Cellai. La volontà – non c’è da stupirsi – è quella di fare prodotti di alta fascia. E per fare questo serve un grande lavoro sia in vigna, sia in cantina. A partire da una filosofia legata alle rese basse: non si superano mai i 50 quintali per ettaro, mentre per il vigneto del Baffo Nero (Merlot in purezza) si arriva addirittura ai 25 quintali per ettaro.

I vini in degustazione

I vini in degustazione

C’è anche un vino bianco: in questa zona non può mancare il Vermentino, annata 2017, che è un vino estremamente pulito, piacevole, fresco e sapido.

Il primo dei rossi è il Poggio alla Guardia Vigne Alte 2015 (40% Sangioveto, 30% Merlot, 25% Cabernet Sauvignon e 5% Syrah) che è molto esuberante, un po’ scomposto, ma comunque piacevolmente fruttato e speziato.

Il secondo step è rappresentato da Ornello 2015 (40% Sangioveto, 20% Merlot, 20% Cabernet Sauvignon e 20% Syrah): ottimo vino, dove il Syrah mostra tutte le sue caratteristiche speziate, quasi piccanti, che vanno ad amalgamarsi a una bella frutta matura e a un tocco di erbaceo.

Le Sughere di Frassinello 2015 è il passaggio successivo, che affina per almeno 12-14 mesi in barriques di secondo e terzo: metà Sangioveto, e parti uguali di Merlot e Cabernet Sauvignon portano ad avere un vino opulento, pieno, ricco, ma con un finale sapido e tannico: un vino in divenire.

Il Rocca di Frassinello è il vino più significativo dell’azienda: in questo caso la percentuale di Sangioveto sale al 60%, con Merlot e Cabernet Sauvignon al 20% ciascuno: 18 mesi barriques, 60% legno nuovo, e una struttura molto importante. L’annata 2015 è fortemente giovane, ma ha una lunga strada (e vita) davanti a sé. Un vino complesso e ancora tannico, ma che è esuberante e scalpitante. L’annata 2006 (che era la terza vendemmia per questo vino) è la riprova della longevità di questo prodotto: il tannino si smussa, diventa più gentile e meno aggressivo, il naso ha un’evoluzione piacevole dove la parte aromatica di Merlot e Cabernet viene superata da sentori terziari, esaltando la balsamicità e mantenendo un’ottima eleganza.

Il Baffo Nero è un Merlot in purezza

Il Baffo Nero è un Merlot in purezza

Si chiude con il Baffonero 2015, Merlot in purezza, che esalta le caratteristiche del vitigno, mantenendo quella balsamicità che è un po’ il filo conduttore della produzione aziendale.

Pericle Paciello e una sorpresa conclusiva: il vino secondo la ricetta degli etruschi di 3.000 anni fa

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Un’ultima annotazione: nella proprietà aziendale, oltre a due laghi e a una riserva di caccia, c’è anche una necropoli etrusca, aperta e visitabile, ristrutturata alcuni anni fa. Un legame con il passato che si può notare anche in cantina, dove è stata realizzata una mostra. E dove, magari, potreste anche assaggiare il vino come si faceva al tempo degli etruschi: anche questa è un’esperienza.


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