I vini della Maremma alla ricerca dell'eleganza. Con la firma del mare

La Toscana emergente ed eterogenea: a Maremmachevini 35 aziende hanno mostrato buona qualità e voglia di crescere

06-06-2018

La Maremma Toscana, zona vitivinicola emergente: si cerca di puntare sull'eleganza

Per certi versi i vini della Maremma Toscana possono essere paragonati alle sfilate della Settimana della Moda di Milano. Un paragone ardito, probabilmente. Se nelle sfilate il filo conduttore è la ricerca dell’eleganza, con una grande varietà di stili, sfumature e colori, in Maremma ci troviamo di fronte alla stessa propensione alla finezza, in una differenziazione di vitigni unica, ma con la firma, sempre presente, del mare.

Un assaggio delle potenzialità di questa splendida zona è arrivato da Maremmachevini, la manifestazione giunta alla sua terza edizione e organizzata dal giovane (nato nel 2014) Consorzio di Tutela dei vini della Maremma Toscana.

Il direttore Luca Pollini e il presidente Edoardo Donato, Conzorzio di Tutela vini della Maremma Toscana

Il direttore Luca Pollini e il presidente Edoardo Donato, Conzorzio di Tutela vini della Maremma Toscana

Sono stati 35 i produttori che hanno presentato i propri vini, con una grande varietà di vitigni e di tipologie. Come spiegato anche dal direttore Luca Pollini, una delle caratteristiche della Maremma è l’eterogeneità dei vini: «Se in Toscana l’88% dei vini prodotti è rosso, qui scendiamo al 67%, mentre il 28% è bianco e il 5% è rosato». Il rosato solo 5 anni fa era allo 0,5%.

La zona di produzione è quella dell’intera provincia di Grosseto, per circa 450mila chilometri quadrati, con 8.750 ettari vitati, 1.720 dei quali dedicati alla doc Maremma Toscana. Si parla di circa 5,7 milioni di bottiglie e, come fa notare ancora Pilloni, c’è un incremento interessante delle tipologia Bianco (+17,44%), Cabernet Sauvignon (+26,98%) e Merlot (+56,49%), mentre il Ciliegiolo resta pressoché immutato e rappresenta la quinta tipologia più imbottigliata della Doc.

I banchi d'assaggio a Maremmachevini

I banchi d'assaggio a Maremmachevini

Per quanto riguarda i vitigni, è interessante notare come il Sangiovese resta il primo vitigno della zona, con 4.192 ettari (48,4%), ma non si tratta di un’egemonia assoluta come avviene in quasi tutto il resto della Regione.

Dietro ci sono il Cabernet Sauvignon (9,1%), Vermentino (8,1%) e Merlot (6,9%). Ma le varietà presenti sono tantissime: Ciliegiolo, Chardonnay, Viogner, Pinot Grigio, Aleatico, Malvasia bianca di Candia, Pugnitello, Trebbiano Toscano, Petit Verdot, Ansonica, Montepulciano, Sauvignon, Teroldego, Malbech, Malvasia nera, Syrah, Alicante, Canaiolo nero, Colorino.

L'ingresso della manifestazione

L'ingresso della manifestazione

Questo per far capire come non esista “il” vino, ma “i” vini della Maremma Toscana. Il comune denominatore, in tutti i casi, è il mare: la vicinanza al Tirreno comporta un’influenza indiscutibile, un piccolo tesoro che i produttori devono saper sfruttare come caratteristica unica per i propri vini.

Ma torniamo al concetto di partenza: la ricerca di eleganza. Tutti i produttori che credono in questa denominazione sembrano aver preso quella strada.

Non c’è da imitare nessuno, in tal senso: la vicina Bolgheri è, invero, lontana per quanto riguarda le complessità, ma i vitigni internazionali (Cabernet Sauvignon e Merlot nello specifico) in Maremma possono dare una verticalità interessante.

Dall’altra parte il Vermentino, in questa zona, diventa unico: l’idea è quella di non forzarlo eccessivamente sulla parte dell’aromaticità “a tutti i costi”, ma trovare una sempre maggiore profondità. Il vino bianco (non solo il Vermentino) deve essere un’opportunità per la Maremma, evitando che si trasformi in un vino banale da abbinare al pesce, costruito solo per i ristoranti turistici che si riempiono nel periodo estivo.

La masterclass con dieci vini rappresentativi della produzione maremmana

La masterclass con dieci vini rappresentativi della produzione maremmana

La varietà e la complessità della Maremma si è oltretutto manifestata in una masterclass, condotta dal bravissimo Alessandro Scorsone, dove è stato possibile degustare 10 Maremma Toscana Doc differenti: Ansonica 2017 "Santa Lucia" dell’Azienda Santa Lucia, Vermentino 2017 "Marmato" di Terre dell’Etruria, Vermentino 2017 "Pagliatura BIO" di Fattoria di Magliano, Rosato 2017 "Anna's Secret" di Val di Toro, Ciliegiolo 2017 "Capoccia" dei Vignaioli del Morellino di Scansano (con il 15% di Alicante), Rosso 2017 "Essentia Naturae" Senza solfiti di Frantoio La Pieve (Sangiovese 50%, Cabernet Sauvignon 30%, Petit Verdot 20%), Rosso 2015 "Altana" di Muralia (100% Sangiovese), Syrah 2014 "Galfridus - Selezione del Saggio" di De Vinosalvo, Alicante 2013 "Miosogno" di Capua Winery (Alicante 85%, Colorino 15%) e Merlot 2013 "Messiio" di Fertuna. Tutti vini perfettamente in linea con questa ricerca di eleganza (in alcuni casi trovata, in altri ancora “in divenire”), e con questa “aria di mare” come fattore comune. Tra questi, ne segnaliamo uno che ci ha convinto: il Sangiovese di Muralia è un vino che deve ancora smussare un po’ gli spigoli, ma che è indubbiamente piacevole, con un rapporto qualità-prezzo imbattibile.

Il direttore Luca Pollini con i vini della masterclass

Il direttore Luca Pollini con i vini della masterclass

La conclusione è affidata al presidente del consorzio, Edoardo Donato: «La nostra varietà è la nostra forza. La nostra azione di promozione tende a esaltare la complessità della Maremma Toscana nella sua interezza, come territorio, valorizzando e unendo le diversità, ricercando sinergie e collaborazioni con le altre denominazioni toscane e provinciali, per condividere gli elementi di interesse, di riconoscibilità capaci di attrarre gli amanti del bello e del buono di tutto il mondo; creare occasione di scambio genera cultura e la cultura genera consapevolezza. Consapevolezza che la forza, la bellezza e la qualità del nostro territorio non ha uguali».

Paesaggio, cultura, buoni vini. La Maremma può emergere.


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